Il terrorismo oggi: tra cellule autonome e mass media

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di Sabrina Ferri

Parlare di terrorismo internazionale significa, spesso, mettersi a confronto con una realtà estremamente complessa e diversificata. Significa fronteggiare caparbiamente un fenomeno silenzioso ed invisibile capace di muoversi e progettare nella tela dell’illegalità. Terrorismo è anzitutto un nemico da combattere. Ma per muoversi lungo la linea d’attacco non basta saperlo vivo e presente, occorre conoscerne le dinamiche, la struttura, le potenzialità.
Comprendere il terrorismo oggi è il titolo dell’incontro tenutosi lo scorso 16 novembre presso l’associazione culturale “361°Biblioteca-archivio Michele Marotta” con lo scopo di approfondire il “fenomeno”, rivendicare una cultura della conoscenza ed invitare l’opinione pubblica a rimanere vigile e a non abbassare la guardia.

TRA SOLDI E NUOVI ASSETTI – «Oggi la linfa vitale dell’organizzazione terroristica è il finanziamento. Senza, l’organizzazione non esiste». Esordisce così il Magg. Francesco Zamponi, dello Stato Maggiore della Difesa. Un finanziamento finalizzato non tanto all’atto terroristico quanto piuttosto alla sopravvivenza dell’organizzazione stessa. Questi capitali sono un motore, uno strumento capace di soffiare ossigeno e di far funzionare la cellula.
Ma riferirsi ad un solo terrorismo equivale a definire il concetto in modo aberrante. Si dovrebbe, forse, parlare di terrorismi, che nascono e si sviluppano in diversi contesti. «Oggi ogni organizzazione si muove sparsa sul territorio in modo autonomo. Inoltre in questi anni è cambiato anche l’assetto delle organizzazioni. In passato infatti si aveva a che fare con una struttura di tipo verticistico, nella quale bastava andare a colpire in alto per buttar giù anche le cellule di secondo e terzo grado. Oggi ci si ritrova di fronte ad una struttura orizzontale dove, invece, ogni cellula è autonoma» conclude il Magg. Zamponi.

Muovendo da tale logica, dinanzi a forme di terrorismo per così dire “rinnovate“, occorre sposare un approccio olistico, muoversi all’interno di un fitto sistema di conoscenze. Come sottolineato dal prof. Alessio Piccirilli, appartenente alla Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza, «si ha necessità di integrare i saperi, di sviluppare un approccio olistico, completo. Conoscere le logiche del nemico è importante per poterle combattere. L’alternativa è la non conoscenza».

TERRORISMO MEDIALE – Oggi però, ciò che preoccupa maggiormente, sono le “nuove forme” di terrorismo, in particolare quelle che nascono e si sviluppano attraverso l’utilizzo dei mass media. La tecnologia diventa allora la grande madre di ogni cellula in grado di partorire e proiettare in diretta l’atto eversivo in ogni angolo del mondo.
Basti pensare all’11 settembre. Perchè l’attentato fu compiuto di giorno e non di notte? «Le due torri – spiega il dott. Arije Antinori dell’Università La Sapienza di Roma – avevano un circuito di videosorveglianza costante. L’attentato fu fatto nelle ore del giorno proprio perché il mondo potesse vedere il gesto». Ecco che allora il terrorismo si trasforma in altro, in un vero e proprio progetto politico, un terrorismo che è sempre più rappresentazione di se stesso e che sfrutta i mezzi di comunicazione per generare terrore ed indurre alla paura.

IL LATO SOCIOLOGICO – Terrorismo che è anche, secondo quanto detto dal generale Francesco Lombardi, del Centro Militare di Studi Strategici, «un fenomeno sostanzialmente sociologico». Sociologico proprio perché capace di incidere sulle masse e sui comportamenti di alcuni individui per raggiungere, infine, i propri perversi obiettivi.

foto di: americanistadechiapas on flickr

 

 

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