Amarcord. Ferrigno-Bertolotti, una lite che rischiò di sfociare in tragedia

ferrignoIl calcio e le liti, un binomio frequente, a volte anche apprezzato perchè simbolo di virilità, di grinta, di attaccamento ai colori che si difendono. L’adrenalina, la tensione e le aspettative intorno, spesso e volentieri caricano in maniera esagerata i calciatori, specie quelli impulsivi che trasformano un momento di rabbia in liti violente e gazzarre esagitate. Quanto accaduto a Massimiliano Ferrigno e Francesco Bertolotti, però, è l’eccesso dell’eccesso, l’apice dell’accumulo di tensione e adrenalina.

E’ il 19 novembre del 2000, allo stadio Sinigaglia di Como si gioca Como-Modena, sfida al vertice del girone A della serie C1 fra le due squadre che fino all’ultima giornata si contenderanno la promozione in serie B, poi raggiunta da entrambe, il Modena direttamente, il Como tramite i playoff. E’ una partita tirata, nervosa, l’arbitro fa fatica a contenere l’esuberanza dei ventidue uomini in campo, si accendono un paio di risse, spintoni, qualche manata in faccia, alla fine viene espulso il capitano dei lombardi, Massimiliano Ferrigno, uno dei giocatori più talentuosi in campo e che ha litigato con Francesco Bertolotti, centrocampista del Modena e suo ex compagno di squadra nel Brescello, sempre in serie C. Alla fine il Como vince 1-0, ma il finale di gara è rovente: i calciatori se ne dicono di tutti i colori, in particolar modo è rabbioso Ferrigno che a caldo dichiara: “Come si fa a giocare contro giocatori come Bertolotti che fanno la scena alla prima spintarella? E’ una vergogna, sono stato espulso per colpa sua, ma lasciamo stare, alla fine l’importante è che il Como abbia vinto”. Poi gli animi sembrano distendersi in sala stampa, Ferrigno e Bertolotti si incrociano, il comasco dice tra i denti: “Francesco, questa non me la dovevi fare”, Bertolotti risponde: “Dai Max, vediamo al ritorno chi è più forte”. Tutto chiarito con la solita doccia che rinfresca le idee? Così sembra, invece subito dopo succede qualcosa in un sottoscala che conduce ad una delle uscite dello stadio Sinigaglia: forse una provocazione, forse ancora qualche punzecchiatura fra i due, del resto testimoni non ce ne sono, fatto sta che Ferrigno colpisce Bertolotti con un pugno al volto, il calciatore del Modena cade all’indietro e picchia la testa rimanendo privo di conoscenza. Ferrigno, preso dal panico, in un primo momento si allontana, poi torna sul luogo incriminato. Bertolotti viene portato via in ambulanza, è privo di conoscenza, ha la bocca semiaperta e il volto tumefatto e bloccato, rigido, i soccorritori definiscono agghiacciante l’aspetto di Bertolotti che all’arrivo in ospedale è in coma e in condizioni molto gravi.

Ferrigno parla di una lite sfociata in una serie di spintoni e dice che per liberarsi di Bertolotti lo ha colpito al volto; il capitano del Como è stravolto, rischia un accusa per omicidio colposo perchè le condizioni di Bertolotti si aggravano e il modenese è in pericolo di vita; operato per oltre tre ore, rimane in coma per otto giorni, ma riesce a salvarsi grazie ad uno staff di medici dell’ospedale di Lecco che non lo molla per neanche un minuto. Bertolotti esce dal coma la mattina del 27 novembre 2000 e da quel giorno vive con una placca di metallo nella testa. Alla vigilia di capodanno, Ferrigno scrive a Bertolotti attraverso una lettera pubblicata dal quotidiano Il Resto del Carlino: “Caro Francesco, prima o poi ci incontreremo e ci abbracceremo. Spero di rivederti felice, in campo, in pace e serenità con la tua famiglia. Mi dispiace Francesco, non volevo. Il tempo forse aiuterà ad aprire il mio cuore, a dirti quello che vorrei, ma ora non ce la faccio”. Chiede perdono Ferrigno, ma l’ex amico e compagno risponde seccamente, intervistato dalla Gazzetta dello Sport: “Perdono? No, non mi chieda questo Ferrigno, non adesso almeno. Mi ha aggredito, poi è scappato via ed io sono rimasto oltre un minuto senza respirare ed è tantissimo; ho rischiato la vita e ho rischiato di rimanere fortemente handicappato, tutto per colpa sua. Ha rovinato non soltanto me, ma anche la mia famiglia, perchè mio figlio vuole smettere di giocare a calcio dopo quello che ha visto succedere a me. Ha paura”. Un mese più tardi arrivano le sentenze: una proviene dal tribunale e squalifica Ferrigno per 3 anni con l’accusa di lesioni aggravate gravissime, l’altra la pronunciano i medici di Bertolotti che vietano al calciatore di giocare a calcio per il resto della sua vita. Ferrigno è deluso, dichiara: “A 27 anni dove posso andare con una squalifica di 3 anni sul groppone? Faccio prima a ritirarmi. Sentenza giusta? Non spetta a me dirlo, anche se ho avuto la percezione che più che giustizia si sia cercata vendetta. Vorrei continuare a giocare, ma ripeto, penso che mi ritirerò“. Non si ritirerà, anzi, scontata la squalifica fino al 31 dicembre 2003, Ferrigno tornerà a giocare proprio nel Como, in serie B, poi andrà al Perugia per pochi mesi, infine dirà addio al calcio giocato. Bertolotti commenta la sentenza sulla squalifica di Ferrigno utilizzando ancora parole al vetriolo: “Giustizia è fatta, la disciplinare ha svolto un lavoro ottimo, anche se niente e nessuno potrà mai restituirmi il calcio e la mia forzata pensione. Le sue scuse verso di me? Io penso che non si possa chiedere scusa del pugno in pubblico e poi, quando ti danno l’occasione di raccontare come si sono svolti i fatti, dire una marea di falsità. Se Ferrigno avesse raccontato la verità dall’inizio, il modo di incontrarci lo avremmo trovato. Cosa ho pensato quando l’ho visto in aula? La stanza era piena di gente, lui sedeva alla mia destra. Per un attimo i nostri sguardi si sono incrociati. Non ho provato nessuna sensazione particolare, ho spesso fortissimi dolori alla testa, cerco di rimanere il più tranquillo possibile“.

Massimiliano Ferrigno, ritiratosi definitivamente dal calcio nel gennaio del 2005 dopo 16 apparizioni e 2 gol in serie B col Perugia, ha aperto una società di marketing sportivo, la HS Marketing, diventando imprenditore. Sulla vicenda con Bertolotti ha preferito non aggiungere altro ed è scomparso dalla vita pubblica. Francesco Bertolotti ha provato a restare nel mondo del calcio, diventando allenatore delle giovanili del Modena, poi ha mollato trovando lavoro come impiegato in una ditta di caldaie. Nel 2013 è tornato a vestire i panni di allenatore prendendo in mano una squadra dell’Eccellenza emiliana, il Lentigione. La tragedia sfiorata dopo Como-Modena del novembre del 2000 ha distrutto due vite e rovinato due carriere: Massimiliano Ferrigno, a causa di una reazione violenta e sproporzionata, ha visto la sua esistenza macchiarsi e ne ha compromessa un’altra; Francesco Bertolotti è stato privato del suo sogno di continuare a giocare a pallone, magari raggiungendo anche la serie B, ma soprattutto è andato incontro ad una vita difficile, imparando a convivere con un pezzo di ferro nella faccia e con continue e fastidiose emicranie, per fortuna assottigliatesi col passare degli anni. Una storia fatta anche di sfortuna, una storia che si poteva e doveva comunque evitare, una storia che ha il calcio sullo sfondo ma che col calcio c’entra assai poco.

di Marco Milan

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