Primarie USA 2016: resoconto del “Super martedì”

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Il “Super martedì” americano incorona Hillary Clinton e Donald Trump quali probabili sfidanti per le presidenziali di novembre. Rubio, Cruz e Sanders sconfitti: si devono accontentare delle briciole

Hillary Clinton
Hillary Clinton

E alla fine arrivò anche il Super Tuesday americano, che secondo molti analisti politici rappresenta il primo vero banco di prova per i contendenti alle primarie dei due grandi partiti nazionali e, di conseguenza, un passaggio fondamentale per capire chi si sfiderà alle presidenziali di novembre. Nelle ultime due tornate elettorali, il Super martedì non sempre è risultato decisivo. Nel 2008, dopo lo spoglio delle schede, il partito democratico risultava essere più confuso di prima. Il sostanziale equilibrio registrato fra gli allora candidati Clinton e Obama non fu minimamente scalfito dal risultato del Super martedì. Per contro nel 2012, Mitt Romney, vincendo nella maggior parte degli undici stati in palio per le primarie del Partito Repubblicano, riuscì a mettere una seria ipoteca sulla propria candidatura per la corsa alla Casa Bianca.

trump
Donald Trump

In questo Super martedì di inizio marzo, Hillary Clinton e Donald Trump sono riusciti a imporre il loro passo a tutti gli altri candidati e soprattutto ai loro rispettivi partiti, che attendevano i risultati di questa giornata per capire la direzione che avrebbe preso la corsa per le presidenziali. E questa volta il Super Tuesday si è espresso in modo chiaro e assolutamente inequivocabile. Per quanto riguarda il campo repubblicano, l’uragano Donald Trump si è abbattuto con tutta la sua forza su quel che resta del Grand Old Party, riuscendo a conquistare una vittoria pressoché schiacciante nei confronti di tutti gli altri candidati, Cruz e Rubio in testa. Certo, Ted Cruz è riuscito a imporsi in Texas, lo stato che metteva in palio più delegati, ma questo risultato sembra essere comunque troppo misero per arginare o fermare il signor Trump. E ora sono in molti a temere che nemmeno la tanto attesa riscossa di Marco Rubio, che dovrebbe iniziare il 15 marzo in Florida, possa bastare per evitare la candidatura del miliardario newyorkese alla Casa Bianca.

Sanders
Bernie Sanders

In campo democratico, Hillary Clinton sembra aver allungato il passo sul suo principale avversario, il Senatore del Vermont, Bernie Sanders, aggiudicandosi la maggioranza dei delegati messi in palio nei dodici stati in cui si è votato. Dopo l’eclatante sconfitta patita a opera di Sanders nello stato del New Hampshire, l’ex First Lady si è prontamente riscattata prima in South Carolina, per poi sbaragliare la concorrenza nella tornata elettorale del Super martedì. A questo schiacciante successo, Hillary Clinton può aggiungere la sicurezza di avere dalla sua parte la maggioranza dei cosiddetti “superdelegati”, ovvero quei delegati che parteciperanno alla convention di luglio a Filadelfia, senza essere vincolati ad alcun candidato. Allo stato attuale, la maggioranza di questi delegati ha promesso di sostenere la signora Clinton, ma ipoteticamente questi rappresentati potrebbero cambiare idea fino al momento della votazione, proprio come avvenne otto anni fa.

Ted Cruz
Ted Cruz

Lo scenario futuro è dunque abbastanza incerto e volatile. Dal lato repubblicano, Donald Trump sembra essere ormai il super favorito per la corsa alle presidenziali. Tuttavia il magnate newyorkese deve guardarsi dagli attacchi interni, provenienti dallo stesso establishment del suo partito. Di fatto, pur non avendo idee molto chiare su chi dovrebbe concorre per la Casa Bianca, la classe dirigente del Grand Old Party sembra non gradire la candidatura di Trump, in quanto troppo slegato dalle alte sfere del partito e troppo poco in linea con le direttrici d’azione classiche perseguite dai repubblicani. Ciò che più di ogni altra cosa spaventa i repubblicani è la volontà e la capacità di Trump di parlare alla pancia del Paese e non agli interlocutori classici del partito. Ormai, dopo l’ennesimo voto in Kansas, Nebraska, Maine e Louisiana (il cosiddetto Super Saturday), l’unico vero competitor di Trump pare essere il Senatore texano Ted Cruz, il quale, nei giorni scorsi, ha mandato un monito perentorio al partito, definendosi l’unico vero anti-Trump.

Marco Rubio
Marco Rubio

Tuttavia, se Atene piange, Sparta certo non ride. Anche fra i democratici, non tutti sono convinti che Hillary Clinton rappresenti la giusta scelta per il post-Obama. Sebbene l’ex Segretario di Stato sia fortemente sostenuta dalla minoranza afroamericana (sembra che finora 9 afroamericani su 10 abbiano votato per lei alle primarie), la componente più liberal dell’elettorato democratico continua a preferire Bernie Sanders, che da parte sua molla. Dopo essersi imposto in Kansas e Nebraska, il Senatore del Vermont si prepara ai prossimi scontri, consapevole di non aver assolutamente nulla da perdere. Sarà la signora Clinton a dover conquistare la vittoria, mettendo a tacere la sua fama di donna antipatica e fredda, forte di un successo politico dovuto prevalentemente all’amatissimo marito Bill. Per entrambi i candidati, ma anche per i loro stessi partiti, la strada per la corsa alla Casa Bianca appare dunque ancora molto lunga e piena di insidie. Il rischio è che la resa dei conti definitiva avvenga proprio durante le convention di luglio, che potrebbero vedere i partiti spaccarsi al loro interno, per poi ricompattarsi il giorno dopo aver trovato il miglior candidato alla successione di Barack Obama.

(di Christopher Rovetti)

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