Dipalo scrive a don Cozzi di Libera: “Lo Stato deve decidere da che parte stare” nella lotta alla mafia

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Pubblichiamo la lettera che il testimone di giustizia Francesco Dipalo ha inviato al vicepresidente di Libera don Marcello Cozzi, rispondendo all’invito dello stesso a partecipare alla “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” che si terrà a Firenze il prossimo 16 marzo.  Apprendiamo, inoltre, dall’account facebook di Francesco Dipalo che lo stesso, con la sua famiglia, sembra essere in procinto di tornare ad Altamura. Questo il testo del post pubblicato ieri 12 marzo sulla sua bacheca facebook: 

Io e la mia famiglia siamo in procinto di tornare ad Altamura, non ci garantiscono più la tutela in località segreta e hanno scaricato la responsabilità ad altri organi istituzionali. Vedremo! Don Marcello Cozzi vicepresidente di Libera, mi aveva invitato a partecipare alla giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si terrà a Firenze, avevo chiesto di essere autorizzato a parteciparvi, MAI AVUTO UNA RISPOSTA. Preferisco affrontare le persone che ho denunciato e le loro famiglie che mi vogliono morto piuttosto che continuare ad essere umiliato da uno stato che ci abbandonato al nostro destino.

Ed ancora, oggi sempre su facebook, Francesco aggiunge:

Da martedì mattina piazzerò una tenda sotto la procura di Bari e ci rimarrò sino a quando verrà garantita la tutela per me e per i miei famigliari così come previsto per coloro che rendono testimonianza contro le mafie.

Invitiamo, come abbiamo fatto ripetutamente nei giorni scorsi in occasione delle proteste clamorose di Francesco, le istituzioni e le autorità competenti a intervenire e a rispondergli, garantendo l’incolumità sua e della sua famiglia di ritorno, sembra, in Puglia. Infine, invitiamo la stampa a dar diffusione alla vicenda di Francesco rappresentativa di quella di molti altri testimoni di giustizia. (va)

Lettera aperta a Don Marcello Cozzi, vicepresidente di Libera.
Caro Don Marcello,

ti ringrazio per avermi chiesto di essere al vostro fianco alla “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” che si terrà a Firenze, ma mi hanno negato l’ autorizzazione a partecipare.
Il mio cuore è comunque con Voi. Avrei voluto abbracciarti, avrei voluto abbracciare Don Ciotti, avrei voluto vivere la straordinaria partecipazione di migliaia di giovani che credono in un futuro libero dalle mafie. Ma lo Stato me lo ha impedito. Quello stesso Stato a cui ho affidato il mio destino quando ho deciso di denunciare i miei estorsori, quello stesso Stato che ha calpestato la mia dignità di uomo, di marito, di padre e di imprenditore, quello stesso Stato che ci ha costretto all’isolamento sociale.
Mio caro Don Marcello, pensavo di aver vinto la mia guerra nei confronti dei delinquenti che ho denunciato nel momento in cui sono stati rinviati tutti a giudizio, ma la realtà e diversa perché la guerra l’hanno vinta loro quando hanno avuto la consapevolezza che da quando ho denunciato è stata distrutta la mia vita e che sono rimasto un uomo solo.
Pensavo di avere al mio fianco un forte alleato nelle mie battaglie contro l’organizzazione criminale, ovvero lo Stato, ma in realtà lo Stato si è alleato a loro fornendogli armi potenti per annientare me e tutti coloro che come me hanno denunciato.
Le armi fornite dallo Stato alle mafie sono la burocrazia, una classe dirigente corrotta e a volte collusa, una giustizia lenta e inefficiente, politici che cercano di delegittimare quei magistrati coraggiosi che fanno il proprio dovere sino in fondo anche quando nelle loro inchieste sono coinvolti uomini delle Stato, e potrei continuare con un lungo elenco.
Mio caro Don Marcello io il mio dovere da cittadino onesto l’ho fatto sino in fondo, l’ho fatto con la consapevolezza che non bisogna piegarsi alle logiche perverse della criminalità organizzata. Ora è lo Stato che deve decidere da che parte stare.
Con affetto
Francesco Dipalo
Testimone di Giustizia

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