Amarcord: la beffa mondiale del Marocco

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Esistono partite indimenticabili, incontri che nella mente dei tifosi restano impresse per sempre, indelebili in ogni frammento. Questo capita tanto per le vittorie e quanto per le sconfitte, perché alcune sfide sono talmente storiche da segnare in un senso o nell’altro il destino di una squadra e del suo pubblico. Un giorno da ricordare, nel bene e nel male, per la nazionale marocchina è il 23 giugno 1998 quando la compagine maghrebina passò in un attimo dall’euforia alla delusione più cocente.

Il Marocco che si appresta a disputare le qualificazioni per i mondiali francesi del 1998 è una nazionale ambiziosa, determinata e vogliosa di rivincite dopo le mancate qualificazioni a due edizioni della Coppa d’Africa e l’eliminazione al primo turno di Usa ’94. Il commissario tecnico è il francese Henri Michel che ha a disposizione un organico pieno di talento e dotato anche del classico temperamento nordafricano; le stelle sono perlopiù in attacco dove brilla Mustapha Hadji che possiede doti tecniche eccellenti ed è in corsa per il Pallone d’Oro africano che effettivamente poi conquisterà. Da tener d’occhio anche le altre punte, Salaheddine Bassir che gioca in Spagna nel Deportivo La Coruna, e Abdeljalil Hadda che presto raggiungerà il compagno nella Liga accasandosi allo Sporting Gijon. In porta c’è Driss Benzekri, considerato uno dei migliori portieri del continente africano, in difesa ecco Rachid Neqrouz che in Italia è già conosciuto militando da una stagione nel Bari. I favori del pronostico vengono rispettati da un Marocco che supera agevolmente il suo girone di qualificazione conquistando 16 punti su 18 (unico pareggio in casa del Ghana) e staccando il biglietto per la Francia il 26 aprile 1997 dopo l’1-0 conquistato in Sierra Leone ed un raggruppamento dominato e chiuso con 9 lunghezze di vantaggio sulla stessa Sierra Leone e ben 10 sul Ghana.

Attorno alla nazionale marocchina c’è interesse, gli esperti parlano di possibile squadra rivelazione perché i talenti in rosa sono diversi e perché la formazione sembra ben assemblata da Michel. Il sorteggio, poi, pare tendere una mano ai maghrebini che vengono inseriti nel Gruppo A assieme ai campioni del mondo uscenti del Brasile, alla Norvegia e alla Scozia; nessuno lo dice apertamente in Marocco, però l’impressione generale è che potesse andar peggio e la sfortuna catapultare la nazionale nordafricana in un girone di ferro. Le possibilità di qualificazione agli ottavi di finale, invece, appaiono discrete perché, Brasile a parte, le altre due rivali non sembrano inferiori al Marocco, anzi, la Norvegia ha buoni calciatori ma non grande qualità generale, mentre la Scozia è un gruppo anziano che pare destinato alla fine di un ciclo come hanno confermato anche i non eccellenti Europei in Inghilterra di due anni prima. I pronostici, insomma, parlano di un Brasile favoritissimo e di un apparente equilibrio per il secondo posto che vale l’altra qualificazione agli ottavi, col Marocco un soffio avanti per via di un attacco potenzialmente esplosivo. L’attenzione è tutta rivolta verso Mustapha Hadji, capelli lunghi e ricci, raccolti in una coda, estro e fantasia da vendere, continuità tutta da trovare, anche se in una vetrina affascinante come quella mondiale un calciatore simile è da considerarsi una risorsa importantissima per una nazionale media come il Marocco.

L’esordio della squadra di Michel avviene la sera del 10 giugno 1998 a Montpellier contro la Norvegia ed è la seconda partita in assoluto della manifestazione dopo che nel pomeriggio il Brasile ha battuto per 2-1 la Scozia, un risultato non certo indigesto né per il Marocco e né per la Norvegia, consapevoli entrambe che vincendo metterebbero un bel vantaggio nella corsa alla qualificazione. E’ una partita piacevole quella dello stadio della Mosson, davanti a 30.000 spettatori per la gran maggioranza marocchini; i colpi di Hadji sono eccezionali, il numero 7 della nazionale maghrebina danza col pallone fra i piedi e fa ammattire i difensori norvegesi, costretti ad arrendersi al 38′ quando il talento del Marocco scappa via sulla sinistra palla al piede, addormenta il suo diretto marcatore con un paio di finte, si porta il pallone sul destro e batte il portiere con un tiro secco rasoterra, poi corre ad esultare come un invasato, rincorso da tutti i compagni. Marocchini e norvegesi sono agli antipodi, come tipo di calcio (frizzante, aggressivo e scorbutico quello degli africani, compassato ed ordinato quello scandinavo) e come cultura, tanto che quando la Norvegia pareggia a fine tempo grazie ad una goffa autorete del mediano Chippo, l’esultanza è tutt’altro che smodata. Nella ripresa il Marocco attacca sin da subito e al 60′ trova la rete del 2-1 con l’altro attaccante Hadda che, lanciato sulla destra, entra in area e insacca la palla con una bordata potentissima. Ma è destino che i marocchini non riescano a tenere il vantaggio nonostante l’evidente dominio territoriale: 60 secondi dopo, infatti, la Norvegia batte una punizione dalla destra, Benzekri afferra la palla ma non riesce a trattenerla, il più veloce di tutti è il difensore Eggen che la spinge in porta per il 2-2 che non cambierà più. Dopo una giornata, la classifica recita: Brasile 3, Marocco e Norvegia 1, Scozia 0.

La nazionale marocchina è delusa da quella prima partita dominata ma dalla quale ha ricavato soltanto un punto, proprio alla vigilia della sfida più difficile del girone, quella contro il Brasile. Il 16 giugno a Nantes si sfidano Brasile e Marocco, la gara viene presentata come impari, del resto i brasiliani sono la nazionale più forte del mondo, anche se in molti pensano che i nordafricani possano rendere la vita più complicata del previsto ai verdeoro. Non sarà così, però, perché il Brasile evidentemente la partita fra Marocco e Norvegia l’ha vista bene e l’ha capita: i sudamericani bloccano da subito le folate di Hadji e Bassir che contro i norvegesi avevano duettato arrivando in porta con tre passaggi, rendendo così quasi inoffensivi gli avversari. Al resto pensa il super attacco brasiliano che colpisce dopo appena 9 minuti col gol di Ronaldo, poi nel secondo tempo ecco anche le reti di Rivaldo e Bebeto per un 3-0 confezionato già al 50′. Le recriminazioni stavolta sono poche per Michel, anche se pure stavolta il comportamento del portiere Benzekri non è stato irreprensibile e l’estremo difensore sembra essere andato molle ed in ritardo su almeno due delle marcature brasiliane. Nell’altra partita, intanto, Scozia e Norvegia hanno pareggiato per 1-1, alleviando leggermente l’umore dei marocchini, ancora in grado di giocarsi la qualificazione nell’ultima giornata, in quanto la classifica dice che il Brasile con 6 punti è già agli ottavi, la Norvegia è seconda a 2, mentre Marocco e Scozia chiudono a quota 1. Potenzialmente sono ancora tutti in corsa per il secondo posto, ma i norvegesi appaiono svantaggiati dal calendario che li costringe a battere il Brasile che sarà pure già qualificato e già certo anche del primo posto, ma che appare troppo forte per cadere contro una semplice buona squadra come quella scandinava.

Alla vigilia dell’ultimo turno, insomma, Marocco e Scozia sanno di avere a disposizione un’occasione più unica che rara, ovvero vincere lo scontro diretto ed avere mezza qualificazione in tasca perché il successo della Norvegia sul Brasile viene considerato improbabile. Nel pomeriggio del 23 giugno 1998 si completa il Gruppo B, vinto dall’Italia col Cile al secondo posto, che andrà ad incrociare il Gruppo A agli ottavi dove la sfida sudamericana fra Brasile e Cile è già certificata e con l’Italia ad attendere il suo avversario. Marocco-Scozia, dunque, interessa tanto anche in Italia, al punto che sia la Rai che TeleMonteCarlo (le emittenti che detengono i diritti di trasmissione dei mondiali francesi) dedicano alla sfida ampio spazio ed accurati approfondimenti sulle due nazionali, tralasciando o quasi quelli sulla Norvegia, considerata ormai quasi fuori dalla corsa alla qualificazione. E’ evidente, insomma, che Marocco-Scozia sia un autentico spareggio per il secondo posto nel girone, partita in cui è vietato pareggiare e, naturalmente, sbagliare. Le quote mettono il Marocco leggermente favorito, con la Scozia più dietro e la Norvegia con a disposizione pochissime percentuali di qualificazione, nonostante sia la nazionale seconda in classifica e dunque l’unica a potersi permettere di giocare solo per sé senza doversi preoccupare dei risultati altrui come sono invece costretti a fare marocchini e scozzesi, obbligati a vincere e a sperare nel successo del Brasile o al massimo nel pareggio.

Chi pensa di assistere ad una gara equilibrata allo stadio Guichard di Saint Etienne rimane deluso, perché il Marocco parte a spron battuto e dà immediatamente la sensazione di averne assai di più di una Scozia spenta, troppo lenta rispetto ai dinamici e scattanti avversari. Dopo 22 minuti Bassir raccoglie un lancio del centrocampo, entra in area dalla sinistra ed esplode un bolide che il portiere a malapena vede insaccarsi alle sue spalle: 1-0 per il Marocco, risultato con cui si va anche al riposo, mentre a Marsiglia Brasile e Norvegia sono ancora sullo 0-0. Neanche il tempo di capire se nell’intervallo ci siano stati cambi che il Marocco ha già raddoppiato: è il 46′, infatti, quando Hadda scatta verso la porta scozzese e, pressato dal recupero della difesa, prova un velleitario pallonetto di esterno destro che sembra facile preda del portiere britannico Leighton. Sembra perché all’estremo difensore la palla sfugge come una saponetta e si dirige maligna verso la rete, anche se Leighton prova maldestramente a rincorrerla, finendo però in porta assieme alla sfera: 2-0, partita in archivio e qualificazione quasi in cassaforte per il Marocco, anche perché da Marsiglia non arrivano notizie ed il pareggio promuove i nordafricani. La squadra di Michel amministra il doppio vantaggio, i tifosi armeggiano con le radioline e guardano il cronometro in attesa che passi il tempo, mentre in Italia qualcuno ripensa al film di Aldo, Giovanni e Giacomo “Tre Uomini e una Gamba”, uscito 6 mesi prima al cinema e in cui i tre protagonisti sfidano in spiaggia un gruppo di marocchini con la celebre battuta “Ce la giochiamo a pallone, Italia-Marocco“. Tutti, però, sembrano aver fatto i conti senza l’oste.

Dal torpore generale, ecco la bomba da Marsiglia: al 78′ il Brasile è passato in vantaggio con Bebeto! Euforia alle stelle per il Marocco, i tifosi in tribuna non stanno più nella pelle, si agitano, sventolano al cielo le bandiere rosse con la stella verde, mentre i calciatori di Michel si scambiano occhiate gioiose. Come se non bastasse, all’84’ arriva pure il 3-0 dei maghrebini firmato da Bassir che chiude definitivamente la contesa di Saint Etienne e sposta tutta l’attenzione sulla gara di Marsiglia. Passa un minuto ed ecco che la Norvegia pareggia con Flo; l’1-1 garantisce ancora al Marocco la qualificazione, ma qualora i norvegesi dovessero passare in vantaggio, allora a passare il turno sarebbero proprio i nord europei che ad inizio serata erano già secondi in classifica. Gli attimi che si susseguono sono elettrizzanti: a Marsiglia la Norvegia si riversa in massa nella metà campo brasiliana e di colpo tutti si accorgono che il Brasile è abbastanza demotivato, rintuzza gli attacchi alla bene e meglio, sparacchia il pallone in calcio d’angolo con sufficienza. A Saint Etienne, invece, la partita finisce e i calciatori marocchini aspettano in campo le ultime concitate fasi dell’altra sfida, attendendo il verdetto finale e la sentenza che dirà se il prossimo viaggio sarà proprio verso Marsiglia dove si sta compiendo anche il loro destino, oppure direttamente verso casa.

Il 90′ sta quasi per scoccare al Velodrome di Marsiglia quando la Norvegia tenta uno dei suoi ultimi assalti per vincere la partita: dalla sinistra parte un lungo cross indirizzato al centravanti Flo che dall’alto dei suoi due metri di altezza è il chiaro riferimento in area di rigore. L’attaccante viene marcato dal difensore brasiliano Junior Baiano e finisce a terra; la sensazione generale è che si possa proseguire, ma l’arbitro statunitense Baharmast indica a sorpresa il dischetto del rigore. Lo stupore è enorme, Baiano prova a discolparsi ed effettivamente le immagini sembrano dargli ragione in quanto Flo va a terra senza motivi apparenti, ma il VAR non esiste ancora ed il direttore di gara è inflessibile, mima anche il gesto di una trattenuta, confermando in pieno la sua decisione. Forse a Saint Etienne non lo sanno ancora, di sicuro lo sanno i tifosi davanti al televisore, ma quello che si sta materializzando è sicuramente un destino beffardo ed atroce per i marocchini. Il rigore lo batte Kjetil Rekdal, il centrocampista d’ordine della Norvegia, il cervello della squadra, calciatore tecnico e uomo di ghiaccio, accanito giocatore di poker e dunque anche ottimo calcolatore. Il norvegese guarda a lungo Taffarel, portiere del Brasile, a cui un’intera nazione chiede il miracolo della vita; ma la freddezza di Rekdal è indistruttibile, il tiro del centrocampista è forte, preciso ed angolato, Taffarel indovina l’angolo, si allunga ma nulla può e la Norvegia ribalta incredibilmente il risultato e le sorti della qualificazione. A nulla serve l’estremo tentativo del Brasile di agguantare il 2-2 perché al 93′ la punizione bomba di Roberto Carlos è tutt’altro che irresistibile, il portiere scandinavo si accartoccia, blocca la palla e poi esulta coi compagni al fischio finale. Per la Norvegia è la prima volta agli ottavi finale dei mondiali, per il Marocco è una beffa dolorosissima, in tanti piangono in campo, mentre molti tifosi sugli spalti si coprono il volto con le bandiere per la disperazione.

Il Marocco esce dai mondiali del 1998 con un rammarico enorme e dopo aver cullato per un’intera serata il sogno di proseguire l’avventura e ritrovarsi agli ottavi di finale. Qualche tifoso scozzese prova a consolare i rivali, gli offre una birra, ma i marocchini sono costretti a rifiutare anche quel palliativo per rispettare il divieto di assumere alcolici, imposto dalla religione islamica. Gli dei, insomma, non hanno assistito il Marocco in quella calda sera di giugno quando un popolo intero si è ritrovato in pochi minuti dal Paradiso all’Inferno, senza avere forse neanche il tempo di capire come e perché. Il 27 giugno 1998 l’Italia batte per 1-0 la Norvegia estromettendo gli scandinavi da Francia ’98, spinta dai tifosi azzurri e probabilmente da tutto il Marocco che ha potuto così lenire in parte una delusione comunque indimenticabile.

di Marco Milan

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