Libri – Quando le arti si completano a vicenda

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2015-05-19-1432075637-2202108-coverseilamiavita-thumbLIBRI – Solitamente si dice che chi fa bene un mestiere, in questo caso il regista, non possa farne bene anche un altro. Ferzan Ozpetek, invece, dimostra con il suo libro Sei la mia vita, secondo che scrive nella sua carriera, questa regola non vale per tutti.

Questo volume è una sorta di autobiografia romanzata dell’autore, interamente dedicata all’amore della sua vita. Il libro inizia con loro due che sono in macchina e stanno lasciando Roma. Il regista inizia a raccontare a Valerio la città dove si è trasferito ad appena 18 anni, Roma, dalla sua bellissima Turchia. Uno spaccato della vita nella capitale italiana degli anni Ottanta, dove la vita dell’autore si svolge tra la comunità gay, l’Aids, l’amicizia, l’amore.

Ozpetek è molto abile a parlare di sentimenti, come ha dimostrato anche nei suoi film, e lo comprova anche in questo romanzo, dove l’animo umano viene esplorato in tutte le sue sfumature.

Il volume è raccontato in prima persona e non viene mai lasciato spazio alle risposte di Valerio, che infatti conosciamo solo attraverso le descrizioni della voce narrante, nonché suo compagno di una vita. Il motivo per cui, però, l’autore decide di raccontare il suo passato al compagno è purtroppo triste: Valerio, infatti, soffre di demenza precoce degenerativa primaria assimilabile a sindrome di Alzheimer, motivo per il quale ha dimenticato gran parte della sua vita. Grande prova d’amore quella del protagonista di lasciare tutto, vita e lavoro, per dedicarsi completamente al suo compagno.

Ferzan ci fa rivivere una Roma magica e tutti quei momenti condivisi con la sua combriccola di amici. Ci parla della sua vita a Via Ostiense, delle estati spese in quel “buco” di Ostia, dei suoi viaggi a Parigi e persino dei ricordi delle scene girate in varie parti della città. Essendo una autobiografia romanzata, difatti, questo volume contiene molti spunti della vita reale del regista e dei suoi amici – alcuni famosi e ben riconoscibili dalle sue descrizioni. Un lettore appassionato anche della cinematografia di Ozpetek, sarà certamente in grado di riconoscerne molti.

Molto forte nella narrazione è anche il legame fra Roma ed Istanbul, due città caotiche in grado, però, di suscitare altrettanto forti e tormentate emozioni.

I vari personaggi sono descritti in maniera superba e risultano facilmente simpatici al lettore. A volte – e qui la bravura del regista – sembra quasi di essere sul set di un suo film. La prosa è sempre elegante e le espressioni sono difficilmente scontate.

L’amore assoluto è comunque il protagonista principale di questa narrazione e per come gran parte delle sue pellicole, anche questo libro lascia molti interrogativi, seppur toccando a fondo l’animo umano.

“Ti tenevo tra le braccia con tutta la forza e tenerezza di cui sono capace, e tu ti eri abbandonato a me completamente. I nostri corpi si sono parlati e si sono detti tutto ciò che c’era da dire. Perché l’amore non ha bisogno di nient’altro per vivere, nient’altro che una di reciproca, assoluta fiducia. È stato in quel momento che ha iniziato a prendere forma questa mia folle idea di abbandonare ogni cosa e andarcene via […]. E ora sto raccontando tutto questo a te, ma anche a me stesso, perché poi anch’io voglio dimenticare. Quando arriveremo nella dimora di pietra che ci sarà di rifugio, mi butterò il passato alle spalle. E allora saremo uguali. Senza memoria, solo un presente da assaporare istante per istante, isolati dal mondo lontani nel tempo e nello spazio da tutto ciò che abbiamo condiviso finora. Da quella che è stata la nostra vita. Perché così ho deciso. Cancellare il passato, abbandonarsi al nulla e riscoprire l’universo in ogni piccolo gesto.”

(di Arianna Catti De Gasperi)

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