Restituire dignità al lavoro: il convegno dell’Ucsi Puglia

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Dignità e lavoro. In una Puglia scossa dalle vicende di sfruttamento, afflitta dalla piaga del caporalato, una riflessione sull’uso delle parole

Lavoro e dignità. Questo il tema del convegno organizzato dall’Ucsi Puglia (Unione Cattolica Stampa taliana) qualche giorno fa ad Andria, nel cuore della Puglia, la stessa afflitta dalla piaga del lavoro che non c’è, o se c’è facciamo fatica a chiamarlo tale. Perché quando una donna o un uomo si sentono costretti a lavorare per pochi euro l’ora – quando va bene – allora dobbiamo porci seriamente delle domande. E altrettanto seriamente pretendere delle risposte, non solo “parole”.

Parole, il “pane quotidiano” di un giornalista al quale, oggi più che mai, è chiesto di usarle con cautela. Di questo hanno parlato i relatori Mons. Luigi Mansi, vescovo di Andria, Nicola Giorgino, sindaco di Andria, don Riccardo Agresti e Giuseppe Duranti, ex commissario della Polizia di Stato moderati dai giornalisti Maria Luisa Sgobba, presidente Ucsi Puglia e Francesco Tempesta. Un incontro non solo per addetti ai lavori e non solo per giornalisti “cattolici”; piuttosto una riflessione sulla “religione” della parola, parafrasando un concetto caro a Ungaretti, che va subito al cuore della giornata: cosa si intende per dignità del lavoro? Per Mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto “il lavoro è degno quando è a sostegno della vita, della persona, dell’ambiente”.

Ma la forza della parola sta anche nell’”illuminare le periferie” e fare luce su tanti aspetti della realtà che ignoriamo, come afferma Valentino Losito, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia: “Questa non è soltanto la Regione delle masserie, è anche quella del caporalato. Non ci si deve limitare a fare la cronaca dell’evento”. Da qui l’importanza per Losito di due concetti fondamentali del Vangelo, lievito e testimonianza, proprio come sottolinea Papa Francesco, cercando di conciliare l’etica del lavoro con l’etica dell’umano.

Compito arduo ma non troppo se preceduto da una riflessione onesta ed “empatica”. Concetto introdotto dalla presidente Ucsi Puglia: “Il giornalista “empatico” – diverso da colui si lascia prendere dalla “simpatia” per le cose, per le persone – riesce a calarsi nella situazione dell’altro. Dobbiamo provarci. Questo è l’unico approccio dignitoso”. Parole forti quelle di Maria Luisa Sgobba, tratte dall’attualità, come il caso di Paola Clemente, bracciante morta nel 2015 proprio ad Andria. Il racconto della vicenda realizzato dai media nazionali ha restituito un’immagine che non rende giustizia a un territorio, la Puglia, e più in generale il meridione che ha voglia di urlare di non essere soltanto terra di caporalato e di opportunità non sfruttate.

Restituire dignità al lavoro attraverso le parole. Ma quanto il lavoro restituisce dignità all’uomo? Forse è proprio quando una Stato viene meno, tutela meno, ascolta meno, che viene a costituirsi un varco profondissimo colmato da qualcos’altro. Ed è proprio qui che si inseriscono le mafie che reinvestono nel mercato “legale”. Un circolo vizioso sotto gli occhi di tutti, dalle istituzioni ai giornalisti. E raccontarlo non basta. La notizia ben impacchettata, decantata, urlata, non basta più. Rischia di deformare la realtà e, peggio ancora, di assuefarci. Ma questa è un’altra storia.

(di Anna Piscopo)

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