Amarcord: Empoli, quella prima serie A arrivata per caso

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Nel calcio esistono obiettivi programmati da tempo, traguardi da raggiungere ed espressamente richiesti dalle società che investono risorse e denaro per raggiungerli. E poi esistono annate magiche in cui alcune squadre arrivano a risultati insperati e non contemplati inizialmente. All’Empoli di metà anni ottanta, però, non è accaduto né l’uno e né l’altro, nonostante un risultato clamoroso ed inatteso sia arrivato cambiando per sempre la storia del club toscano.

E’ l’estate del 1985 quando ad Empoli viene richiamato come allenatore Gaetano Salvemini, già tecnico degli azzurri qualche anno prima e tornato per sostituire Vincenzo Guerini. L’Empoli è in serie B, pronto a disputare il terzo campionato di fila tra i cadetti a seguito della promozione del 1983, arrivata dopo 33 anni passati in serie C. Gli azzurri hanno faticato il primo anno classificandosi al 16.mo posto e raggiungendo la salvezza, mentre nella stagione successiva l’ottava posizione finale è stata più che dignitosa e la formazione di Guerini aveva messo in mostra anche un bel calcio. Ed ora ecco di nuovo Salvemini, tecnico pragmatico e preparato, a cui la società chiede di migliorare ancora il piazzamento, anche se sembra complicato che la squadra toscana possa ambire a qualcosa in più di una metà classifica. L’organico viene comunque rinforzato e la rosa a disposizione del tecnico appare di buon livello: in porta c’è l’affidabile Giulio Drago, in difesa Gelain e Gori, a centrocampo Della Scala e Urbano, in attacco la coppia formata da Cecconi e Zennaro. L’obiettivo è migliorarsi, dunque, ma la lotta per la serie A appare discorso riservato alle grandi favorite della vigilia, Ascoli, Bologna, Brescia, Cesena, Cremonese e Lazio.

E i pronostici, almeno inizialmente, sembrano essere rispettati: l’Empoli parte al rallentatore, pareggia la prima gara in casa della Sambenedettese e le successive tre contro Palermo, Bologna e Campobasso, quindi perde la quinta in casa contro la Triestina, ottenendo il suo primo successo stagionale solamente alla sesta giornata quando, il 13 ottobre 1985, gli azzurri vincono 3-2 il derby toscano contro l’Arezzo e rischiano pure la beffa nel finale dopo essere stati avanti per 3-0. Il girone d’andata è altalenante per la squadra di Salvemini, in grado di vincere in tutto 5 partite su 19 e rimediare anche qualche sonora batosta, come lo 0-4 di Cremona del 24 novembre. L’Empoli sembra dunque in difficoltà, qualcuno inizia anche a parlare di panchina traballante per Salvemini, ma con l’inizio del girone di ritorno e il passaggio del turno in Coppa Italia contro il Milan, battuto in casa e bloccato sull’1-1 a San Siro, la compagine azzurra sembra trasformarsi: vince 1-0 contro la Sambenedettese, vince in casa col Bologna, quindi, dopo il pari a reti bianche col Campobasso, infila tre successi consecutivi contro Monza, Arezzo e Pescara. La classifica migliora, l’Empoli prova ad inserirsi nella corsa promozione ma stecca le partite decisive contro il Vicenza (0-0 al Castellani), il Brescia (3-0 per i lombardi) e la Triestina, vittoriosa per 1-0 nel confronto diretto al vecchio stadio Grezar di Trieste il 4 maggio 1986.

Sembra la fine del sogno per il piccolo Empoli che, del resto, in serie A non c’è mai stato e probabilmente non crede neanche di poterci andare. La città non è grandissima, il pubblico non così esigente da pretendere quella promozione che non appare davvero a portata di mano dei toscani, anzi, in parecchi ad Empoli sono soddisfatti per un campionato iniziato male e che sta invece terminando con buoni risultati ed una classifica interessante e prestigiosa. La lotta per la serie A è affare per Ascoli, Brescia e Vicenza che stanno dominando il torneo, con la Triestina e l’Empoli subito dietro. Proprio all’inizio di maggio, però, i giornali riportano sinistre voci circa il coinvolgimento di qualche squadra di serie B e di serie C in un nuovo calcioscommesse, forse meno massiccio rispetto a quello del 1980 ma pur sempre in grado di sconvolgere il calcio italiano. L’inchiesta portata avanti dagli inquirenti scoperchia quasi subito la situazione, tanto che il presidente del Vicenza Maraschin ammette che l’anno precedente ha sborsato 120 milioni di lire per vincere le partite contro Asti e Piacenza, decisive per la promozione dei veneti in serie B. La sua idea è accollarsi le responsabilità per il campionato di serie C dell’anno prima, garantendo l’assoluta trasparenza dell’attuale torneo di serie B in cui il Vicenza stesso è ad un passo dal ritorno in serie A. Ma alcune intercettazioni inchiodano lui ed il club biancorosso: è proprio Maraschin, infatti, ad essere riconosciuto mentre al telefono tenta di combinare le partite contro il Monza e, soprattutto, contro il Perugia, tanto che il presidente umbro Ghini confesserà l’illecito.

Il campionato di serie B, intanto, termina e la classifica recita: Ascoli 50 punti, Brescia 47, Vicenza 46, tutte e tre promosse in serie A, anche se sui vicentini pende una spada di Damocle più che pesante. A sperare nella promozione, così, tornano Triestina ed Empoli, entrambe quarte a 45 punti e pronte a giocarsi un clamoroso spareggio estivo in caso di penalizzazione del Vicenza. Ad Empoli nessuno parla, anche se la delusione per aver perso la serie A a causa di espedienti illeciti perpetrati dalle concorrenti è tanta e la società toscana chiede giustizia. Lo scandalo, inoltre, si sta allargando a macchia d’olio e coinvolge diverse squadre di serie B e qualcuna di C1 e C2; l’impressione, dunque, è che le sentenze dei tribunali scompiglieranno le classifiche che potrebbero essere riscritte e rivoluzionate in vista della stagione 1986-87. Empoli e Triestina vanno in vacanza con un punto interrogativo enorme sulla testa, credono di dover giocare lo spareggio, anche perché la penalizzazione del Vicenza appare scontata. Il colpo di scena, però, gela il capoluogo giuliano: da Palermo, infatti, un paio di calciatori della squadra siciliana parlano di combine nella gara di campionato giocata dai palermitani contro la stessa Triestina. Il sospetto cresce, l’inchiesta nominata Totonero-bis cresce, qualche voce tira dentro pure l’Empoli e così è il Bologna, sesto, a sperare nell’incredibile ripescaggio in serie A.

All’inizio di agosto escono le sentenze: il Vicenza viene escluso dal campionato di serie A, alla Triestina viene riconosciuta la colpevolezza e il club viene penalizzato di un solo punto, quanto basta a far fuori i giuliani dalla corsa alla serie A. Niente spareggio, dunque, e l’Empoli viene catapultato in serie A quando i calciatori sono in spiaggia, ormai in vacanza, e quasi non si rendono conto dell’inaspettata promozione, convinti di dover rifare le borse per giocare quello spareggio contro la Triestina che in molti davano per certo con sede già individuata nello stadio Dall’Ara di Bologna e che invece non si giocherà mai. L’Empoli è in serie A, nel 1986 è una notizia incredibile perché il club toscano è lontano dai radar del grande calcio, i puristi storcono il naso, immaginando una retrocessione immediata di una squadra che sarà non solo una matricola, ma anche impreparata a disputare una serie A piovuta dal cielo. “Non hanno neanche lo stadio“, dicono i maligni, soprattutto quelli di altre città toscane, probabilmente invidiose nel vedere il piccolo Empoli affacciarsi per la prima volta nella massima serie. La sentenza d’appello, poi, conferma quella di primo grado e ad Empoli possono festeggiare ufficialmente il primo storico approdo in serie A, un traguardo impensabile, la realizzazione di un sogno che forse neanche il più accanito ed ottimista dei tifosi poteva immaginare. Il presidente Pinzani richiama in sede il direttore sportivo Silvano Bini che dovrà allestire una rosa all’altezza della serie A, pur nel rispetto delle potenzialità economiche del club.

In panchina viene confermato Gaetano Salvemini, mentre la squadra viene rinforzata con gli arrivi in prestito dal Torino del difensore Brambati e del centrocampista offensivo Osio, e dal Napoli dell’attaccante Baiano. Il centravanti Luca Cecconi, capocannoniere empolese dell’anno prima con 7 centri in campionato e 9 in Coppa Italia, viene ceduto al Pisa e sostituito dallo svedese Johnny Ekstrom che arriverà in Toscana nel mercato di novembre. Oltre all’organico, poi, l’Empoli deve risolvere la grana legata allo stadio Castellani perché l’improvviso ripescaggio in serie A ha reso necessaria la ristrutturazione dell’impianto, non idoneo per i parametri della massima serie; i lavori non termineranno prima di ottobre e la società azzurra deve emigrare altrove per le prime gare di campionato. L’esordio assoluto dell’Empoli in serie A, infatti, avviene a Firenze il 14 settembre 1986: c’è un’attesa spasmodica ad Empoli per un debutto da sogno e diversi fiorentini accompagnano quegli inattesi cugini accorrendo allo stadio, forse per ammirare i campioni interisti, forse per omaggiare l’ex Daniel Passarella, passato in estate dai viola ai nerazzurri, forse anche, però, per assistere curiosi a quella matricola che mai prima d’ora ha calcato i campi della serie A. Inutile dire che Empoli-Inter non ha pronostico: allo stadio Franchi ci sono 6.000 empolesi e quasi 20.000 interisti, il divario tecnico fra le due squadre è imbarazzante, così come il monte ingaggi. Ma il calcio, si sa, è lo sport più imprevedibile del mondo e l’Inter, dopo una partenza bruciante ed un paio di miracoli di Drago su Altobelli e Tardelli, si spegne lentamente fino a subire l’incredibile gol dell’Empoli, firmato da Marco Osio, primo calciatore a realizzare una rete in serie A con la maglia azzurra. Il palo di Passarella è l’ultima emozione di una partita dall’esito sensazionale, l’Empoli vince 1-0 e il celebre “Clamoroso al Cibali“, stavolta si trasferisce a Firenze.

L’Empoli passa una settimana sulle prime pagine di tutti i giornali, ma la voglia di stupire è più forte delle possibili vertigini. Domenica 21 settembre, infatti, i toscani vincono 1-0 anche ad Ascoli (rete di Zennaro ad inizio ripresa) e si ritrovano in testa alla serie A a punteggio pieno dopo due giornate. Salvemini non sa quasi cosa dire in sala stampa, balbetta appena che sono punti importanti per la salvezza, ma quasi non lo ascolta nessuno: l’Empoli è in testa alla serie A dopo aver marcito per oltre trent’anni in serie C ed aver vinto la B quasi per caso, chi se ne importa della salvezza in questo momento. Alla terza giornata i toscani cadono a Firenze contro la Juventus, poi perdono a Bergamo, a Torino e in casa (sul neutro di Pistoia) contro il Milan per 3-0, scalando la classifica al contrario dopo la partenza razzo. Il baratro si avvicina sempre di più, l’Empoli sembra aver smarrito baldanza e serenità, perde 3-0 in casa della Sampdoria, poi il 2 novembre inaugura il nuovo e rifinito stadio Castellani contro la Roma, ma sarà un’altra gara disgraziata, persa dagli azzurri per 3-1. Le sconfitte di fila sono 6 e la panchina di Salvemini è a forte rischio, anzi, la partita successiva contro il Verona è descritta da molti come l’ultima spiaggia per il tecnico; l’Empoli, con un sussulto d’orgoglio, batte i veneti grazie al difensore Vertova, quindi, dopo la preventivabile sconfitta in casa del Napoli di Maradona, supera anche la Fiorentina nel sentito derby di Toscana, deciso dal primo gol italiano di Ekstrom. Una rete di Baiano al 90′, poi, permette all’Empoli di espugnare Avellino nella prima gara del 1987 giocata al Partenio il 4 gennaio; i toscani sembrano in grado di combattere con le altre nella lotta per non retrocedere. A dare una mano alla squadra di Salvemini, inoltre, ci sono i 9 punti di penalizzazione dell’Udinese, altro strascico dello scandalo dell’estate precedente, e che toglie di fatto un posto coi friulani pressoché condannati già a metà torneo.

A preoccupare, semmai, in casa empolese è un attacco tremendamente sterile: gli azzurri segnano col contagocce, hanno la prima linea più anemica della serie A e riescono a segnare più di una rete in una singola partita solamente nel 2-0 inflitto al Torino il 1 marzo. La lotta con Atalanta e Brescia è serrata, l’Empoli non va oltre lo 0-0 casalingo contro i bergamaschi e fa lo stesso contro i bresciani alla quart’ultima giornata. La sconfitta per 3-0 rimediata a Udine la settimana successiva sembra condannare la formazione di Salvemini, battuta anche in casa dall’Avellino nel penultimo turno. Alla vigilia dell’ultima giornata la classifica dice che il Brescia sarebbe salvo con 22 punti e che Empoli ed Atalanta sarebbero retrocesse con 21 insieme all’Udinese, ormai già in B da tempo. Alla squadra toscana non resta altro da fare che vincere a Como e sperare in risultati benevoli dagli altri campi; ci vuole un miracolo, in sostanza, anche se l’Atalanta gioca a Firenze e il Brescia in casa della Juventus. L’Empoli fa una fatica immane a creare occasioni da gol, nonostante le due rivali stiano perdendo entrambe; la panchina incita i calciatori azzurri a spingersi in avanti, la salvezza è a un tiro di schioppo ma le difficoltà davanti alla porta sono palesi. Al minuto 66, però, ancora Osio si conferma l’uomo dei gol decisivi realizzando l’1-0 che vale vittoria e salvezza perché nel frattempo Fiorentina-Atalanta finisce 1-0 e il Brescia cade a Torino 3-2; la classifica finale, dunque, vede l’Empoli salvo con 23 punti ed Atalanta e Brescia scavalcate in volata e condannate alla serie B. La festa in Toscana è forse più appassionata di quella della promozione, avvenuta dopo aver appreso dai telegiornali della penalizzazione della Triestina. Stavolta il caso non c’entra, stavolta è stato il campo a far esultare gli azzurri, salvi nonostante il peggior attacco del campionato (appena 13 gol all’attivo) ed un organico non di primissimo livello.

La festa è trionfale, Gaetano Salvemini diventa una sorta di santone, diverse società vorrebbero strapparlo all’Empoli per la freddezza e la bravura dimostrate in una situazione complessa, dicono che sia un cuoco capace di tirar fuori piatti gustosi nonostante materie prime di bassa qualità. L’euforia, però, viene intaccata nell’estate del 1987 quando il filone del totonero coinvolge lo stesso Empoli e proprio per la gara con la Triestina di un anno prima quando un’intercettazione fra i due presidenti, Pinzani e De Riù, porta alla penalizzazione dei toscani che inizieranno il campionato 1987-88 con 5 punti di penalizzazione. Troppi per conquistare la seconda salvezza in serie A: l’Empoli chiuderà il torneo all’ultimo posto e l’anno successivo cadrà addirittura in C1 dopo lo spareggio perso a Cesena contro il Brescia ai calci di rigore e dove rimarrà fino al 1996 quando sotto la guida del giovane allenatore Luciano Spalletti gli azzurri scaleranno le gerarchie del calcio italiano passando in un anno dalla serie C alla serie A, dando inizio all’Empoli dei miracoli che condurrà il piccolo club toscano fino alla Coppa Uefa nel 2007 e all’unanime riconoscimento di società fra le più organizzate e meglio gestite d’Italia con altri 10 campionati in serie A ed un settore giovanile all’avanguardia, trampolino di lancio per allenatori e calciatori finiti poi in piazze prestigiose.

E pensare che tutto è nato in una calda e strana estate del 1986 quando ad Empoli erano già soddisfatti per aver chiuso il campionato di serie B ad un passo dalla promozione, senza sapere che di lì a poco si sarebbero aperte per loro le porte del Paradiso, quasi senza avvisare, come fosse una favola. Quell’estate che per molti in Italia è stata maledetta, per l’Empoli è stato l’inizio di un sogno da cui nessuno si è più voluto svegliare.

di Marco Milan

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