I dati sull’immigrazione: più emigrati che immigrati in Italia

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Sono 5.498.000 gli stranieri in Italia nel 2015. Complessivamente, l’8,3% della popolazione, inclusi i residenti registrati all’Istat e i non (ancora) iscritti all’anagrafe. É la stima del Centro Studi e Ricerche IDOS riportata nell’ultimo Dossier Immigrazione 2016, presentato a Roma e su tutto il territorio nazionale

immigratiPer la prima volta dopo tanti anni, gli italiani residenti all’estero hanno superato i cittadini stranieri residenti sul territorio italiano. Secondo l’Istat, sono 5.026.153 cittadini stranieri residenti in Italia, mentre gli italiani all’estero sono 5.202.000 nel 2015, con un aumento di 200.000 unità rispetto all’anno precedente. È la principale novità contenuta nel Dossier Statistico Immigrazione 2016, presentato al Teatro Orione di Roma il 27 ottobre e in contemporanea in tutte le Regioni e le Province Autonome italiane, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS in collaborazione con Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razzismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri (UNAR), in partenariato con la rivista interreligiosa Confronti e con il sostegno del Fondo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Il numero dei residenti, non è in realtà, la cifra più significativa per spiegare la “movimentazione” complessiva della presenza straniera in Italia. A livello demografico si registrano diverse novità. I cittadini stranieri residenti in Italia, alla fine del 2015, sono aumentati in un anno di sole 12.000 unità. Sono 72.000 i nuovi nati da genitori entrambi stranieri, circa un settimo di tutte le nascite dell’anno, mentre nelle anagrafi comunali si sono registrati 250.000 cittadini stranieri in arrivo dall’estero. A fronte degli arrivi, si contano 45.000 persone in uscita. A 64.000 immigrati non è stato rinnovato il permesso di soggiorno, mentre 178.000 stranieri sono diventati cittadini italiani. Si arriva, complessivamente, a 600.000 persone in movimento, una cifra che fotografa con più precisione i flussi migratori dello scorso anno.

Altri dati salienti, utili a tracciare una panoramica del fenomeno migratorio, sono quelli relativi agli sbarchi, all’accoglienza e alle migrazioni forzate. Sono stati 154.000 gli sbarchi sulle coste italiane nel 2015 (a fronte di 850.000 registrati in Grecia), il 9% in meno del 2014, per il 49% cittadini siriani. Sebbene vi sia stata una diminuzione degli arrivi via mare, è aumentato il numero dei decessi: 3.168, 1 ogni 25 migranti morti lungo la rotta del Mediterraneo centrale. In crescita i richiedenti asilo, che restano comunque soltanto il 6,4% del totale europeo: 65.000 nel 2014, 84.000 nel 2015 e 40.512 nella prima metà del 2016 (+58% sullo stesso periodo del 2015). Rifugiati e richiedenti asilo, rilevano i dati, rappresentano appena il 2,9X1000 in Italia (circa 178.000 persone) e il 4,6X1000 della popolazione Ue. A livello mondiale i dati sono diversi. Nel 2015, secondo l’UNHCR, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, 24 persone sono in fuga ogni minuto nel mondo (nel 2005 il rapporto era di 6 ogni minuto) e i migranti forzati hanno raggiunto i 65,3 milioni (tra cui 21,3 milioni di rifugiati e 3,2 milioni di richiedenti asilo).

popolazione-in-italia520I dati riservano alcune sorprese per quanto riguarda il lavoro e l’occupazione. Gli immigrati residenti rappresentano il 10,5% degli occupati, di cui il 6,8% svolge professioni qualificate. Le imprese a gestione immigrata sono 550.717, il 9,1% sul totale delle aziende. Il 75,9% del lavoro domestico è svolto da stranieri (soprattutto donne, colf e badanti, di nazionalità ucraina). Nel confronto con gli italiani, nel periodo 2008-2015, il tasso di occupazione per gli immigrati si è ridotto di 8,1 punti, mentre il tasso di disoccupazione è aumentato di 7,7 punti, pari al 16,2% contro l’11,4% degli italiani. La presenza degli immigrati risulta, però, positiva per l’aspetto previdenziale: nel 2015 i contributi versati ammontavano a 10,9 miliardi di euro, a fronte di appena lo 0,3% di pensionati immigrati (non comunitari) sul totale dei beneficiari.

Osservando gli aspetti fiscali dell’immigrazione, si nota che il contributo delle rimesse, ovvero la somma inviata all’estero dagli immigrati che vivono in Italia, ha toccato i 5,3 miliardi di euro, una cifra che rappresenta lo 0,32% del Pil italiano, ben superiore allo 0,15% di Pil destinato agli aiuti allo sviluppo. Di contro, i costi per i nuovi arrivati hanno toccato i 3,3 miliardi di euro, il doppio degli anni precedenti, stando ai dati diffusi dal Ministero dell’Interno.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dell’immigrazione, la prima regione italiana per numero di immigrati è la Lombardia con 1.149.011 di residenti stranieri. Segue il Lazio con 645.159 (+65% dal 2007), con l’82,1% di residenti concentrati nella provincia di Roma. Da sottolineare che entrambe le regioni registrano una presenza straniera superiore alla media nazionale dell’8,3%: l’11% nel Lazio e l’11,5% in Lombardia. La regione con il minor numero di immigrati è la Valle d’Aosta (8.480) e la provincia a più basso tasso d’immigrazione è l’Ogliastra in Sardegna (919). I romeni si confermano la prima comunità straniera in Italia: 1.151.395 (+20.000 unità rispetto al 2015), un terzo di tutti gli immigrati romeni all’estero. Seguono Albania (467.687) e Marocco (437.485). Più distanziate Cina (271.330) e Ucraina (230.728).

Lo scenario, a livello internazionale, mette in luce un “impatto potenzialmente positivo” delle migrazioni sullo sviluppo e sulla riduzione degli squilibri, si legge nel Dossier. Le migrazioni appaiono come un fenomeno inarrestabile. Secondo i dati più recenti delle Nazioni Unite, al luglio 2015 sono circa 244 milioni di migranti nel mondo, in aumento di 71 milioni rispetto al 2000. L’incidenza più rilevante per l’Italia si avrebbe in primo luogo dal punto di vista demografico. L’Istat, per il periodo 2011-2065, infatti, stima 28,5 milioni di nascite contro 40 milioni di decessi: un saldo negativo di 11,5 milioni che potrà essere compensato dai flussi migratori, che saranno positivi per 12 milioni (17,9 milioni di ingressi contro 5,9 milioni di uscite).

Il bilancio demografico, tuttavia, è solo uno dei tanti aspetti di cui tenere conto di fronte a un fenomeno sociale importante, quale quello migratorio. Al di là dei dati statistici, che dovrebbero “smontare” diversi aspetti percepiti come negativi, la cronaca sempre più spesso racconta di episodi di razzismo e discriminazioni, insieme alle difficoltà quotidiane dell’integrazione. L’invito a “superare la sindrome dell’invasione che, mistificando il fenomeno, instilla paure infondate sulle pericolosità di immigrati e rifugiati”, contenuto nel Dossier, sembra ancora lontano dal realizzarsi. E le risposte politiche da parte dell’Unione europea e dei singoli Stati, benché più intense negli ultimi anni, non hanno ancora dato i risultati sperati sul fronte del contrasto all’immigrazione irregolare. L’immigrazione, pure quella regolare, è ancora oggetto di pregiudizi e viene vista con diffidenza. La sensibilizzazione dell’opinione pubblica resta, quindi, l’obiettivo da cui partire per arrivare a una gestione più consapevole ed efficace del fenomeno migratorio e di tutte le sue dinamiche nel breve e nel lungo periodo.

(di Elena Angiargiu)

Fonte immagine: http://bit.ly/2eces6B

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