25 Novembre, insieme contro la violenza sulla donne

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roma violenza donneIl 17 dicembre 1999, l’ONU decise di istituire la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e, nel farlo, non scelse una data casuale. Il 25 novembre, infatti, si ricorda il giorno del massacro delle tre sorelle Mirabal, violentate e uccise nella Repubblica Domenicana per aver osato opporsi al regime dittatoriale di Rafael Trujillo. I corpi delle tre attiviste furono gettati in un dirupo e il violento assassino fu mascherato da tragico incidente. Era il 25 novembre del 1960.

È difficile valutare se, dopo più di cinquanta anni, le cose siano effettivamente cambiate.  I dati diffusi dall’ultimo rapporto ONU e dall’Istat mostrano una situazione caratterizzata da elevati indici di gravità: il 35 per cento delle donne nel mondo ha subito una violenza fisica o sessuale dal proprio partner o da un’altra persona (con situazioni particolarmente critiche in alcuni paesi, come in Cambogia)  mentre in Italia, il 31,5 per cento delle 16- 70enni (6 milioni 788 mila) è stata vittima di maltrattamenti. Tuttavia, rileva ancora l’Istat, nel corso del tempo è cresciuta la consapevolezza della violenza subita e con essa è aumentato il numero di denunce. Considerando l’andamento degli ultimi cinque anni, infatti, è evidente la maggior propensione delle donne a parlare degli abusi, a denunciarli e a rivolgersi ai centri antiviolenza. Sempre più vittime considerano i maltrattamenti, fisici e psicologici, come un reato e non più come qualcosa accaduto casualmente, senza alcuna gravità.

Scopo delle numerose iniziative che ogni anno vengono organizzate nella giornata del 25 novembre è proprio consolidare tale consapevolezza e rafforzare la convinzione che nessun tipo di violenza è giustificabile. Perché, prima ancora del corpo, viene lesa l’anima delle donne: ogni maltrattamento è un colpo all’autostima, all’orgoglio, all’amore per la propria persona. Da un punto di vista fisico, è un rapporto dell’OMS a spiegare la gravità dei problemi che nel tempo potrebbero presentarsi: le donne vittime di violenza (quando l’episodio non sfocia in un omicidio) risentono di gravi conseguenze sulla salute fisica, mentale, sessuale e riproduttiva a breve e a lungo termine e spesso, ne sono vittima anche i figli.

Il senso del 25 novembre risiede nella volontà di estirpare il germe della violenza dalla società, attraverso iniziative funzionali a trasmettere l’orrore e la rabbia verso episodi che, molto spesso, occupano le prime pagine delle cronache. Questa giornata rappresenta anche il momento per riflettere sui passi avanti compiuti e i punti ancora irrisolti, soprattutto dal punto di vista della protezione per le vittime di violenza. In Italia, infatti, se da una parte bisogna prendere atto dell’avanzamento legislativo, grazie alla nascita di nuovi strumenti normativi (la legge di contrasto al femminicidio, quella contro lo stalking e la ‘Convenzione di Istanbul’ ), dall’altro persistono criticità relative ai Centri Antiviolenza, bacini essenziali per raccogliere le prime richieste di aiuto. In particolare, non risulta chiara la situazione dei fondi stanziati dal governo per queste strutture. Secondo lo studio realizzato da DonneCheContano, una piattaforma opendata di ActionAid e presentato durante l’incontro  Sulla violenza voglio vederci chiaro, i finanziamenti medi variano da regione a regione, creando disparità territoriali nell’assicurare i sevizi antiviolenza.

Questo per dire che, probabilmente, la prima denuncia da fare è contro la mala gestione di finanziamenti destinati a cause di priorità assoluta. E, senza dubbio, la responsabilità dei dati critici relativi alla violenza contro le donne è in parte anche di chi, chiudendo gli occhi, avalla con il silenzio e l’indifferenza il persistere di tali condotte e genera, nelle vittime, sfiducia e disillusione nei confronti delle istituzioni.

 

(di Giulia Cara)

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