Digital Day 2017: l’Europa riparte dal digitale

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A sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, l’UE sceglie di nuovo la capitale italiana per rilanciare il progetto europeo attraverso il Digital Day 2017. Questa volta al centro non ci sarà solo l’economia, ma un piano organico per affrontare la trasformazione digitale

Sessant’anni dopo la firma dei Trattati di Roma, che sancirono la nascita della Comunità Economica Europea, l’Unione ha deciso di ritornare nella capitale italiana per celebrare questo importante anniversario e per promuovere il Digital Day 2017. L’evento, inserito all’interno del programma di festeggiamenti per il sessantenario, si è svolto giovedì 23 marzo a Palazzo Doria Pamphilj  e ha permesso di presentare in modo più organico e strutturato, la visione di Bruxelles in merito al delicato tema della digitalizzazione e della digital transformation.

L’incontro è stata l’occasione per riunire attorno a un unico tavolo alti rappresentanti nazionali, influencer e decision maker, per parlare di una questione tanto delicata quanto urgente qual è quella relativa al processo di trasformazione digitale che sta vivendo anche il continente europeo. Perché se nel 1957 ci si poteva accontentare di creare uno spazio economico all’interno del quale far circolare liberamente merci, capitali, servizi e persone, oggi questo non è più sufficiente. Quella che prima era la CEE si è trasformata in qualcosa di diverso e di profondamente più complesso, che necessità di ben altre iniziative.

E questo è stato il principale intento di questo Digital Day 2017, ovvero trovare accordi concreti e stilare delle dichiarazioni di intenti quanto più possibile realistiche su una serie di punti chiave, tutti riguardanti il tema della digitalizzazione. Dall’acquisizione delle digital skill all’adozione delle tecnologie per l’industria 4.0, passando per mobilità, connettività e calcolo computazionale ad alte prestazioni. Le linee guida per quello che ci si aspettava da questo incontro romano sono state perfettamente tracciate a inizio giornata da Beatrice Covassi, alto rappresentante dell’UE in Italia, il cui intervento ha sottolineato l’importanza di celebrare i sessant’anni dei trattati guardando al futuro e non soltanto al passato.

A ben vedere tutti i temi messi in evidenza durante il Digital Day sono assolutamente imprescindibili per il futuro prossimo del continente europeo. Le competenze digitali rappresentano il punto di partenza per lo sviluppo tecnologico dei cittadini dell’Unione, che pur vivendo all’interno dell’area a maggior benessere diffuso del globo, scontano grosse lacune in questo campo. Secondo le stime dell’UE circa settanta milioni di cittadini oggi non possiedono le competenze per affrontare e sfruttare lo sviluppo digitale. Una vera enormità a cui va sommato il forte ritardo di molte aziende del continente in materia di industria 4.0. È pacifico che con queste premesse, un piano digitale targato UE sia auspicabile e assolutamente necessario. Le stesse considerazioni valgono per gli studi relativi alla mobilità connessa, soprattutto in materia di auto a guida autonoma.

Eppure sembra che ci sia qualcuno che ancora non crede nello sviluppo digitale o che quanto meno non si preoccupa affatto di quella che è la digital transformation. Per fortuna, vi sono altri, alcune aziende più lungimiranti delle altre e molte PA illuminate, che hanno deciso di scommettere sulla digitalizzazione e sullo sviluppo digitale di Paesi, enti locali, imprese e persone. Perché del resto il domani dell’Europa passa attraverso il digitale, unico strumento che potrebbe rilanciare il malandato progetto europeo, ma anche unica scommessa possibile per governi, imprese e cittadini. La speranza dunque è che tra cinquanta o sessant’anni si festeggi questo Digital Day, giorno in cui l’Unione ha iniziato a gettare le basi per un futuro digitale.

(di Christopher Rovetti)

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