Carmela Petrucci e Melania Rea ennesime vittime del femminicidio, un fenomeno da non ignorare

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di Sabrina Ferri

Era il 18 Aprile 2011 e Carmela Rea, detta Melania, veniva assassinata brutalmente con 35 coltellatein un bosco di Ripe di Civitella, nel teramano. A soli 29 anni, Melania, esalava il suo ultimo respiro, lasciando per sempre l’amore più grande della sua breve vita, sua figlia Vittoria, una bambina che presto sarebbe rimasta senza mamma e anche senza papà. Sì, perché quel papà che avrebbe dovuto proteggerla dal dolore incommensurabile di una perdita così grande, in realtà, oggi, è stato condannato all’ergastolo.  Salvatore Parolisi è, secondo il gup di Teramo, il colpevole dell’omicidio della moglie Melania.

E mentre la notizia dell’ergastolo di Parolisi rimbalza sui media, a Palermo, intanto, non si fa altro che parlare di un’altra Carmela. Carmela Petrucci aveva soltanto 17 anni, era una ragazzina con la testa sulle spalle e i sogni di una qualsiasi altra adolescente della sua età. Anche lei, come Melania, è stata uccisa, un uomo le ha soffiato via la vita negandole persino il diritto ad un ultimo sorriso. La piccola Carmela non aveva colpe, voleva difendere la sorella Lucia dalla furia omicida di un suo ex-fidanzato, Samuele Caruso, che, appostato dietro l’atrio di casa Petrucci e armato di coltello, aveva atteso il momento giusto per scaraventarsi contro Lucia. Ma Carmela non poteva assistere inerme all’uccisione della sorella. Così anche per lei sono arrivati i colpi. Lucia si è salvata per miracolo, Carmela invece non ce l’ha fatta.

Ecco che, allora, questi due recenti casi diventano lo spunto per riprendere a parlare di femminicidio. Non omicidio, ma femminicidio, un termine coniato a fronte degli episodi sempre più frequenti di violenza, di qualsiasi genere, sulle donne per mano degli uomini.  Carmela Petrucci è stata, dall’inizio del 2012, la 101 vittima del femminicidio. 101 donne colpevoli di essere donne.

Ma perché una donna deve essere ancora considerata il “sesso debole”? Perché una donna può essere picchiata, uccisa, privata del suo diritto alla vita? Perché una donna trova ancora difficoltà a ricoprire, in ambito lavorativo, posizioni dirigenziali e di alto livello?

Oggi tantissime sono le associazioni e i soggetti che lottano quotidianamente per dire no al femminicidio. La convenzione contro la violenza maschile sulle donne, che sarà presentata il prossimo 25 Novembre alle istituzioni, costituisce sicuramente un punto molto importante che ribadisce come la chiave di contrasto alla violenza sulle donne sia da ravvisarsi non soltanto in un cambiamento radicale di cultura e mentalità, ma anche «nella rappresentanza appropriata delle donne e degli uomini in ogni ambito della società, nell’uso non sessista del linguaggio, anche nei media,  al fine di promuovere un rapporto rispettoso e un livello di potere equo tra donne e uomini,  nell’intervento delle Istituzioni che non possono lasciare le cittadine e i cittadini sole/i davanti a un tale fenomeno».

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