Restart Antimafia. Ecco come riparte la lotta alle organizzazioni criminali

Print Friendly, PDF & Email
Read Time3 Minutes, 21 Seconds

di Lucia Varasano

Restart antimafia. Arriva in un momento particolare l’assemblea congressuale tenutasi al Goethe Institut di Roma, in occasione dei sette anni d’attività dell’associazione antimafie daSud, con la campagna elettorale in pieno, l’annuncio delle candidature politiche dei magistrati Antonio Ingroia nelle liste di Rivoluzione Civile e Pietro Grasso nelle liste del PD, gli inutili provvedimenti sulla corruzione e sull’incandidabilità, l’assenza del tema “mafie” nel bilancio di un anno di governo Monti e le deludenti conclusioni cui è giunta la commissione parlamentare Antimafia di Pisanu, secondo cui, non ci sarebbe stata una vera e propria trattativa Stato-mafia.

Dopo gli scandali che hanno travolto l’intera penisola, l’arretramento del welfare, la poca trasparenza sugli appalti e sulla costruzione delle grandi opere, l’Antimafia diventa “il punto di vista attraverso cui governare, il prerequisito per l’agire pubblico e politico, il modo di leggere i processi sociali ed economici”, secondo daSud. È necessario un nuovo modello di “Antimafia” che nasca dalle sue stesse ceneri, quelle del fronte costruito dopo le stragi del ’92 e di ciò che ne resta, passando attraverso le nuove generazioni di politici, così come è necessario uno stravolgimento degli stereotipi, ed un aggiornamento dell’immaginario delle mafie e dell’antimafia.

Ma da cosa si misura esattamente l’attivismo antimafia? “Fare attivismo antimafia, significa farsi carico della complessità- secondo Celeste Costantino fondatrice di Donne daSud– oggi le mafie sono un caso nazionale, dopo anni in cui si è fatto finta di non vedere e non capire per difendere il buon nome del territorio– continua la candidata nelle liste di Sel- un’attenzione che non è stata la soluzione ma ha che ha solo permesso ai clan di affermarsi sempre di più, clan che al nord sono presenti da trenta quarant’anni”.

“Il fatto che non a Palermo o a Catania, ma che a Roma si avviasse un progetto culturale, con lo slogan “Provincia senza mafia”– racconta Nicola Zingaretti- fu accolto con una certa diffidenza, è stato il segno che esiste una zona ampissima dell’indifferenza rispetto all’esistenza del problema”. Anche se oggi c’è una maggiore consapevolezza su cosa siano le mafie, si sente l’esigenza di una battaglia culturale da intraprendere, che sorpassi i vecchi concetti, penetrando in maniera più realistica all’interno del fenomeno malavitoso. Così come è necessario abbattere il preconcetto secondo cui l’omertà sia una caratteristica solo del meridione e non del nord d’Italia, dove grandi imprenditori non sono stati solo vittime della mafia, ma con essa si sono alleati e fatto profitti (ne è un esempio l’inchiesta Infinito). “L’omertà è merce comune”, sottolinea Enzo Ciconte, uno fra i massimi esperti in Italia delle dinamiche del fenomeno malavitoso, uno che ha pubblicato tra i suoi ultimi volumi “‘Ndrangheta Padana”.

Esiste un problema di tipo culturale, la cattiva politica che sulla mafia non prende posizioni, e fino a qualche tempo fa pronunciare mafia al nord, era un pò come bestemmiare in Chiesa. Così come pronunciare caporalato nel Lazio. Fino a quando dossier, come quello di Amnesty International, hanno portato alla luce che, la questione dei migranti, dei lavoratori in nero ipersfruttati, non fa rima solo con Rosarno, ma anche con Latina. Lo sa bene, Marco Omizzolo di Legambiente Latina, calatosi nei panni del bracciante agricolo tra Sabaudia e Terracina per documentare quello che accadeva nella comunità sikh, dove l’inferno di Rosarno non sembra essere tanto lontano.

Le mafie stanno ovunque, “indossano il cappuccio della massoneria, hanno relazioni con i servizi segreti, stanno nel mondo delle professioni e nell’università, si sono infiltrate nelle forse dell’ordine e nella magistratura, da sud a nord”, sottolinea Danilo Chirico, presidente dell’associazione daSud.

Buona amministrazione, necessità di adottare il Codice etico della Carta di Pisa, giustizia sociale, occupazione e reddito minimo garantito, gestione dei beni confiscati alla mafia per il diritto allo studio, monitoraggio campagne elettorali. Restart Antimafia, parla di tutto questo, getta un punto sul nuovo fronte costituito grazie alla partecipazione della società civile, dai gruppi, le associazioni, i comitati, i rappresentanti delle istituzioni, dai sindacati e cittadini, cercando di riportare il tema delle mafie all’interno del dibattito pubblico e nell’auspicio che torni a far capolino nelle agende di governo.

0 0

About Post Author

0 %
Happy
0 %
Sad
0 %
Excited
0 %
Angry
0 %
Surprise

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Social profiles