100 Best Global Brands: Gucci primo brand italiano

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Per il 17esimo anno consecutivo, Gucci è il primo brand italiano in classifica. Predominano i settori del tech e dell’automotive

Dopo 17 anni, Gucci è ancora il primo marchio italiano per brand management, risultati finanziari e strategie di sviluppo. La classifica 100 Best Global Brands di Interbrand parla chiaro: la maison appartenente al gruppo francese Karing è la migliore firma italiana, nel settore fashion&luxury ma anche in tutti gli altri ambiti di mercato. Gucci, infatti, guadagna la 53esima posizione, attestandosi tra i primi 100 brand mondiali: con un valore di 9,38 miliardi di dollari, il marchio fiorentino non conosce rivali tra gli italiani, staccando nettamente Prada, il secondo nome italiano presente in un ranking che vede in testa giganti quali Apple, Google e Coca Cola. Nomi importanti che spingono i marchi del lusso nelle posizioni più basse della graduatoria: Gucci perde, infatti, tre posizioni rispetto allo scorso anno mentre Prada scivola dal 69esimo all’81esimo posto.

Analizzando la classifica si può notare un andamento ben preciso: i brand tecnologici primeggiano, con Apple e Google in testa. Nello specifico dalla ricerca emerge che il primo ha aumentato il proprio valore del 5% nell’ultimo anno, raggiungendo quota 178 miliardi di dollari; il secondo, invece, è cresciuto dell’11% raggiungendo un valore di 133 miliardi. Il tech, infatti, risulta il settore che sta vivendo il maggior processo di crescita, in aumento dell’8,3% rispetto allo scorso anno. Per questo, si legge nel report, tale ambito domina la classifica con 14 marchi in totale, quattro dei quali nella top ten: oltre ad Apple e Google in testa, Microsoft si attesta alla quarta posizione e Samsung alla settima. Come spiegare questo andamento di crescita? Con la presenza pervasiva nella vita delle persone. I tecnology brands dominano la quotidianità e questo permette loro di sviluppare soluzioni in grado di comprendere le esigenze reali della società e di proporre evoluzioni sempre più stimolanti e interattive.

Classifica 100 Best Global Brands 2016. Gucci primo
Classifica 100 Best Global Brands 2016. Fonte immagine: engage.it

E’ Manfredi Ricca, chief strategy officer EMEA e LatAm di Interbrand , a confermare questo dato: «Le aziende che mostrano i maggiori tassi di crescita eccellono in tre cose. Primo, comprendono in modo profondo che cosa sta realmente a cuore alle persone; secondo, creano una cultura interna in grado di trasformarlo in prodotti e servizi; terzo, sviluppano un’organizzazione capace di offrire questi prodotti e servizi all’interno di esperienze distintive e coinvolgenti».

Un caso particolare è quello di Coca Cola che, nonostante la perdita del 7% nell’ultimo anno, mantiene la terza posizione con un valore di brand pari a 73 miliardi di dollari, seguita da Microsoft (72 miliardi) e da Toyota (53 miliardi). Il famoso marchio americano ha intrapreso nell’ultimo anno la nuova strada proposta dal Chief Marketing Officer della società, Marcos de Quinto: una strategia “One brand”, capace di raccogliere tutte le estensioni del brand Coca Cola (Coca-Cola, Coca-Cola Light/Diet Coca-Cola, Coca-Cola Zero, Coca-Cola Life) e di aumentare la potenza iconica del marchio, senza possibilità di dispersione e disorientamento. La famosa firma del mercato soft drink, dunque, sta attraversando un nuovo percorso di marketing e comunicazione che potrebbe manifestare, probabilmente, i propri frutti nella 100 Best Global Brands 2017.

In generale, il valore indicativo dei 100 migliori marchi a livello globale in dieci anni è quasi raddoppiato, passando dai 1.156 miliardi di dollari del 2007 ai 1.796 miliardi del 2016, con un incremento del 4,8% solo nell’ultimo anno. Dati che testimoniano l’importanza strategica del brand all’interno di una visione aziendale: il marchio rappresenta l’ambasciatore dell’azienda e il contatto diretto con i consumatori. Non è un caso se alcuni brand storici sono diventati, nel tempo, indicativi di una categoria di prodotto: Scotch, Post- it, Jeep, Rimmel sono esempi tangibili della forza di un brand perché, nell’immaginario comune, non rappresentano una singola marca ma il nome stesso del prodotto. Quando la firma è assimilata al prodotto, la strategia è vincente e Apple e Google sono, non a caso, molto vicini a questo tipo di esempi: con “I-pad” si intende spesso l’intera categoria dei tablet come con “Google” tutto l’universo dei motori di ricerca. Non a caso, tra gli indicatori utilizzati da Interbrand nella metodologia di ricerca c’è il “ruolo del brand nel processo di decisione d’acquisto da parte dei consumatori”.

Penetrare nella mente delle persone ed eliminare il dualismo prodotto-brand: questo, unito a buone performance finanziarie e alla competitiva del marchio, è il segreto per scalare la vetta del mercato.

(di Giulia Cara)

Fonte immagine: interbrand.com

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