Riforma delle pensioni: il Governo opta per il prestito previdenziale

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Nonni, licenziati e ristrutturati, queste le figure che beneficeranno di più della riforma delle pensioni al vaglio del Governo che mette sul piatto la ricetta del prestito previdenziale

In molti ci avevano scommesso e tanti la aspettavano con ansia e finalmente sembra essere in dirittura di arrivo. Dopo mesi di tira e molla, proposte indecenti e rigetti senza appello, il governo ha deciso di mettere nero su bianco la sua personale ricetta per la riforma delle pensioni, il cui testo definitivo sarà pronto per maggio. Secondo Palazzo Chigi, la riforma dovrebbe perseguire un duplice obiettivo: da un lato consentire ai lavoratori di andare in pensione anticipatamente e, dall’altro, non gravare troppo sui conti pubblici, al fine di non deprimere la ancora fragile ripresa che sta interessando la nostra economia.

Nel mirino della riforma, come ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Nannicini, ci sarebbero prevalentemente tre categorie di lavoratori, accomunati dal desiderio o dalla necessità di andare in pensione con qualche anno di anticipo rispetto a ciò che prevede per loro la normativa vigente che, di fondo, resta quella della tanto contestata riforma voluta nel 2011 dall’allora Governo Monti e firmata dal ministro Elsa Fornero. In particolare la riforma allo studio dell’esecutivo mirerebbe a consentire ad alcune categorie di lavoratori, esemplificate da Nannicini con nonni, licenziati e lavoratori di aziende che prevedono ristrutturazioni di organico, di usufruire di istituti particolari che consentirebbero loro di anticipare la data della pensione.

Tali istituti sono tutti sintetizzabili con l’espressione prestito previdenziale, un escamotage che permetterebbe all’erario di sborsare una cifra di circa un miliardo all’anno a fronte dei cinque o sette miliardi necessari se venissero adottate le altre soluzioni fin qui proposte. A pagare, almeno in prima battuta, sarebbero Stato, INPS, banche e assicurazioni secondo lo schema del prestito previdenziale appunto. In quest’ottica, ad esempio, un anziano che volesse andare in pensione anticipatamente verrebbe garantito dalle banche, che verrebbero poi risarcite dall’INPS, che a sua volte si rivarrebbe sulla pensione del lavoratore. Nel caso di un lavoratore licenziato toccherebbe allo stato finanziare l’uscita anticipata dal mercato del lavoro mentre, in presenza di lavoratori le cui aziende siano in procinto di ristrutturare il proprio organico, l’onere del finanziamento sarebbe a carico delle stesse imprese attraverso le assicurazioni.

I più penalizzati da questa struttura sarebbero quei lavoratori intenzionati a ottenere il pensionamento anticipato per meri motivi personali. Sarebbero invece maggiormente tutelate e dunque meno penalizzate le altre due categorie di lavoratori già descritte, ossia i licenziati e i “ristrutturati”, il cui prepensionamento dipenderebbe da fattori differenti rispetto alla mera volontà personale. Il progetto  della riforma delle pensioni, dunque, va nella direzione di un vero e proprio mercato di anticipi pensionistici, che punta a rendere l’uscita per anzianità dal mondo del lavoro più flessibile e più vicina alle esigenze dei lavoratori, talvolta intenzionati a sacrificare parte della loro pensione a favore di un abbassamento dell’età di pensionamento.

Tutti soddisfatti? Al momento pare proprio di sì. Del resto questo correttivo per permettere il pensionamento anticipato era molto atteso e questa soluzione poco onerosa e di facile attuazione sembra poter accontentare un po’ tutti, lavoratori, aziende, sindacati, Governo e forse anche le opposizioni. Sulla proposta ha espresso parere favorevole anche Cesare Damiano, ex ministro del lavoro, che l’ha definita “una vittoria del buon senso”. Adesso non rimane che attendere la bozza definitiva della proposta di legge e ovviamente le reazioni di tutte le parti interessate che, pur avendo dimostrato fin qui una certa cautela o addirittura un tiepido consenso, potrebbero cambiare opinione di fronte al testo messo nero su bianco.

(di Christopher Rovetti)

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