Testaccio: uno spazio sospeso tra i cocci del monte e la movida romana

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 di Annalisa Gambino

Camminando per le vie del Testaccio, si avverte quasi un senso di sospensione temporale. Un paese all’interno della città capace di conservare la semplicità di uno stile di vita lontano dai ritmi frenetici della metropoli.

Il nome Testaccio ha un’origine storica che condiziona tutte le attività del quartiere – deriva dal latino testae (cocci) dal monte di circa 35 metri su cui sorge. Si tratta di un antico accatastamento di anfore provenienti dalla Spagna, il cui contenuto era l’olio. Queste anfore venivano svuotate, tagliate a metà e ordinate sistematicamente in gradoni. Un anziano incontrato sulla piazza, precisa che non si trattava di una discarica vera e propria ma, di un modo funzionale per organizzare lo spazio. All’ interno dei muri perimetrali fatti dai pezzi di anfora venivano conservati gli alimenti perché riparati dal calore come in un frigo naturale. Per ragioni di sicurezza e igiene, il monte è stato ricoperto di cemento costituendo l’odierna altura.

Entrando in uno dei locali che sono sorti ai piedi del monte è possibile osservare, attraverso una vetrata, l’interno di cocci del monte. Da quando il monte è stato chiuso (circa 30 anni fa) sono sorti locali notturni, oggi molto frequentati dalla movida romana e la violenza nel quartiere è aumentata. Questo perimetro, allora epicentro di osterie popolari e baretti, è oggi mal visto in quanto porta alla ribalta «farabutti e m’briaconi dell’altri quartieri» protagonisti di risse e accoltellamenti.

I testaccini ricordano con nostalgia un altro luogo di incontro depredato del quartiere, il mercato: vero e proprio centro di aggregazione nel quale tutti si conoscevano e dove si andava, oltre che per la spesa, a fare una girata. È proprio questa dimensione corale quasi irreale che trasuda piazza Santa Maria Liberatrice.

Sono le 17 e gli anziani frescheggiano seduti sulle panchine, i bambini giocano, un gruppo di extracomunitari beve birra. Si ha la sensazione che nessuno sia impegnato in qualcosa di urgente, tutto scorre lentamente come nelle ore di siesta in un paesino spagnolo. L’attuale mercato sorge poco lontano da quello originale e si presenta moderno e spazioso con un grande parcheggio. La scelta di rinnovare il mercato ha lasciato sbigottiti gli abitanti più anziani non soddisfatti della nuova ubicazione e, perché a detta di molti, «è costato un sacco di soldi che potevano essere spesi meglio».

Il contrasto tra tradizione e innovazione è il filo rosso che lega le zone del quartiere e, si manifesta soprattutto nell’area dell’ex mattatoio dove muri fatiscenti e decorati da murales e graffiti sono accostati alle moderne architetture della succursale del M.A.C.R.O (museo di arte contemporanea) e di una sala congressi ancora inutilizzata. Il grande spiazzo è inoltre la nuova sede della facoltà di architettura di Roma Tre. Nonostante la creazione di ristoranti biologici e centri culturali, il progetto di riqualificazione del mattatoio, non decolla. Non convince totalmente perché appare disarticolato e stona di gran lunga con l’architettura storica del resto del quartiere.

Per volere della Sopraintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, i lavori di rinnovamento sono fermi a causa della scoperta di numerose testimonianze archeologiche nel sottosuolo. I resti, che rendono orgogliosi gli abitanti del quartiere, sono disposti in attesa di essere musealizzati qua e là senza un ordine preciso. Adagiati quasi per caso allo stesso modo della struttura circolare in acciaio leggero del gasometro. Questi elementi architettonici scoordinati tra loro -i reperti, i cocci, i muri scritti, i locali notturni, il nuovo mercato, i padiglioni universitari – incrementano la sensazione di smarrimento spazio-temporale come in un paesaggio di De Chirico.

Tuttavia, a tenere unite le anime dei testaccini è l’amore per la Roma. Poco lontano dal monte dei cocci ha sede il primo campo della squadra costruito nel 1929, che ha ospitato la A.S Roma fino al 1940. Quest’area, oggi ridotta ad una discarica a cielo aperto, doveva diventare un centro sportivo polivalente di cui Testaccio ha estremo bisogno. Un punto di riferimento per i bambini e i ragazzi della scuola calcio costretti a fare allenamento e  partite altrove. Il presidente del circoletto di calcio, un simpatico signore “caciarone” racconta di come il circolo sia famoso in tutta la città. Giovani romani e anche stranieri si accalcano nella piccola stanza davanti a un proiettore per seguire tutte le partite della magica. Insieme si disperano ed esaltano condividendo la stessa fede calcistica. A detta dei frequentatori del circolo, in tutto il rione, l’unico laziale è il parroco e, « per forza di cose è tollerato a malincuore».

Fuori dagli itinerari più famosi della capitale e orgoglioso della sua frastagliata identità, il Testaccio racchiude il massimo dell’autenticità romana rimanendo forse uno degli ultimi luoghi non omologati al turismo. Ed è tra i palazzoni periferici del Testaccio che Elsa Morante è vissuta fino all’età di dieci anni. «Solo chi ama conosce» recita una targa in via Amerigo Vespucci dove ha abitato la scrittrice. E nell’errare senza meta tra via Marmorata, il Lungotevere e ponte Silicio sembra di rivivere le scorribande dei protagonisti della Storia in «in libera uscita nel quartiere Testaccio e dintorni».

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2 thoughts on “Testaccio: uno spazio sospeso tra i cocci del monte e la movida romana

  1. Ciao, se non lo avessi già letto – anche se il titolo dell’articolo sembra una parafrasi del mio primo capitolo – ti segnalo il mio saggio “Testaccio, da quartiere operaio a village della capitale”, Franco Angeli, Milano, 2012
    grazie per aver parlato così bene del rione.
    Ciao
    Irene Ranaldi

  2. Gradirei precisare alcuni aspetti storici del Monte e del Rione, quindi Le propongo una mia ricerca dlla quale terrò una conferenza il giorno 31 Luglio dalle ore 10 alle 13 presso Porta futuro a Testaccio.
    https://www.portafuturo.it/attivita/monte-testaccio-storia-di-un-monte-artificiale-e-del-suo-rione .
    Le propongo la descrizione di tale mia ricerca.

    Storia di un monte artificiale e del suo Rione

    Giovanni Borgianelli Spina

    “quando il cittadino non conosce la storia della terra dove vive, rimane prigioniero e limitato al povero momento del presente in cui esiste.
    Solo con la conoscenza delle origini del luogo ove risiede,
    quel cittadino è conscio e responsabile della vita che conduce su quella terra;
    la fa sua e la ama”. – Schopenhauer –

    Sono un pensionato romano di Testaccio che, stimolato dalla curiosità di conoscere le origini del proprio ambiente urbano, ha svolto una ricerca storiografica sul Monte de’ Cocci ed il suo territorio.
    Ne è nata una presentazione pdf, di 30 MB, di 106 pagine, tra testo ed immagini.
    Propongo questo mio lavoro alla sensibilità di quanti amano ampliare le proprie conoscenze
    sulla storia del rione Testaccio e, contestualmente, di Roma.
    Tale ricerca, redatta in sole 70 pagine nel Gennaio 2009, l’ho continuamente arricchita di nuovi particolari ed approfondimenti fino ad oggi portandola a 109 pagine.

    Ho già presentato questo lavoro alla Sovraintendenza Speciale per i beni Archeologici di Roma e quella di Ostia, istituzioni culturali ed accademie estere. Ne ho fatto conferenze pubbliche e private, l’ho offerta gratuitamente a tutte le scuole del rione nonché alla Biblioteca Comunale Enzo Tortora di Testaccio, la parrocchia, la libreria Testaccio, ristoranti, negozi e, tramite il “Jumbo Mail”, ad oltre 340 cittadini testaccini, romani e forestieri che me l’hanno richiesta.

    Come si può notare scorrendone l’indice, in calce, la ricerca segue la storia:
    dopo una presentazione fotografica del Monte si parte dalle origini preistoriche di Roma, poi si descrive il commercio della Roma Repubblicana ed Imperiale, la navigazione mercantile marittima e fluviale e le relative esigenze portuali, la costruzione ed il trasporto delle anfore e la struttura costruttiva del Monte.

    Poi si analizza l’evoluzione dell’uso del Monte dopo la caduta dell’Impero Romano: dalle cruente corride del medioevo, le Ludi Testaccie del rinascimento, alle feste carnevalesche barocche fino ai Baccanali sette-ottocenteschi nei Prati del Popolo Romano illustrate nelle stampe del Pinelli.

    La costante presenza del Monte nelle storiche piante o “Vedute” di Roma.
    La millenaria tradizione religiosa che, il Venerdì Santo, adotta il Monte Testaccio nel ruolo di Monte Golgota. L’uso ed il riuso delle grotte sottostanti il monte fin dal XVII secolo.

    Altre presenze archeologiche ed architettoniche: il Porticus Aemilia, l’Arco di San Lazzaro, il Bastione di Papa Paolo III (Alessandro Farnese) e la polveriera pontificia.

    Dal 1870/71, con Roma capitale d’Italia, si narra l’industrializzazione del nuovo quartiere Ostiense e la nascita urbanistica del Rione XX neoproletario e solidale.
    Quindi il Mattatoio, la creazione della cucina Romana ed il Campo di calcio della Roma.
    Una sintetica storia del Cimitero Acattolico e del Monte nel II dopo Guerra fino al
    nuovissimo mercato coperto che include il futuro museo diffuso come risorsa culturale del rione. Per concludere il panorama dal monte, un calendario degli eventi geologici, romani e del Rione ed
    una comparazione demografica, al censimento del 2001, tra Roma il Centro storico e Testaccio.
    In ultimo le fonti: per la parte archeologica sono debitore della ventennale campagna di scavi delle università di Barcellona, Madrid e Roma nonché degli archivi storici e musei di Roma e Ostia ed altre città portuali. Parte delle immagini sono mie fotografie mentre il resto deriva dai siti web e dai libri che ho indicato.

    Vi piace l’idea di scoprire le peculiarità di un monte artificiale unico al mondo?
    Sono disponibile ad offrirvi, gratuitamente, il “file” per tutti gli usi divulgativi che gradirete farne. Vi basterà un computer in cui scaricare il “file” in pdf.
    Dispongo anche di una versione bilingue: italiano ed inglese.
    Ora siete liberi di chiederlo al mio indirizzo: e – mail: giovanni.borgianelli@alice.it
    Ve lo spedirò tramite “Jumbo mail” di Libero al vs. indirizzo elettronico.
    Resto pertanto in attesa di un vs. gentile contatto. Con ossequi Giovanni Borgianelli Spina

    MONTE TESTACCIO
    Storia d’un monte e del suo Rione
    Immagini attuali del territorio 3 Presupposti della nascita di Roma 11
    Presupposti della nascita del Monte 15 Il Trasporto delle merci 17
    Le cause della nascita del monte 34 La Struttura costruttiva del monte 44
    Riutilizzi del monte nel Medio Evo 47 Ludi, Tauromachia e Palio nel XVI sec. 50
    L’arco di San Lazzaro e La Colonnella 56 Il Monte nel paesaggio dell’urbe 60
    Le Grotte ed i Prati del Popolo romano 67 Il cimitero acattolico 70
    Gli esordi del rione nel 1870 73 Il Mattatoio 1889-1891 81
    La cucina testaccina 85 La storia recente del Monte 87
    Le nuove prospettive per il futuro 98 Panoramiche dal monte 103
    Calendario degli eventi del territorio 105 Analisi demografica 106
    Le Fonti 109

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