Amarcord: il leggendario scudetto del Casale

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Scudetto CasaleVerona, Sampdoria, Cagliari: scudetti unici, forse irripetibili, da sempre simboli di un calcio non banale, esempi di imprese storiche ed appassionanti, così come storico ed appassionante è lo scudetto del Casale, un titolo datato 1914, altro calcio, altro mondo, altra Italia ed altro modo di concepire lo sport. Eppure resta ancora oggi uno scudetto leggendario, anche se nessuno può raccontarlo dal vivo, rimangono però i documenti e le storie tramandate che a Casale Monferrato conoscono anche i più giovani.

Il calcio in Italia nel 1914 è totalmente diverso da quello attuale. Senza scomodare tecnologia e televisioni, la concezione che il popolo italiano ha del pallone è meno frenetica e forzata, eppure i tifosi già ci sono, non esistono curve e cori organizzati, molti appassionati hanno giacca, cravatta, cappello ed ombrello appoggiato sull’avambraccio, spesso vanno allo stadio pure col binocolo, applaudono e non urlano, si scambiano commenti come fossero a teatro. Anche il campionato è diverso, ci sono i gironi regionali e non un girone unico (che arriverà solo nel 1929), chi si qualifica alla fase finale può giocarsi le finali nazionali. Il Genoa ha dominato i primi campionati, il Milan è venuto fuori subito dopo, poi c’è il quadrilatero piemontese che è fortissimo: Pro Vercelli, Torino, Juventus e per ultimo il Casale. Fondato nel 1909, il club di Casale Monferrato si sta imponendo come uno dei più attrezzati e convinti di potersi imporre nonostante sia nato da pochissimo; da subito nasce una rivalità coi corregionali della Pro Vercelli (anche perchè le due città non si amano fin dal medioevo), tanto che i colori sociali del Casale vengono scelti in contrapposizione a quelli dei vercellesi: la Pro Vercelli scende in campo in maglia bianca e pantaloncini neri, il Casale sceglie una tenuta nera con stella bianca sul petto, una soluzione storica ed unica in tutta Italia. Dopo qualche campionato di assestamento, i nerostellati nell’estate del 1913 si rinforzano e puntano decisamente a vincere lo scudetto vincendo il girone ligure-piemontese ottenendo 31 punti come il Genoa nonostante una sconfitta ed un pareggio contro i rivali della Pro Vercelli (0-2 e 0-0) che però arrivano terzi e restano fuori dal treno scudetto dopo tre vittorie di fila e sei finali consecutive. Il Casale ha forza, organizzazione e convinzione, ma dalle altre regioni arrivano alle finali formazioni altrettanto attrezzate e che hanno dalla loro quell’esperienza che i piemontesi non hanno, come Inter e Juventus, oltre naturalmente al Genoa e alle due venete Verona e Vicenza. Il regolamento prevede, dopo i gironi regionali, la disputa di un minicampionato del nord, uno del centro e uno del sud. La vincente del gruppo settentrionale si qualifica per la finalissima, le vincenti degli altri due raggruppamenti giocano una semifinale la cui vincente raggiungerà la finalista e si giocherà lo scudetto; un metodo completamente differente da quello attuale e che agli occhi di chi vive oggi il calcio può sembrare assurdo e troppo complicato, ma c’è da considerare come nel 1914 non solo il calcio, ma anche l’intero paese non fosse ancora abituato ad un’unione totale, sta per scoppiare la Prima Guerra Mondiale e la divisione fra nord e sud si sente parecchio. Il Casale vince per 2 punti il girone settentrionale a scapito del Genoa; decisive le due vittorie dei piemontesi negli scontri diretti, 2-0 a Casale Monferrato e 2-1 a Genova nella gara inaugurale del raggruppamento. Per tutti, il Casale è già campione d’Italia perchè la finalissima contro la vincente del centrosud è considerata sì la certificazione del titolo, ma il calcio che conta si gioca al nord e lo scudetto del nord l’ha vinto il Casale. Intanto a qualificarsi per la finale c’è la Lazio che ha battuto l’Internazionale Napoli (formazione napoletana poi fusasi con la Pro Napoli e successivamente con il Naples dando vita all’Internaples) e anche i laziali sono una mezza sorpresa, anche se fra centro e sud sono la compagine più accreditata per giocarsi la vittoria finale. Il 5 luglio del 1914 si gioca l’andata al Campo Priocco di Casale Monferrato: fa caldo, nessuno pensa che sarà facile anche se il Casale è favorito. La gara si rivela invece un trionfo per i nerostellati che stravincono 7-1 con doppietta di Amedeo Varese e reti di Ferraris I, Ravetti, Gallina e Mattea, mentre sul 6-0 la Lazio accorcia con Zucchi. Il Casale è vicinissimo al titolo nazionale, ma serve certificare il tutto nella gara di ritorno a Roma dove la Lazio ha pochissime possibilità di spuntarla ma che prova lo stesso a vincere; non ci sarà storia nemmeno nella seconda partita, perchè i piemontesi segnano già alla mezz’ora del primo tempo con Varese e la contesa finisce lì. Il raddoppio di Ravetti al 76′ fa esplodere definitivamente la festa di Casale Monferrato: è il 12 luglio del 1914, il Casale è campione d’Italia e tutti sono convinti che possa essere l’inizio di una striscia di vittorie, come i rivali della Pro Vercelli. “E’ nata una nuova stella”, dicono in Piemonte giocando con le parole in riferimento al simbolo sulla maglia nera del Casale. Non sarà così, perchè il Casale l’anno successivo viene eliminato dal Genoa (poi campione) nel girone semfinale, dopodichè in Italia il calcio si ferma fino al 1919 per la guerra e alla ripresa del campionato i nerostellati non sono più la stessa squadra di cinque anni prima e scivolano via via nelle retrovie fino a retrocedere nel 1934 (a vent’anni dallo scudetto) dopo l’introduzione del torneo a girone unico.

Il Casale non è mai più tornato in serie A ed anche la serie B ha conosciuto i piemontesi l’ultima volta nel 1947. I nerostellati hanno disputato tanti campionati di serie C, qualcuno di serie D, senza mai ripetere i fasti di inizio 900, senza mai invertire una rotta che da quasi cento anni ormai vede Casale Monferrato ai margini del grande calcio. Oggi il Casale è in Eccellenza dopo un dissesto finanziario che nel 2013 ha estromesso i piemontesi dalla serie C; oggi a Casale Monferrato la passione per il calcio e per la squadra locale è intatta, il ricordo dello scudetto del 1914 è un orgoglio enorme, una soddisfazione indelebile e ad oggi la cittadina ai piedi di Alessandria è il più piccolo comune italiano ad essersi fregiato del titolo di Campione d’Italia. Sarà passato più di un secolo, ma è una storia incancellabile.

di Marco Milan

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