Motociclismo, gli Oscar di Mediapolitika Sport del 2015

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moto gpCon il 2015 alle spalle, che ha proclamato Jorje Lorenzo campione del Mondo in sella alla sua Yamaha, Mediapolitika presenta gli Oscar 2015 nel mondo della Moto Gp.

MIGLIOR PILOTA 2015: VALENTINO ROSSI 

Il miglior pilota del campionato del mondo di motociclismo 2015 è Valentino Rossi, vice campione alle spalle del compagno di squadra alla Yamaha Jorge Lorenzo.

Rossi, 37 anni il prossimo febbraio, è stato in testa al campionato dalla prima alla penultima gara, perdendo il titolo solamente nell’epilogo di Valencia dopo le ormai famose ed aspre beghe con gli spagnoli Lorenzo e Marquez, rei, a detta di Valentino, di aver sabotato il campionato indirizzandolo verso la penisola iberica.

Ma il pilota italiano, nove volte campione del mondo, ha dimostrato una costanza, una grinta ed una tecnica ancora oggi invidiabili per i più giovani rivali, una personalità immensa che a 36 anni suonati gli hanno fatto sfiorare il decimo alloro della carriera: 4 vittorie, una pole position, 15 podi (12 consecutivi), duelli epocali con gli avversari, spesso battuti dalla rabbia di un Valentino i cui numeri del 2015 non sono stati sufficienti a riconquistare il mondiale, ma ne hanno aumentato ancora i crismi di colui che sarà ricordato come il più grande pilota di motociclismo di tutti i tempi.

MIGLIOR PROMESSA 2015: DANNY KENT

Danny Kent è un pilota britannico, nella storia delle corse motociclistiche in pochi hanno saputo farsi valere, eccezion fatta per Mike Hailwood – un fenomeno tragicamente scomparso fuori dall’asfalto delle piste – ma tra i pochissimi in grado di competere sia sulle due che sulle quattro ruote; ebbene Kent potrebbe essere una buona promessa per riportare in auge il motociclismo anche in Gran Bretagna.

La (seppur ancora breve) storia di Kent nelle corse motociclistiche inizia nel 2010 con diverse corse da wild card  e la partecipazione alla coppa RedBull dedicata alle rookies; da qui il passaggio alle corse “vere”, con un’Aprilia, in quello che era ancora il campionato 125.

Nel 2011 non cambia il Team – il Red Bull di Ajo Motorsport – ma cambia il bolide una KTM, a fine anno Danny chiude in 4 posizione nella classifica con due primi posti; il 2013 segna il passaggio di Team – si sposta al Tech3 – e contestualmente il salto di categoria. In Moto 2, complice l’infortunio alla clavicola, le prestazioni non sono all’altezza e la chiusura in 22esima posizione ne è un chiaro segnale; ma Kent, cosparsosi il capo di cenere, torna in Moto3 col Team Ajo e in sella ad una Husqvarna riesce a chiudere in ottava postazione.

Il 2015 è l’anno della svolta per Kent, passato al Team Leopard Racing, e salito in sella alla Honda NSF250R la musica cambia: l’anno si apre con un bel terzo posto nella gara notturna del Qatar, tre vittorie in America, Argentina e Spagna, una favolosa gara con rimonta a Le Mans (valsa però solamente la 4 posizione) e un secondo posto in volata al Mugello.

Da qui inizia una stagione di alti e bassi, Barcellona e Sachsenring valgono il primo posto e Assen il gradino più basso del podio, a seguire un folle 21esimo posto ad Indianapolis – ma buona dose del “risultato” è da ascriversi alla pioggia improvvisa – e poi il 7 posto in Repubblica Ceca, a casa Kent fa infiammare gli animi e a seguito della vittoria i punti di vantaggio sull’inseguitore più vicino sono 70.

Da qui comincia un po’ di follia – mista a qualche vertigine si immagina – due seste piazze, due ritiri per cadute e 30 punti persi, il duello con Oliveira è sempre più infiammato, Kent spreca la prima occasione di chiudere a Sepang e i soli 24 punti di distacco infiammano la chiusura del mondiale, che come detto finirà nelle mani del britannico, che svolgendo i compiti a casa si accontenta dei 7 punti del nono posto che però valgono il mondiale e una buona dose di rammarico per Oliveira.

Dopo 38 anni dalla vittoria di Barry Sheene nella classe 500 un titolo mondiale va a un pilota britannico, per il 2016 è atteso (di nuovo) il salto di categoria ma sempre nel Team Leopard, probabilmente l’anno prossimo sapremo se Danny sarà effettivamente in grado di riaccendere quella fiamma o se Oliveira rimetterà la chiesa al centro del villaggio.

di Marco Milan; di Francesco Galati

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