Dimissioni di Berlusconi. Un Paese diviso e le manifestazioni “inopportune”

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dal canale Youtube di DirettaItalia

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di Pierfrancesco Demilito

“Ho troppa stima dell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare contro i propri interessi”. Con queste parole, nell’aprile del 2006, si rivolse agli elettori di sinistra Silvio Berlusconi. C’è poco da stupirsi, dunque, se una parte di quei “coglioni” sabato scorso ha deciso di scendere in piazza per festeggiare le dimissioni di quel Presidente del Consiglio che così tanto ha contribuito ad accendere i toni del dibattito politico. Berlusconi ha trasformato la politica italiana in un referendum continuo sulla sua persona, e sabato chi ha sempre risposto NO a questo referendum ha tirato un sospiro di sollievo. Bisogna ricordare, però, che il berlusconismo e tutt’altro che finito, che il Paese assiste al disfacimento di una intera classe politica ed è al centro di una tremenda crisi economica. Prima che davvero ci sia motivo di festeggiare dovrà passare ancora molto tempo.

Nei giorni a seguire numerosi analisti, sui media nazionali, hanno paragonato la gente in piazza a quella folla che, il 30 aprile del 1993, attese Bettino Craxi fuori dall’Hotel Raphael e che tentò una vera e propria aggressione al leader socialista. Altri hanno visto in quella piazza una similitudine con la scena finale del Caimano, il film di Moretti dedicato alla storia di Silvio Berlusconi. Altri ancora, esagerando oltremodo, hanno cercato il confronto con l’esposizione del corpo ormai senza vita di Benito Mussolini a Piazzale Loreto.

Ma nonostante la benzina gettata spesso sul fuoco da Berlusconi, anche quando ricopriva incarichi istituzionali e dunque di responsabilità, e nonostante i paragoni elencati poco fa, la gente radunatasi al Quirinale non ha provocato nessun disordine e nessuna violenza, eccezion fatta per qualche monetina lanciata dall’autodenuciatosi Gianfranco Mascia – noto esponente del Popolo Viola – che ha cercato l’ultima estrema provocazione, risultando decisamente fuoriluogo. Le manifestazioni di sabato scorso sono state festose ma certamente pacifiche.

Premesso questo è doveroso precisare che le manifestazioni sono apparse, anche a chi berlusconiano non è, decisamente esagerate. Passeggiando tra quella gente festante si aveva l’impressione che si stesse esultando per la fine di una dittatura. E’ vero, in questi anni si è spesso paragonato il berlusconismo a una dittatura ma questo non vuol dire che fosse davvero così. Quella dittatura non c’è mai stata. Berlusconi, in questi diciassette anni, ha raccolto un grande consenso nel Paese e se ha ricoperto l’incarico di Presidente del Consiglio lo ha fatto perché ha raccolto più voti (in alcuni casi molti più voti) della coalizione che lo affrontava.

Per questo ho trovato fuori luogo e un po’ offensivo uno dei cartelli più fotografati di Piazza del Quirinale. C’era scritto: “oggi è il 25 aprile”. Una frase offensiva nei confronti di chi una dittatura vera l’ha conosciuta, nei confronti di chi per un ventennio ha sopportato violenze, morte, fame e guerra, nei confronti di chi all’epoca decise di modificare radicalmente il corso della propria vita per resistere a chi aveva cancellato la democrazia e gettato il Paese in una tremenda tragedia.

Berlusconi ci lascia un paese diviso, probabilmente la politica non dovrà più confrontarsi con lui ma non potrà fare a meno di confrontarsi con quei tanti italiani che in questi anni lo hanno sostenuto e votato, con quei giovani che il giorno dopo le proteste antiberlusconiane si sono radunati a Palazzo Grazioli per esprimere la loro vicinanza al Cavaliere. Se è vero, insomma, che si sta cercando di cambiare l’Italia non si dimentichi di cambiare anche gli italiani e di riportare il confronto politico su un sentiero percorribile da tutti.

Fonte foto: European Peoples Party on Flickr

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