Paolo Virzì presenta: la 31a edizione del Torino Film Festival

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di Beatrice De Caro Carella

Tff31: Festa Mobile, Europop, After Hours, TffDoc, Italiana Corti, Big Bang TV, Onde, E intanto in Italia, Spazio Torino, Torino Film Lab, New Hollywood. 12 sezioni tematiche in 9 giornate per un totale di ben 185 visioni, distribuite in 12 sale, tutte limitrofe, raggiungibili a piedi, con una proiezione ogni quarto d’ora, in qualsiasi fascia oraria, e senza intermezzi, dalle 9 del mattino alle 10 di sera.

Il Torino Film Festival è un Festival per giovani. O quantomeno così sembra, anche se appassiona in tanti, anche “non addetti”, curiosi o semplici appassionati d’un cinema differente. Più ricercato, a volte dimenticato, esotico, premiato altrove ma non a volte in sala. È un Festival che richiede energie. Tante, ma soprattutto ben dosate. E certamente, come dicevamo, attira tanti giovani: studenti di cinema che come api al miele approfittano d’un offerta sorprendente ad un prezzo veramente irrisorio.

In questi tempi difficili per l’economica della cultura, l’affluenza in sala è il secondo dato di realtà che stordisce e rincuora: tempi di attesa infiniti (da calcolarsi col dovuto anticipo) un po’ di caos sparso per le classiche file “all’italiana” (ovvero masse dal profilo informe che si auto-smistano una volta giunte a destinazione) e tanti, tantissimi volti che ricorrono tra una proiezione e l’altra, entrano ed escono dalle sale, per reimmergersi, un racconto visivo dopo l’altro, nella magia senza tempo del cinema con la maiuscola.

È la cuccagna del cinefilo, dunque, che aspira idealmente alla sua maratona no-stop giornaliera, gustando un po’ di tutto e fin dalle prime ore d’apertura dei cancelli.

La sezione “in concorso” è per la verità forse la più esigua. Figurano due soli italiani: Pif al suo debutto cinematografico con La mafia uccide solo d’estate, un film dolorosamente siciliano e dai toni insoliti, e Federico Ferrone con Il treno va a Mosca ricordo cinematografico montato in raw footage d’una generazione piena di illusioni destinate a sfaldarsi. Accompagnano la selezione in gara, tra gli altri, il francese 2 Automnes 3 Hivers, di Sébastien Betbeder romanzo di formazione generazionale, sull’amore e sulla vita, dai toni più che delicati, sviluppato con ironia e qualche azzardo “registico-compositivo” (che pure va in favore d’una sua fresca originalità). La pellicola strizza l’occhio alla Nouvelle Vague, tra citazioni esplicite e in sottotesto.

Tra gli altri si attendono con ansia:

–  Le proiezioni di Gran Piano, un thriller spagnolo con la voce di John Kusack nel ruolo di co-protagonista malvagio, in lotta con la pulsione musicale del protagonista Elijah Wood.

–  ll remake de Le Grand Seduction, bizzarro e frizzante film francese del 2003 stavolta diretto da Don McKellar e interpretato dall’irlandese Brendan Gleeson.

–  Per gli amanti dell’horror a episodi, V/H/S/2, un collage americano in found footage, girato e scritto a più mani, che si pronostica essere un delirante e ironico miscuglio di splatter e gore.

 – Per la sezione Bing Bang TV, sarebbe da non perdersi la prima italiana di House of Cards, dramma di successo e creazione originale Netflix, la piattaforma video on-demand più famosa del web, mentre incuriosisce la proposta di una nuova miniserie UK intitolata SouthCliff. Scritta da Terry Gilliam, della trama solo si sa che c’è una strage senza precedenti di cui è protagonista una piccola cittadina, e da lì solo il mistero della sue drammatiche conseguenze.

Inutile perdersi, in chiusura, nella sezione New Hollywood, talmente folta e interessante da divenire quasi impossibile consigliarne dei titoli anziché altri. Figurano classici come Easy Rider e L’ultimo spettacolo, Un uomo da marciapiede, e Medium Cool accanto a pietre miliari come Woodstock, e meno conosciute pellicole di Sidney Pollack (Non si uccidono così anche i cavalli?) altri titoli di Bogdanovich (Targets) e un George Lucas inedito al grande pubblico, con il fantascientifico e orwelliano THX 1138. E poi ancora Sisters di Brian De Palma, California Split di Robert Altman, Night Moves e Bonny e Clyde di Arthur Penn.

Di certo, sia per chi se lo viva, sia per chi ne senta parlare, il programma del Torino Film Festival è una bella guida alla visione, disponibile online e in un comodo PDF. Per costruirsi ognuno, di questi tempi di magra, il suo palinsesto TV. Le vie del web, per nostra fortuna, sono infinite. Per il resto, per gli inediti e le ultime uscite, basta tenere d’occhio la sala, e le recensioni dal Festival.

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