BPJ. Zaino in spalla. Azioniamo i giovani

di Eloisa De Felice

Jablunkov, Repubblica Ceca. Innegabilmente, oggi, abbiamo a nostra disposizione una miriade di media. Inimmaginabili, fino a qualche tempo fa. Veri e propri strumenti connettori, come vuole l’etimologia. Ma allora perché non usarli di più? Perché non rompere, con coraggio, il muro che divide i cittadini da quello delle notizie? Dal basso, è possibile cambiare le cose. Evidentemente, prendendo sulle spalle una grossa responsabilità. Ma è assolutamente fattibile. Gli eventi della primavera araba sono qui a dimostrarlo.

Così, un gruppo di giovani, 30 in tutto, provenienti da 6 Nazioni europee, Olanda, Polonia, Italia, Repubblica Ceca, Slovenia e Spagna, hanno scelto di confrontarsi sulle possibilità che apre un approccio, quello del BPJ, ovvero Backpack Journalism (http://bpjournalism.eu/). Per una settimana, workshop, seminari, dibattiti, lavori pratici e teorici, analizzando e approfondendo opportunità. Il tutto grazie al supporto del programma europeo Youth in Action, a cura dell’EACEA – Education, Audiovisual and Culture Executive Agency.

Sembra, infatti, assolutamente archiviato il tempo nel quale bastava lamentarsi dell’informazione tradizionale, quale parziale e tendenziosa. Come, del resto, la società multimediale e 3.0 sembra già in procinto di abbandonare, non sopportandolo più, un uso sciocco dei vari social media, quale quello di continuare a postare foto di gatti, nelle posizioni più assurde. Queste azioni non hanno più senso, ne per il singolo, ne per la società complessa di cui facciamo tutti parte. Occorre fare molto di più. Come ha chiarito una delle partecipanti: “Adoro le finestre. Veramente! Mi permettono di entrare in qualunque posto dove mi chiudono la porta in faccia. Solo la gente ‘normale’ usa le porte. E io amo non essere ‘normale’!”.

Ma occorre fare attenzione. L’idea non è quella di affossare il giornalismo, ancor di più, con nuovi profili low cost per gli editori. L’obbiettivo è creare una rete di giornalisti, ovvero persone con elevati skill nel settore e proporre un network di giornalismo partecipativo che fa eco a cittadini più critici e propositivi, allo stesso tempo. Pensando, tra l’altro, ad usare tutto questo, volendo, anche all’interno di NGO e associazioni no-profit con il chiaro scopo di diffondere meglio, non solo il loro lavoro, ma anche un approccio europeizzante ed inclusivo.

La foto proposta è un collage realizzato da alcuni dei ragazzi, all’ interno di uno dei workshop di fotografia

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