Agenda Digitale. I piani dei gestori consentono all’Italia di raggiungere gli obiettivi UE 2020?

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di Tiziano Aceti

Presentato a Palazzo Chigi il rapporto “Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide” che raccoglie le indicazioni per quel che riguarda la banda larga e ultra larga. Lo scorso novembre il presidente del Consiglio Enrico Letta ha commissionato a Francesco Caio (Commissario di Governo per l’attuazione dell’Agenda Digitale) la stesura del documento. Il Commissario si è servito della collaborazione di un piccolo gruppo di esperti internazionali. Il rapporto si basa sull’ osservazione dei piani di investimento dei gestori italiani di telecomunicazioni. Troviamo a comporre il gruppo di esperti internazionali: J.Scott Marcus, Direttore alla WIK (Germania), membro del Comitato Scientifico della Florence School of Regulation (Italia) e già funzionario senior della FCC (USA) e Gerard Pogorel, Professore Emerito di Economia a Telecom Paris Tech.

La finalità del documento, alla luce dei piani di investimento, è stata quella di verificare le possibilità dell’Italia sugli obiettivi prefissati per il 2020 dall’Unione Europea, nel più ampio ambito dell’Agenda Digitale, in materia di copertura e penetrazione della rete in banda larga e ultra larga. Nello specifico il rapporto intende rispondere alla domanda: I piani dei gestori consentono all’Italia di raggiungere gli obiettivi UE 2020?

Il rapporto parla di un “cauto ottimismo” dato anche dal fatto che “gli operatori hanno piani concreti per raggiungere l’obiettivo di copertura del 50% circa della popolazione con tecnologia FTTCab/VDSL2 entro il 2017 circa”. Si parte comunque dagli obiettivi prefissati dall’ Unione Europea che indicano: entro il 2013, accesso della totalità della popolazione alla banda larga base; entro il 2020, accesso a servizi a banda larga in grado di raggiungere velocità fino a 30 Mbps per il 100% della popolazione e entro il 2020, almeno la metà della popolazione dovrebbe essere abbonata ad un servizio a banda larga ultra-veloce in grado di raggiungere una velocità di almeno 100 Mbps.

Se la copertura di rete in banda larga base fissa copre circa il 98% (lordi) delle unità abitative, con 2 milioni di linee che non sono raggiunte, è sul versante delle reti di nuova generazione che l’Italia risulta essere evidentemente in ritardo rispetto al resto d’Europa. Nel rapporto si legge: “l’arretratezza dello sviluppo della ultra broadband si riflette nelle rilevazioni comparate delle prestazioni di rete che collocano la banda erogata nel nostro Paese tra le più basse in Europa e nel Mondo”. Si raccomanda inoltre un “forte, sostenuto e continuo impegno del Governo italiano” senza il quale si ritiene che gli obiettivi indicati dell’Europa non potranno essere “completamente raggiunti”.

Si segnalano, a riguardo, le azioni che dovrebbero essere intraprese: monitoraggio dei piani degli operatori; utilizzo dei piani strutturali dell’UE per assicurare a tutta la popolazione l’accesso alla rete a 30 Mbps entro il 2020; misure per ottimizzare gli investimenti e misure per intervenire sul ritardo della domanda per i servizi a banda larga, considerando i programmi di alfabetizzazione digitale dell’ Agenda Digitale italiana.

Il presidente del Consiglio ha rilevato come “serva una forte accelerazione” per alimentare lo sviluppo della banda larga sottolineando, inoltre, come sia necessario l’apporto sia dei privati che “devono fare gli investimenti” e sia della parte pubblica che “deve costruire una matrice di impegni vincolanti e di obiettivi”.

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