Amarcord: il derby della follia di Bruno e Policano

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Il derby di Torino: il valore della stracittadina, gli altezzosi e potenti bianconeri contro gli agguerriti ed orgogliosi granata. Va da sè che ogni qual volta si sfidano le due compagini piemontesi, la carica emotiva e la tensione siano altissime, se poi ci si mettono anche i calciatori in campo ad alimentare il nervosismo, ecco che il derby rischia di esplodere pericolosamente. Quanto accaduto nel 1991 allo stadio Delle Alpi, però, va oltre lo scontro e oltre la rivalità, sfiorando la comune violenza ed entrando negli annali del calcio come uno degli episodi più incresciosi e forse grotteschi del campionato italiano.

E’ il 17 novembre 1991 quando Juventus e Torino scendono in campo allo stadio Delle Alpi per il derby della Mole, piatto forte della decima giornata di un campionato che vede il Milan di Capello già lanciato in testa alla classifica, con il Napoli e proprio le due formazioni torinesi a provare la rincorsa ai rossoneri. L’atmosfera è elettrizzante, già un’ora prima della sfida le due curve sono piene e i cori di scherno fioccano: dal settore torinista si invoca il derby vinto l’anno prima grazie ad una goffa autorete di Daniele Fortunato (che, ironia della sorte, l’anno successivo passerà proprio al Torino), dalla parte juventina si ricorda la serie B dei granata soltanto due stagioni prima. I due tecnici, Trapattoni e Mondonico, hanno predicato calma per tutta la settimana, ma la tensione è molto alta, anche perchè alta è la posta in palio e non solo per il primato cittadino, ma anche e soprattutto per la classifica. La gara inizia e l’equilibrio lo rompe subito la Juventus: è il 10′, infatti, quando Angelo Alessio fugge sulla sinistra e pennella un perfetto cross che Pierluigi Casiraghi sfrutta con un’ottima elevazione incornando con potenza la palla in rete alle spalle di Marchegiani; è l’1-0 che sblocca la situazione e porta in vantaggio i bianconeri per il tripudio e la festa dei tifosi juventini.

Ma il Torino non ci sta e prova a reagire. La squadra di Mondonico ha carattere e temperamento, in particolare due calciatori incarnano alla perfezione lo spirito del famoso ed epico vecchio cuore granata: lo stopper pugliese Pasquale Bruno e il terzino sinistro romano Roberto Policano. Bruno è stato anche giocatore della Juventus a metà degli anni ottanta, è un difensore rude, con poca tecnica ma tanto cuore, spesso e volentieri quando non arriva a catturare la palla azzanna le gambe degli avversari senza tanti riguardi e senza chiedere scusa. Lui è fatto così e lo dice anche: “Io non sono molto dotato tecnicamente, se non mettessi questa furia agonistica in campo non potrei giocare a certi livelli”. Roberto Tricella, suo ex compagno alla Juventus, lo ha soprannominato ‘O Animale’, affermando che Bruno gli ricordava Pasquale Barra, pentito ex boss della Camorra, definito proprio ‘O Animale’ dai clan rivali. Aninale o meno, Bruno picchia e picchia forte, senza peraltro negare il suo agonismo eccessivo, anzi, quando va di fronte ai microfoni sembra vantarsi dei suoi atteggiamenti e non le manda a dire agli avversari: ha litigato con Roberto Baggio e lo ha definito un simulatore e un coniglio, litigherà con Marco Van Basten che durante una gara di Coppa Italia fra Torino e Milan gli ballerà provocatoriamente sopra dopo un’autorete, scatenando la reazione furiosa dello stopper pugliese che a fine partita etichetterà il centravanti olandese come piccolo uomo. Non da meno è Roberto Policano, uomo di fascia, bravo nei tiri da fuori e sui calci di punizione, ex attaccante esterno arretrato a terzino; Policano ha una forte personalità che a volte eccede in reazioni forti, spesso riprende in campo i compagni di squadra se mettono scarso impegno nelle gare.

Tornando al derby del 17 novembre 1991, dopo la rete di Casiraghi gli animi si inaspriscono ancor di più e al 17′ ecco la prima follia: la Juve batte una punizione dalla linea mediana del campo con il difensore brasiliano Julio Cesar, lo spiovente arriva al limite dell’area di rigore dove Pasquale Bruno fa cadere a terra proprio Casiraghi. L’arbitro Ceccarini di Livorno ferma il gioco ed inizia ad armeggiare nel suo taschino: Luca Fusi, mediano del Torino, si mette le mani fra i capelli perchè ha già capito cosa sta per succedere. Bruno è già ammonito perchè dopo cinque minuti di gioco ha già bastonato Casiraghi con un pestone sugli stinchi, poi ha subìto dall’attaccante un paio di interventi, quindi gli ha affibbiato un’altra serie di legnate, ora lo ha colpito a palla lontana, anzi, secondo il direttore di gara lo ha colpito con una gomitata: secondo cartellino giallo ed espulsione per il difensore torinista, Torino sotto di un gol e di un uomo. Ma ‘O Animale’ non ci sta: dopo un paio di secondi in cui resta attonito a guardare l’arbitro, si scatena in una reazione che qualcuno il giorno dopo definirà isterica, provando a rincorrere l’arbitro in cerca di spiegazioni. La scena è quasi comica: Bruno placcato dai compagni di squadra, cinturato come fa lui di solito con gli attaccanti avversari, e che cerca di dimenarsi dicendone di tutti i colori a Ceccarini e a Casiraghi che, a detta del difensore, ha fatto il cascatore. Bruno non riesce a calmarsi, anzi, trascinato a forza a bordocampo da Lentini, continua il suo raptus ed è trattenuto dai componenti della panchina granata, dallo staff tecnico e dall’attaccante brasiliano Casagrande, fino ad essere spedito negli spogliatoi dove, si saprà più tardi, terminerà la sua crisi isterica con un pianto rabbioso.

Ma non finisce qui perchè, nonostante il vantaggio di un uomo, la Juventus non riesce a chiudere la partita, Schillaci si mangia gol a raffica e il Torino è ancora in partita, fino ad inizio ripresa quando l’isterismo riprende il sopravvento sui granata: c’è sempre Casiraghi di mezzo, perchè l’attaccante bianconero interviene da dietro in scivolata su Policano commettendo un brutto fallo; il terzino torinista, per tutta risposta, da terra sferra un calcio di esterno sinistro sul volto dello juventino che stramazza al suolo. Rosso diretto per un Policano che se ne va dal campo fra i fischi dello stadio Delle Alpi lasciando il Torino in nove. La gara non avrà altri sussulti, la Juventus vincerà 1-0 e le polemiche si spostano negli spogliatoi e nella zona mista dove si effettuano le interviste post partita: il presidente granata Gian Mauro Borsano si dice deluso dal comportamento dei suoi calciatori, così come Gianluigi Lentini, il simbolo del Torino di quegli anni che afferma: “Capisco il derby, capisco la posta in palio, ma comportarsi così è da ingenui, non si possono regalare due uomini alla Juve”. Infine Casiraghi, che si presenta in sala stampa con un cerotto sullo zigomo e la parte sinistra del volto tumefatta, quasi ad avere lo scarpino di Policano stampato in faccia; l’attaccante juventino non alimenta il clima infuocato e si limita ad analizzare la partita vinta pur portando i segni della battaglia sul viso.

Bruno e Policano ricevono critiche da tutti, vengono condannati dalla loro stessa società e pure dai compagni di squadra, ma soprattutto dal giudice sportivo che non sarà affatto tenero con i due calciatori del Torino: Bruno verrà squalificato per 8 giornate (poi ridotte a 5 dopo il ricorso) ma non si dirà pentito, anzi, darà la colpa all’arbitro, reo di aver sbagliato valutazione e di non aver poi voluto ascoltare le sue giustificazioni, accusando quindi anche Casiraghi di essere un provocatore ed un cascatore. Policano andrà incontro ad una squalifica di 5 turni, ma non rilascerà commenti a riguardo e nell’estate del 1992 passerà al Napoli. Da quel derby di follia, Pasquale Bruno e Roberto Policano sono diventati idoli del popolo torinista, fieri antagonisti della Juventus, mantenendo il loro carattere focoso anche negli anni a venire; Policano è diventato un dirigente sportivo ed ha poi agito quasi sempre dietro le quinte, Bruno si è diviso fra il ruolo di mediatore e procuratore sportivo, e quello di opinionista televisivo in cui non ha mai fatto mancare frecciatine e stoccate nei confronti della Juve: “Se fossi nel Torino avrei paura degli attaccanti juventini e dell’arbitro”, ha detto alla vigilia di un derby; “Il mio sogno è dare un pugno in faccia a Bonucci”, ha rivelato un’altra volta. Dal 17 novembre 1991, insomma, i raptus da derby non sono più mancati.

di Marco Milan

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