Amministrative 2012 – Intervista a Mario Cito, candidato a sindaco di Taranto

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di Pierfrancesco Demilito

Nel ballottaggio tarantino a sfidarsi per diventare primo cittadino sono Ippazio Stefàno, candidato di centrosinistra sostenuto da Pd, Sel, Idv, Udc, Api, Udeur, e Mario Cito, candidato della lista civica At6 sostenuto da La Destra e da Fiamma Tricolore. I due sfidanti si sono confrontati raramente sia sui media locali che su quelli nazionali e così il nostro giornale ha deciso di intervistarli entrambi (leggi anche l’intervista a Stefàno).

Mario Cito è il figlio del più famoso Giancarlo, ex sindaco di Taranto ed ex deputato, attualmente in carcere per scontare una condanna a 4 anni per corruzione. Al primo turno ha raccolto il 18,93% delle preferenze e al secondo turno parte in svantaggio rispetto a Stefàno che ha raccolto il 49,52% dei voti.

Cito, al primo turno avete portato a casa un ottimo risultato. Se lo aspettava? Sì me lo aspettavo e anzi credevo che avremmo raccolto anche qualche voto in più. In ogni caso il nostro obiettivo era raggiungere il ballottaggio, ci siamo riusciti e siamo soddisfatti. Durante queste settimane stiamo lavorando per cercare di far tornare la gente alle urne. Non hanno votato 65 mila persone. Quello che noi chiediamo a tutti è di tornare a votare, per decidere loro stessi il futuro della città.

Non vi siete apparentati con nessuno. Come mai? Abbiamo deciso di non apparentarci con nessuno perché le alleanze andavano fatte al primo turno. Sono stato contattato da alcuni dirigenti provinciali e regionali del Pdl ma la mia gente non vede di buon occhio quel partito.

Dunque il Pdl era favorevole all’apparentamento e invece voi noi? In realtà il Pdl si è spaccato. Alcuni erano per l’alleanza e altri no.

Con Condemi (candidato del Pdl fuori dal ballottaggio) ha parlato? No, parlare con Condemi non mi interessa. A me interessa parlare con il Pdl e abbiamo imparato che in quel partito parlare con il singolo esponente non serve a nulla, bisogna parlare con chi decide.

E chi è che decide? Raffaele Fitto.

Dunque è stato Fitto a non volere l’apparentamento? No, assolutamente. Fitto ha grande stima nei nostri confronti, siamo stati noi. Come ho già detto le alleanze bisognava farle al primo turno.

A prescindere dal risultato del ballottaggio, la maggioranza dei consiglieri sarà di centrosinistra. Sarà difficile governare in caso di vittoria? Questa è un’eresia, una voce messa in giro dal centrosinistra per poter dire che se vincessimo non potremmo governare. E’ previsto un premio di maggioranza per chi vince e il Consiglio di Stato, nel 2011, ha emesso una sentenza in cui afferma che l’assegnazione del numero di consiglieri viene determinato dopo il ballottaggio. (NdR il Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, però, all’art 73 recita “Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al secondo turno, alla lista o al gruppo di liste ad esso collegate che non abbia già conseguito, ai sensi del comma 8, almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempreché nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate al primo turno abbia già superato nel turno medesimo il 50 per cento dei voti validi”. E la lista che sostiene Stefàno ha raccolto, al primo turno il 54,98% dei voti).

E’ vero che in caso di vittoria offrirebbe a Bonelli l’assessorato all’ambiente? Io non offro a Bonelli la carica di assessore all’ambiente. Io offro quella carica alla coalizione degli ambientalisti, saranno loro a dirmi chi dovrà entrare in giunta.

E se gli ambientalisti accettassero la vostra proposta e scegliessero Bonelli? Ne prenderei atto, non farei nessuna opposizione. Questo permetterebbe agli ambientalisti di avere le carte in regola per iniziare una vera battaglia ambientale in città. Se rifiutassero, dovrei pensare che quella non era una vera battaglia a favore dell’ambiente ma una battaglia combattuta per ambizioni personali.

Nella scorsa intervista ha azzeccato il pronostico dicendo che il Pdl non avrebbe superato il 12% e che voi sareste andati al ballottaggio. Oggi che pronostico fa? Il ballottaggio è un’elezione a sé. Tante volte abbiamo visto ribaltare il risultato del primo turno. Oggi Stefàno non può più contare su un esercito di partiti e di uomini, oggi la gente deve mettere la croce su Stefàno e noi abbiamo visto tante schede senza la croce su quel nome. Io sono ottimista.

Qual è, secondo lei, la differenza principale tra Mario Cito e Ippazio Stefàno? L’azione e la presenza sul territorio. Stefàno è invisibile. Noi con lui non siamo mai riusciti a confrontarci, neanche durante questa campagna elettorale.

Eppure l’amministrazione Stefàno, in questi ultimi cinque anni, ha parlato con At6. Un vostro consigliere è stato nominato nel Cda di una municipalizzata. Non era una sorta di apertura al confronto? Sì era un’apertura ma favorita dal fatto che noi eravamo il primo partito in città e lui ha ritenuto opportuno dare visibilità a quell’elettorato. E’vero all’inizio il dialogo con Stefàno c’è stato ma si è sgretolato nel tempo.

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