L’Italia e il clima che verrà: intervista a Vincenzo Ferrara

di Vincenza Nacucchi

Non si arresta l’ondata di maltempo che si sta abbattendo sull’Italia e che nei giorni scorsi ha colpito con maggiore intensità la Liguria e la Toscana. Dopo l’alluvione che si è verificata su Genova, altri nubifragi hanno scosso la città e l’unità di crisi della Protezione Civile ha dato lo stato di allerta 2. Ma la poggia non è caduta solo sul capoluogo ligure.

LA DENUNCIA – Nel dossier di Legambiente “Frane e alluvioni: disastri innaturali” si fa il punto sulle zone in cui si sono verificate le conseguenze peggiori. Oltre alla Liguria, dove sono state colpite anche la provincia di La Spezia e le Cinque Terre, si sono registrate esondazioni nel Piemonte, in Val Bormida e in Val Pellice. L’allerta per la piena del Po sta preoccupando le città di Torino e Alessandria mentre, spostandoci verso Sud, ci sono stati allagamenti e esondazioni anche nel napoletano e nella provincia di Matera. Ora il maltempo sembra investire la Sicilia, dove violenti nubifragi stanno interessando in particolare le province di Messina, Catania e Enna.

Da Nord a Sud è evidente che il clima nella nostra Penisola sta cambiando. Abbiamo fatto il punto della situazione con Vincenzo Ferrara, esperto climatologo dell’ENEA, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’Energia e lo Sviluppo Economico Sostenibile.

Gli eventi che hanno colpito i giorni scorsi soprattutto la Liguria e la Toscana si possono definire eccezionali o in Italia si sta assistendo ad un vero e proprio cambiamento climatico?

I cambiamenti riguardano tutto il pianeta, non solo l’Italia. Stiamo assistendo ad un cambiamento climatico globale che si manifesta in modo diverso da zona a zona. In generale la caratteristica principale è quella di un aumento dell’intensità dei fenomeni estremi, come l’intensificazione degli uragani, dei temporali, delle piogge e l’alternanza di ondate di caldo e di freddo, di periodi di siccità e di forti piogge. Questi cambiamenti climatici sono collegati all’energia dell’atmosfera. Il clima è l’equilibrio energetico tra l’energia che arriva dallo spazio, essenzialmente dal Sole, e viceversa da quella che dalla Terra parte verso lo spazio. A parte l’aumento di temperatura che in Italia non è molto rilevante, questa estremizzazione dei fenomeni atmosferici si verifica con piogge molto intense che avvengono in periodi limitati e stanno diventando negli ultimi anni sempre più frequenti, causando problemi.

Si può dire che il clima in Italia si sia tropicalizzato?

In Italia la fascia tropicale si sta allargando verso Nord di 100-120 km, il Mare Mediterraneo è più caldo ma non penso si possa parlare di “clima tropicale”. Per clima tropicale si intende sei mesi caldi e sei mesi di pioggia e noi non siamo ancora a quei livelli, ma al contempo i cambiamenti in Italia ci sono e sono evidenti. Quella che stiamo vedendo in questi giorni è una situazione che diventerà la normalità e con cui dovremo imparare a convivere, così come i giapponesi convivono con i terremoti e gli americani con gli uragani. Non si può tornare indietro e dovremo necessariamente trovare una soluzione, adattarci a ridurre l’impatto di questi fenomeni.

Quali sono le misure che si possono adottare per far fronte a questa emergenza climatica?

Si deve parlare di misure di adattamento e di un nuovo utilizzo del territorio e delle risorse naturali. L’intensificazione dei centri abitati, l’abusivismo e l’abbandono delle campagne hanno portato ad un irrazionale scempio del territorio. Bisogna ripensare adesso al concetto di città e ad uno sviluppo urbano equilibrato. Per quanto riguarda la sicurezza nel breve periodo bisogna progettare validi sistemi di sorveglianza e di allarme dei fenomeni atmosferici estremi. Ma per un sistema di emergenza che funzioni per il futuro, c’è bisogno di una ripianificazione del territorio a lungo periodo, tenendo conto dei rischi vecchi e nuovi al fine di ottenere più sicurezza. Si parla sempre più frequentemente di smart cities e resident cities: dobbiamo guardare a modelli di città sostenibili ed intelligenti. Da una parte le città devono diventare il più efficienti possibile, riducendo le emissioni di carbonio, i rifiuti e l’inquinamento. La gestione ottimizzata delle risorse energetiche e le emissioni zero servono per ridurre le cause dei cambiamenti climatici. Dunque bisogna puntare a: efficienza dal punto di vista energetico, risparmio e riciclo. Dovrà essere questo il nostro obiettivo. D’altra parte le città dovranno essere residenti, poco vulnerabili. Dobbiamo iniziare ad attrezzarci perché l’Italia è in ritardo da questo punto di vista mentre, nel resto d’Europa, si sono già consolidati piani di prevenzione e di adattamento del territorio.

Qual è il contributo che sta dando l’Enea?

L’Enea ha fatto da focal point per le Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. L’impegno dal punto di vista scientifico è sempre presente, ma affinché ci sia un punto di svolta queste misure devono essere attuate dalla Pubblica Amministrazione. Innanzitutto c’è poca informazione, in Italia ancora non si parla di piani di adattamento. Il rischio è che, passata l’emergenza, tutto torni come prima.

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