25 Aprile sotto attacco: storia riscritta e strumentalizzazioni

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Gli attacchi e le offese alla Resistenza non sono mai cessati. Prima s’è tentato di equiparare i partigiani ai giovani che combatterono per la Repubblica Sociale di Salò. Poi di svuotare di contenuti le celebrazioni della Festa della Liberazione.

Il 25 aprile del 1945, grazie al coraggio e alla tenacia di tanti uomini e donne, ci liberammo dalla dittatura nazifascista. Da quel giorno sono passati 71 anni ma, nonostante l’importante dono che abbiamo ricevuto dai partigiani, gli attacchi e le offese alla Resistenza e alle celebrazioni del 25 aprile non sono mai cessati. Fortunatamente queste provocazioni hanno unito ancor di più il fronte antifascista. Tanti giovani, nell’ultimo decennio, si sono avvicinati all’Anpi saldando in maniera indivisibile il legame tra i partigiani, che combatterono sulle montagne e nelle città contro il fascismo, e le nuove generazioni che oggi sono un baluardo contro quei rigurgiti fascisti e xenofobi che in Italia, purtroppo, non si sono mai sopiti. Uno degli attacchi più frequenti che la Resistenza ha subito nel corso degli anni è il tentativo di equiparare i partigiani ai giovani che combatterono per la Repubblica Sociale di Salò. Come se, in quegli anni, non ci fosse una parte giusta e una sbagliata, non ci fosse chi combatteva per la democrazia e chi sosteneva il regime e l’occupante nazista. Nel 2008, ad esempio, durante le celebrazioni del 25 aprile, l’allora Ministro della difesa, Ignazio La Russa, disse: “Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”. L’anno seguente la maggioranza di centrodestra tentò l’approvazione di una legge che istituisse l’Ordine del Tricolore, con il malcelato obiettivo di equiparare i partigiani ai miliziani della Repubblica di Salò. Edmondo Cirielli, all’epoca deputato di An, nella sua relazione alla Commissione difesa scrisse: “L’istituzione dell’ Ordine del Tricolore deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della bontà dellaloro lotta per la rinascita della Patria”. E proprio Cirielli, che durante il suo mandato in Parlamento ricopriva anche la carica di Presidente della Provincia di Salerno, nel 2011 fece affiggere nel salernitano, a spese della Provincia, dei manifesti in cui si poteva leggere: “Bisogna ribadire come non ci si debba chiudere in rappresentazioni idilliache e mitiche della resistenza e, in particolare, del movimento partigiano, come non se ne debbano tacere i limiti e le ombre”.   Nello stesso anno Cristiano De Eccher, senatore del Pdl, presentò un ddl che mirava ad eliminare dalla Costituzione italiana la dodicesima disposizione transitoria e finale, la quale vieta categoricamente la riorganizzazione del partito fascista, sostenendo che ormai la norma sia inutile e superata. Nel 2012, subito dopo la morte del gappista Rosario Bentivegna, che partecipò alla realizzazione dell’attentato di via Rasella, durante il ricordo del partigiano nell’aula del consiglio comunale di Roma, la quasi totalità dei consiglieri del Pdl abbandonò l’aula per non partecipare alla celebrazione e Francesco Storace definì Bentivegna un assassino.

Negli ultimi anni, invece, l’imbarbarimento del linguaggio politico e la svolta populista di molti leader nazionali hanno fatto sì che la resistenza sia sottoposta ad un diverso tipo di attacco. Non più mirato principalmente alla rilettura della storia ma teso a svuotarla di qualsiasi significato. In occasione delle celebrazioni del 25 aprile molti politici italiani, piuttosto che ricordare la lotta partigiana e la liberazione, hanno usato la Festa per promuovere istanze politiche che nulla avevano a che vedere con la Resistenza o, peggio, per alimentare xenofobia e antipolitica. In alcuni casi si è arrivati persino a descrivere come inutili, superate e strumentali le stesse celebrazioni. Nel 2013, ad esempio, Beppe Grillo in un post intitolato “Il 25 aprile è morto”, riscrivendo il testo della nota canzone di Guccini usò la festa della Liberazione per parlare di eurozona, elezione del presidente della Repubblica, costi della politica e tanto altro. “Il 25 aprile è morto, nella dittatura dei partiti , nell’informazione corrotta – scriveva Grillo sul suo blog – è morto, nell’inciucio tra il Pdl e il Pdmenoelle, nella mancata elezione di Rodotà, nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome, è morto nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici”. E a proposito di taglio dei costi, sempre nel 2013 il M5S di Empoli nella disperata ricerca di voci da ridurre all’interno del bilancio comunale prese di mira i costi per i viaggi della memoria finanziati dall’amministrazione per i giovani studenti empolesi in visita ai campi di concentramento. Sul volantino distribuito dai grillini toscani c’era scritto: “Risparmiare sui viaggi studio ai lagher nazisti austriaci” (era scritto proprio così: con l’h). Nel 2015 su un blog del Fattoquotidiano.it (testata non propriamente vicina alla destra italiana), curato dal giornalista Alessio Pisanò, si leggeva: “Liberazione, fascisti, partigiani, comunisti. Come ogni 25 aprile, in Italia si rispolverano vecchi luoghi comuni, sbiadite bandiere e inutili polemiche. Mai come in simili ricorrenze il nostro Paese manifesta la sua sintomatica tendenza a vivere di ricordi e restare ancorato ad un passato sempre più lontano e perciò ininfluente”. Quest’anno l’attacco non poteva che arrivare da Matteo Salvini. Il leader leghista ieri ha scritto su Facebook: “Renzi, Boldrini e Mattarella in piazza per il 25 aprile. Ipocriti. Sfruttando il sacrificio di chi diede la vita per cacciare dall’Italia l’occupante straniero nel nome della Libertà, oggi sono complici e finanziatori di una nuova e violenta occupazione straniera, servi di una Unione Europea che ci sta rubando lavoro, diritti, sicurezza e speranza nel futuro”. E oggi (26 aprile) il titolo di apertura del quotidiano Il Tempo, strillato a tutta pagina è: “Liberateci dalla Liberazione”. All’interno dell’articolo è possibile leggere un’intervista a Pietrangelo Buttafuoco, in cui lo scrittore siciliano afferma: “Il 25 aprile è una ricorrenza che alimenta istinti fratricidi e rinfocola le divisioni della guerra civile”.

In questo clima ricco di mistificazione e strumentale polemica politica, utile a portare acqua al mulino del proprio partito piuttosto che cultura e conoscenza nei cittadini, si rende sempre più impellente la necessità di riportare la Resistenza e i partigiani al centro della Festa della Liberazione. E in quest’ottica risulta di difficile comprensione la scelta del presidente Mattarella di dedicare la festa del 25 aprile 2016 ai due Marò e ai migranti, una decisione che rischia di aumentare ulteriormente la confusione e sottrarre la dovuta attenzione ai veri protagonisti di questa giornata.

(di Pierfrancesco Demilito)

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