La meccanica di Leonardo da Vinci in mostra a Londra

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La genialità di Leonardo da Vinci ha attraversato i secoli e la sua creatività fuori dal comune ne hanno fatto uno degli studiosi più eclettici del Rinascimento

ImageHandlerLeonardo Da VinciUn innovatore ammirato e conosciuto in tutto il mondo sino ai giorni nostri. Architetto, inventore, ingegnere, umanista, matematico, scrittore, decoratore e musicista, Leonardo osservava, studiava e rappresentava la natura attraverso scritti e disegni che ancora oggi si prestano a diverse interpretazioni, spaziando dalla meccanica alla fisica, dall’anatomia all’architettura, dalle arti militari alle arti applicate. La mostra allestita al Science Museum di Londra, intitolata “Leonardo da Vinci: The Mechanics of Genius (Leonardo da Vinci: la meccanica del genio), inaugurata il 10 febbraio e aperta al pubblico fino al 4 settembre, propone un’ampia selezione delle macchine ideate dall’artista, a partire dai suoi disegni reinterpretati in tre dimensioni, facendo rivivere ai visitatori lo straordinario approccio che ha guidato i suoi studi sul volo, per il quale è stato a lungo considerato un precursore dei tempi moderni.

La mostra ripercorre le tappe del suo percorso artistico attraverso 39 modelli storici delle sue invenzioni, 13 giochi interattivi e 10 installazioni multimediali e numerosi esempi di nuove tecnologie ispirate agli studi intrapresi dallo studioso italiano. La prima parte dell’esposizione, “Leonardo per un tempo di austerità”, permette al pubblico di osservare i modelli realizzati a Milano nel 1952, già esposti alla Royal Academy di Londra per celebrare il 500mo anniversario della nascita del genio di Vinci e presentati al Museo della Scienza e della tecnologia di Milano nel 1953. Tra i modellini più interessanti la “Boring Machine”, un trapano a colonna utilizzato per gli scavi e la macchina per levigare gli specchi concavi, una sorta di telescopio ante litteram.

Leonardo non era il solo ad immaginare macchine. Lo facevano molti ingegneri del Rinascimento. I suoi disegni però erano più raffinati, precisi ed efficaci, si legge nel pannello introduttivo alla mostra. Premessa e chiave di lettura fondamentale del percorso espositivo con l’ulteriore precisazione che i modelli in mostra, a partire da quelli storici del 1952, sono frutto di un’interpretazione, che ha tradotto e completato i disegni di Leonardo, strumento utile e affascinante per comprendere meglio le sue idee. Il racconto delle sue intuizioni è offerto al pubblico tramite ricostruzioni video, brevi filmati, disegni e didascalie tradotte in inglese, francese e italiano.

La sezione “Trasformare il movimento” si apre con una frase tratta dal Manoscritto E, dalla quale è evidente l’importanza attribuita da Leonardo alla meccanica, il filo conduttore della mostra, considerata “il paradiso delle scienze matematiche perché con quella si viene al frutto matematico”. Dalla collaborazione con il Verrocchio nel cantiere del Duomo di Firenze nel 1469 si passa alle prime macchine progettate da Leonardo, introducendo viti senza fine, catene, molle e sistemi biella-manovella. Tra queste la “Balestra gigante o balista”, vero e proprio “sogno tecnologico”, che doveva servire a scagliare grandi palle di pietra creando spavento tra i nemici, il “Carro automotore”, a lungo considerato un antenato dell’auto, la “Macchina per intagliare le lime” o ancora la “Gru per lo scavo di canali”, per la quale Leonardo lascia precise indicazioni sul suo caricamento e il suo funzionamento.

Nel periodo trascorso al servizio di Cesare Borgia (1502), Leonardo approfondisce i problemi di traiettoria dei proiettili e di statica delle strutture fortificate, come si osserva in una delle sezioni delle più originali della mostra, “Preparare la guerra”. I visitatori possono ammirare la ricostruzione in scala della “Difesa angolare con fiancheggiamento”, effettuata da Ermenegildo Menighetti, un torrone cilindrico disegnato da Leonardo dopo aver osservato e descritto le fortificazioni realizzate da Bartolomeo Gadio alla metà del Quattrocento nel Castello di Milano; l’“artiglieria multipla”, che Leonardo definisce “spingarda a organi” per la somiglianza con la canna degli organi e il “Carro falcato”, strumento bellico già utilizzato da Egizi, Greci e Persiani, rappresentato in molti disegni di Leonardo, caratterizzati da un tono visionario e insieme drammatico, come denota il vigore impetuoso del cavallo e del cavaliere. Le attrezzature subacquee attirano la curiosità di grandi e bambini. In particolare il “Guanto palmato”, che somiglia ad una pinna e lo “Scafandro per palombaro”, un giubbone ingombrante e un po’ bizzarro, dotato di calzoni e maschera con occhiali in vetro, sacchi di sabbia come zavorra, una riserva d’aria e un piccolo otre per urinare. Attinto dal Codice Atlantico, era stato concepito per lavorare in acqua ad una certa profondità e resistere agli attacchi subacquei e al sabotaggio delle navi nemiche.

Ancora che lo ingegno umano faccia invenzioni varie, rispondendo con vari strumenti a un medesimo fine, mai esso troverà invenzione più bella, né più facile, né più breve della natura, perché nelle sue invenzioni nulla manca e nulla è superfluo (Leonardo, Quaderni IV). La citazione apre la sezione “Ispirarsi al vivo”, dedicata alle applicazioni moderne basate su alcune intuizioni leonardesche aperte alle sperimentazioni odierne. La biomimetica, ad esempio, attinge soluzioni tecniche direttamente dalla natura, imitando materiali naturali, come la seta dei ragni, non ancora riproducibile in quantità industriale ma estremamente interessante per le sue potenziali applicazioni. Il “Robot Angels”, progettato dal laboratorio di Biorobotica dell’École des Mines di Nantes e il volo dello “SmartBird”, messo a punto dalla società Festo a Essinglen in Germania, robot leggerissimo e aerodinamico, sono due mirabili esempi di ingegneria robotica bioispirata.

“Immaginare il volo” propone macchine avveniristiche, frutto del lavoro metodico di osservazione sul volo degli uccelli. Leonardo studia la qualità e lo spessore dell’aria e mette a punto strumenti di misura come l’inclinometro, l’anemometro e l’igrometro. L’ ”aliante” mette a confronto il battito d’ali di una libellula e di un pipistrello; la “navicella volante”, munita di ali battenti e di timone, è ispirata allo scheletro del pipistrello; il “paracadute” a forma di piramide quadrangolare è contenuto in un foglio ricco di studi e annotazioni sul volo meccanico.

Leonardo applica il suo talento artistico anche al settore tessile, alla messinscena di spettacoli e di feste grazie a macchinari ed automi. In “migliorare la fabbricazione” è esposto il primo “Telaio meccanico” mai concepito e come per il “Filatoio di alette mobili”, anticipa applicazioni che verranno utilizzate in Inghilterra durante la Rivoluzione Industriale; mentre nella sezione finale “Unificare il sapere” si trovano diversi disegni e riproduzioni di chiese a pianta centrale eseguiti tra il 1487  e il 1490. Il “Banco per esperienze sull’attrito” è un tangibile esempio degli studi sulla “confregazione” e dell’importanza dell’attrito per il funzionamento delle macchine. Vi è spazio anche per una breve rassegna sul disegno anatomico, sui pensieri contenuti negli scritti di Leonardo, le teorie elaborate nel campo della fisica e dell’idraulica, e un gioco interattivo sul capolavoro pittorico “La Vergine delle Rocce”.                                     A stupire non sono soltanto le sue intuizioni e il suo metodo di studio, sorprendentemente all’avanguardia, ma soprattutto l’eredità scientifica di un grande maestro che è giunta sino a noi, capace di ispirare moderne applicazioni scientifiche e tecnologiche.

(di Elena Angiargiu)

 

 

 

 

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One thought on “La meccanica di Leonardo da Vinci in mostra a Londra

  1. Leonardo (1452-1519) nato a Vinci e Michelangelo Buonarroti (1475-1564) nato a Caprese nella Val Tiberina, territorio della Repubblica fiorentina. A ventitré anni e novanta chilometri di distanza, con la città di Firenze in mezzo. Come due satelliti orbiteranno sempre intorno al capoluogo toscano, per planare alla fine, Leonardo in Francia dal re Francesco I, e Michelangelo a Roma dal Papa. Di comune avevano il genio, il patrimonio culturale della Firenze rinascimentale, e un volto somigliante al termine della vita. Sebbene il genio abbia sempre qualcosa di misterioso nella sua genesi e nelle sue manifestazioni. Il loro genio, pur manifestandosi in modo differente, si esprimeva spesso attraverso processi ricorsivi. Il moltiplicarsi dell’immagine di un oggetto posto tra due specchi piani paralleli, ne è una tipica situazione. Effetto ottico che i geni, in vari modi, a volte ricreano nelle loro opere. Era stato cosi anche per Filippo Brunelleschi (1377 1446) uno dei padri del Rinascimento, il geniale progettista e costruttore della cupola del Duomo fiorentino. Alcune considerazioni sul genio di Leonardo e Michelangelo sono evidenti, altre volte sono basate su interpretazioni. Del resto, dei quadri rinascimentali non abbiamo quasi mai un’esauriente descrizione, o anche solo parziale da parte degli autori. Caratteristica peculiare di questo tipo di genialità è il prodursi, in modo quasi magico, del non finito in campo artistico. Avviene quando l’immagine dell’oggetto tra i due specchi piani non è compiuta definitivamente, ma è completata dalle infinite riflessioni, poste magari nella mente dell’osservatore. Il non finito nell’arte nasce con le statue di Michelangelo, e con l’elaborazione critica che ne fece il pittore, scultore e soprattutto biografo Giorgio Vasari (1511-1574). Ma lo ritroviamo anche nelle opere di Leonardo. Trovarsi spesso in una camera degli specchi è pericoloso per la sanità della mente. In questo caso a smarrirsi non è la coscienza, ma l’identità sessuale. Molte figure dei due artisti hanno un carattere androgino. Cfr- ebook/Kindle. Leonardo e Michelangelo: vita e opere

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