L’Italia del pallone piange Carmelo Imbriani

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di Marco Milan

Ha provato a portare l’ultima sfida almeno ai calci di rigore, ma Carmelo Imbriani da San Giovanni di Ceppaloni (BN) si è fermato ai supplementari. Il linfoma di Hodgkin è stato più forte di lui, la lotta troppo impari, il destino troppo crudele ed impietoso. Se n’è andato così Carmelo, a soli 37 anni, troppo pochi per capire, per accettare, per tollerare.

Nato in uno sperduto paesello del beneventano, Imbriani si fa conoscere a Napoli e nel febbraio del 1994 esordisce in serie A con la maglia azzurra in una sfida che il Napoli perde in casa 2-1 contro il Cagliari. L’allenatore che lo fa debuttare è un certo Marcello Lippi, quello che lo consacra è Vujadin Boskov che nel 1995, allorchè seduto sulla panchina partenopea, ordina al presidente Ferlaino di non acquistare Filippo Inzaghi (mica l’ultimo dei fessi) dal Parma perché tanto a lui va benissimo Carmelo. Non ha mantenuto in pieno tutte le aspettative Imbriani. Ha trovato la sua giusta dimensione da calciatore in serie C, nonostante quando doveva ancora affacciarsi al calcio professionistico, la critica lo avesse eletto come punta di diamante del Napoli Primavera, alla pari di Totti nella Roma, Morfeo nell’Atalanta e Di Vaio nella Lazio, tutti classe ’76 come Carmelo. Non ha fatto in tempo a capire se fosse tagliato per fare l’allenatore, ma ci stava provando, nella sua Benevento, supportato e coccolato dalla sua gente, là dove era nato, là dove aveva chiuso la carriera nel giugno del 2009 dopo la cocente delusione di una promozione in serie B sfumata sul filo di lana, quand’era lì a un passo, gettata via dal Benevento inciampato sul Crotone nella finalissima dei playoff.

I primi sintomi di una malattia subdola e meschina, il ritiro estivo dei giallorossi abbandonato anzitempo per le cure, un lento decorso, un iniziale miglioramento che gli consente ad ottobre di rilasciare un’intervista in cui tira fuori petto, cuore e grinta e che gli fa dire con fierezza: “Tornerò presto”. Ma la vita non è un film, non esiste sempre il lieto fine. E la vita di Carmelo Imbriani scivola via rapidamente, senza dare il tempo al mondo del calcio di sensibilizzarsi opportunamente nei confronti di un ragazzo sfortunato; quando la serie A comprende la gravità della situazione è ormai troppo tardi. Le magliette a supporto di Carmelo, le dichiarazioni di affetto di calciatori e tifosi, si perdono assieme alle speranze della famiglia Imbriani alla vigilia di San Valentino. Carmelo porta la sfida ai tempi supplementari, nonostante qualche zelante giornalista annunci troppo presto il triplice fischio finale. Ma alle 6:45 di venerdì 15 febbraio, i riflettori si spengono, lasciando spazio a tante parole, al commiato, alla tristezza, all’inevitabile retorica. Domenica 16 allo stadio Santa Colomba si gioca Benevento-Gubbio: emozione sugli spalti e in campo, la squadra lotta per Carmelo e vince 2-1 mantenendo vivo il sogno di accedere agli spareggi per la promozione in serie B, la dedica più bella verso il cielo dove si staglia la sagoma di una nuvola giallorossa.

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