A spasso nella Parigi di Robert Doisneau

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di Laura Guadalupi

In un angolo del cuore di Roma pulsa il cuore di Parigi. All’unisono, i battiti scandiscono un nome: Robert Doisneau, uno dei più grandi fotografi francesi che, innamorato di Parigi, l’ha rapita nel suo obiettivo fino a stringerla a sé in un legame inscindibile. Le pulsazioni si propagano dal Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove, per la prima volta in Italia, è ospitata fino al 3 febbraio 2013 la mostra Robert Doisneau – Paris en liberté. La rassegna antologica comprende oltre duecento fotografie in bianco e nero, scattate da Doisneau nella Ville Lumière tra il 1934 e il 1991.

Come quando si passeggia in piena libertà, senza preoccuparsi del trascorrere del tempo, ci si aggira tra le opere raggruppate secondo un filo conduttore tematico. La predilezione di Doisneau ricade ovviamente sui parigini, sul loro modo di vivere una città dal fascino senza tempo. Ne svela la semplicità della vita quotidiana, il mondo interiore che sta dietro ai gesti e agli sguardi comuni a chiunque, tanto ai passanti sconosciuti, quanto alle celebrità.
Doisneau mostra il lato “umanista” di Parigi, l’autenticità dei sentimenti: la gioia di bambini che giocano per strada, la serenità di due anziani in un parco, l’allegra incoscienza di pedoni che attraversano di corsa il passaggio in Place de la Concorde. Cattura l’istante del famoso Bacio dell’Hôtel de Ville, ruba e restituisce l’alchimia delle coppie innamorate. Poi, con altrettanta sincerità, rivela il lato nascosto del patinato mondo della moda, il dietro le quinte degli atelier, dove gli abiti sono solo pezzi di stoffa da cucire assieme, le indossatrici non sono ancora in posa.

Con la leggerezza di una passeggiata di piacere, Doisneau ci porta nei bistrot,  nelle gallerie d’arte, lungo la Senna, saltellando nello spazio e nel tempo, tra interni ed esterni, centro e periferia, quartieri d’alto borgo e bassifondi. I balzi cronologici rendono ancora più nitida la fotografia di ciò che abbiamo perso nel corso degli anni.
Sembrano quasi irreali le scene di vita domestica di famiglie riunite nei salotti a chiacchierare, con la tranquillità di chi non sa cosa sia la fretta. Sono cambiate le strade, le mode, i ritmi e gli stili di vita, gli edifici. Dove un tempo era facile vedere quello che succedeva nelle case degli altri, oggi sorgono enormi palazzi in vetro, facciate a specchi che, nelle parole del fotografo, sono il “segno di un’architettura del riflesso”, in cui la città è diventata astratta e riflette solo se stessa.

Non si può non sentire in questa osservazione una nota malinconica per tutto ciò che è stato. Lo sguardo romantico di Doisneau su Parigi sembra, infatti, delicatamente velato da una dolce nostalgia, un senso di mancanza per qualcosa di cui è rimasto solo il ricordo. Ed è un’assenza che misteriosamente coinvolge anche chi, quel passato, non l’ha mai conosciuto, ma avrebbe voluto viverlo.

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