Un CLIQ per la certificazione dell’italiano. Intervista a Monica Barni dell’Università per Stranieri di Siena

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di Laura Guadalupi

CLIQ è l’acronimo che sta per Certificazione Lingua Italiana di Qualità, ovvero il nuovo sistema unificato che certifica la conoscenza dell’italiano per stranieri. L’Associazione CLIQ è nata ufficialmente poche settimane fa, al termine di un incontro tra il Ministro degli Affari Esteri, Giulio Terzi, e i rappresentanti dei quattro enti certificatori della conoscenza dell’italiano L2: Massimo Vedovelli, Rettore dell’Università per Stranieri di Siena, Giovanni Paciullo, Pro Rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, Guido Fabiani, Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre, e Alessandro Masi, Segretario Generale della Società Dante Alighieri.
Per capire meglio di cosa si tratta, abbiamo intervistato Monica Barni, direttrice del Centro CILS (Certificazione di Italiano come Lingua Straniera, ndr) dell’Università per Stranieri di Siena.

CLIQ è valido per attestare la conoscenza dell’italiano, sia come lingua straniera, sia come lingua seconda?

Sì. Le nostre attività, all’interno dell’università e dell’Associazione CLIQ, riguardano la valutazione della competenza linguistico-comunicativa in italiano come L2, quindi indipendentemente dal contesto di apprendimento.

Perché un sistema unificato? E come si concilia, questo, con le certificazioni dei diversi enti? Penso alle varie CILS (Università per Stranieri di Siena), PLIDA (Società Dante), CELI (Università per Stranieri di Perugia), IT (Università Roma Tre).

CLIQ serve per creare una valutazione di competenza linguistica di qualità, i cui risultati siano validi, affidabili e identici in tutte le certificazioni. Queste permangono, ma è importante che vi sia armoniosità fra loro e ciò è possibile grazie a CLIQ, sistema in cui vengono unificati i parametri da valutare.

Può farci un esempio di questi parametri?

Si tratta di parametri adeguati alla lingua italiana e allo spazio linguistico italiano, che definiscono la competenza linguistico-comunicativa in modo comparabile. Ad esempio, cosa significa conoscere l’italiano a livello A1 o A2? Su questo punto c’è tuttora confusione. Oppure, come si può valutare la competenza rispondendo al modello del Quadro Comune Europeo di Riferimento? Ancora, come possiamo fidarci dei risultati di un test? Cercheremo di dare risposte a simili domande, così da sviluppare sempre più la ricerca scientifica anche sul piano della valutazione. Questi sono i nostri obiettivi primari, per arrivare a erogare strumenti adeguati agli utenti.

 L’Associazione CLIQ come centro di ricerca unificato fra i quattro enti.

Esatto, centro di ricerca unificato e di comunicazione per raggiungere ciò che ci interessa: la qualità. Le questioni della valutazione stanno assumendo un’importanza crescente nel nostro contesto educativo e sociale. Implicano tante possibilità per le persone, dall’essere ammesso a un corso di studi, all’ottenere il permesso di soggiorno. Gli effetti positivi di una certificazione di qualità potranno interessare anche l’insegnamento dell’italiano nel mondo e la promozione della nostra lingua, così da evitare gli sbagli fatti nel passato a causa della mancanza di una politica linguistica adeguata alla sua promozione. Nel mondo c’è un numero ancora troppo esiguo di docenti formati per insegnare italiano L2.

A proposito dell’insegnamento, ci sono tante certificazioni, come la DITALS di Siena o la DILS di Perugia. Si sta facendo qualcosa per andare verso un sistema unificato anche nella didattica e per ottenere, ad esempio, la conversione della DITALS, da certificazione culturale qual è, in una vera e propria abilitazione a insegnare, magari nelle strutture pubbliche?

La questione dell’abilitazione non spetta a noi, ma al tavolo della CLIQ parteciperà sicuramente anche il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Come università, ci stiamo battendo da anni per cercare di far capire che la  professionalità del docente di italiano L2 è importante. Se si pensa che nelle scuole le classi sono sempre più multilingue e multiculturali, è necessaria la presenza di esperti che sappiano, da un lato, gestire la pluralità linguistica e culturale della classe, dall’altro lato, insegnare la lingua del Paese e quella del sistema scolastico in cui i ragazzi sono inseriti. Bisogna che queste figure ci siano e siano sempre più formate professionalmente, scientificamente e tecnicamente. Purtroppo, c’è ancora poca consapevolezza della rilevanza del ruolo. Manca un riconoscimento formale, però la società ce lo chiede.

CLIQ può essere un passo in questa direzione?

Certo. Oltre a favorire lo scambio nella comunità scientifica, come in un processo a catena, sicuramente avrà delle ricadute anche nei termini di una maggior coscienza dell’importanza della formazione dei docenti per insegnare italiano L2. Credo sia un passo in avanti verso la promozione di un insegnamento di qualità, dove la figura del docente di italiano L2 venga riconosciuta. Sarebbe auspicabile che si creasse una classe di abilitazione specifica, oppure che all’interno della formazione dell’insegnante d’italiano o di lingua si inserisse questa specificità formativa e professionale.

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