Amarcord. Tuta e la storia di quel gol che forse non avrebbe dovuto segnare

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Tuta
Tuta

All’anagrafe fa Moacir Bastos e questo nome non fa venire in mente nulla a nessuno. Il calcio brasiliano, però, lo ha ribattezzato Tuta e questo nomignolo fa rizzare le orecchie a qualcuno, in particolar modo ai tifosi del Venezia e più in generale agli appassionati di calcio più attenti. L’ennesimo episodio torbido di uno sport che nel nostro paese ha collezionato tante bellezze ma anche tanti scandali, specchio perfetto dell’andamento della nazione.

Tuta nasce a Palmital, piccolo centro brasiliano dello stato di San Paolo, il 20 giugno del 1974 e fin da bambino inizia a tirar calci al pallone. Fa strada grazie ad un innato senso del gol, gioca da prima punta ma è agile abbastanza per poter svariare lungo l’intero fronte della zona di attacco; gioca con le maglie di Juventude, Portuguesa ed Atletico Paranaense, poi a settembre del 1998 lo acquista il Venezia, neopromosso in serie A e che inizia il campionato 98-99 con una serie interminabile di sconfitte ed un attacco anemico e leggero: Stefan Schwoch, caterve di gol in serie B, segna solo 2 reti e peraltro entrambe su rigore ed entrambe in trasferta (a Udine e a Firenze), il nigeriano Kenneth Zeigbo, sbarcato in riva alla Laguna con la fama di bomber di razza, si rivela ben presto un oggetto misterioso che a buttarla dentro non ci pensa neanche lontamente, a tal punto che l’allenatore veneziano Walter Novellino smette anche di portarselo in panchina; infine c’è Stefano Gioacchini, poche presenze e pochi gol in serie B, zero sostanza in A per il ventiduenne che dopo soli tre spezzoni di partita in massima serie finisce con l’esser messo nel dimenticatoio e lasciare poi Venezia col mercato di gennaio. Poi c’è Pippo Maniero, appena arrivato dal Milan, che i gol li sa fare ma è infortunato.

Tuta non lo conosce nessuno, ma il brasiliano ci mette poco ad entrare nel cuore dei tifosi del Venezia andando in gol il 15 novembre allo stadio Penzo contro la Lazio in una partita che i lagunari vincono per 2-0 contro lo squadrone di Nedved, Veron, Mancini e Salas. A gennaio a Venezia arriva pure Alvaro Recoba che formerà con Maniero una coppia gol formidabile che permetterà al Venezia, nel solo girone di ritorno, di abbandonare l’ultimo posto in classifica e salvarsi addirittura con una giornata di anticipo rispetto alla fine del campionato. Tuta, nonostante non parta sempre titolare, sta buono in panchina, impara il calcio italiano e aspetta le occasioni che Novellino gli concede; una di queste arriva il 24 gennaio del 1999 nel corso di Venezia-Bari, partita ferma sull’1-1 fra due squadre in lotta per non retrocedere, seppur non in una situazione di classifica drammatica. Su Venezia e sullo stadio Penzo cala la nebbia, ci si vede poco, le squadre si stanno stancamente trascinando al 90′ senza dar l’impressione di volersi far male, in fondo il risultato di parità può accontentare entrambe. Tuta entra in campo ad una manciata di minuti dalla fine e la sua determinazione stona col clima amichevole che c’è fra le due squadre: passaggetti laterali, gioco che ristagna a centrocampo. Poi all’improvviso accade qualcosa che rivoluziona la gara e probabilmente l’intera carriera di Tuta, di sicuro la sua esperienza in Italia: il Venezia batte una punizione dalla trequarti, Tuta si avventa sul pallone come un rapace e lo scaraventa in rete: 2-1 per il Venezia, è il 90′ abbondante, il pubblico veneto impazzisce, Tuta anche, inizia a correre aspettando che i suoi compagni lo sommergano come accade sempre in queste circostanze. Invece no. A correre dal centravanti brasiliano con la maglia numero 29 sulle spalle è solo il connazionale Fabio Bilica, per il resto si assiste a scene grottesche: i giocatori del Venezia sembrano imbarazzati, da un’inquadratura dal basso si vede addirittura il capitano Gianluca Luppi che si mette le mani sulla testa come se a segnare il gol fossero stati gli avversari.

A proposito di avversari, i giocatori del Bari sono imbestialiti, si catapultano contro Tuta, parlano animatamente con i colleghi del Venezia, quasi a chiedere spiegazioni. La partita finisce, il Venezia vince 2-1, ma nel tunnel che porta agli spogliatoi la gazzarra è più accesa che mai: Tuta è il bersaglio dei giocatori del Bari, lo stopper Duccio Innocenti si avvicina al brasiliano, lo spintona, lo insulta, mima il gesto di prenderlo a pugni, l’altro difensore Gaetano De Rosa gli dà un buffetto sulla guancia urlandogli “Bravo, complimenti”. Tuta è esterrefatto, non capisce perché i giocatori baresi se la prendano con lui anziché con loro stessi per la dormita che ha portato al gol vittoria, ma non capisce nemmeno, soprattutto, perché i suoi stessi compagni, invece di festeggiarlo, lo abbiano insultato in campo e continuino a dirgli parolacce anche dopo. Non lo capirà mai.

Il dopo partita è rovente, i sospetti di una combine sono fortissimi, il passato del calcio italiano non fa che alimentare tali sospetti, la storia delle partite aggiustate rischia di scrivere un nuovo triste capitolo. Sui giornali si scatenano le ipotesi di un pareggio concordato in campo fra le due squadre e a gettare ulteriore benzina sul fuoco ci pensa lo stesso Tuta che candidamente dichiara alla stampa: “E’ successo qualcosa che non riesco a capire: quando sono entrato in campo Pippo Maniero mi ha detto di non fare gol, inoltre dopo che ho segnato hanno cominciato ad insultarmi tutti, compagni ed avversari. Io non capisco, ho fatto il mio lavoro, ho segnato, il Venezia ha vinto, che ho fatto di male?“*. Fa tenerezza questo ragazzo, sembra un bambino che guarda il telegiornale e non capisce perchè ci sia cattiveria nel mondo.

A smorzare le polemiche provano lo stesso Maniero, l’allenatore veneziano Novellino ed il presidente Zamparini che attribuiscono all’italiano zoppicante di Tuta l’equivoco, anzi, Zamparini si arrabbia di brutto in conferenza stampa e alza la voce: “Tuta non sa una parola di italiano, non ha capito un accidente di quello che ha detto Maniero!“**.  Maniero dice che ha detto esattamente il contrario di ciò che ha capito il brasiliano, ovvero gli ha detto di fare gol, mentre Novellino sostiene che i suoi giocatori non hanno esultato perchè a causa della nebbia non avevano subito compreso che il pallone fosse finito in rete.

Ma la Procura ci crede poco ed apre un’inchiesta. Venezia e Bari rischiano tanto: dalla multa, ai punti di penalizzazione, fino addirittura alla retrocessione in serie B. Anche il Bari tenta di spazzar via il polverone, ma le polemiche aumentano quando alla ripresa degli allenamenti il martedì successivo all’incontro incriminato, i tifosi di entrambe le squadre accolgono i calciatori al grido di venduti. La domenica dopo, *il Venezia pareggia 2-2 a Parma grazie ad una doppietta di Maniero che, polemicamente, non esulta e respinge i tentativi dei compagni di abbracciarlo. Due settimane più tardi, Tuta andrà in gol a San Siro contro il Milan, dimezzando lo svantaggio del Venezia: stavolta i compagni gli danno pacche sulle spalle e lui a fine partita, in un italiano stentato ma comprensibile, dice di aver ormai dimenticato le polemiche post Venezia-Bari. Polemiche che si chiudono definitivamente con un nulla di fatto quando lo stesso brasiliano, ascoltato dal magistrato, dirà di aver frainteso le parole dei compagni quel giorno e di non credere, anzi di non aver mai creduto, all’ipotesi di una combine. Il caso viene archiviato, i tifosi italiani parlano di esito a tarallucci e vino, Venezia e Bari si salvano dalla ghigliottina della giustizia sportiva e pure dalla retrocessione sul campo; Tuta a fine campionato tornerà in Brasile e lascerà l’Italia deluso e con dichiarazioni polemiche. Ad un giornalista brasiliano dirà: “In Italia succedono cose strane nel calcio, in più sono un po’ razzisti. Alcuni miei compagni mi guardavano male, mentre in un bar un cameriere mi voleva buttare fuori perché pensava fossi entrato a vendere calzini“***.

Tuta in Brasile segnerà ancora diversi gol e a tutt’oggi, a quarant’anni suonati, gioca nel Flamengo PI, quarta serie del campionato carioca, una sorta di serie C2 brasiliana. Tornò agli onori delle cronache anche nel 2012 quando fu arrestato durante un allenamento che stava effettuando con la sua squadra di allora, la Uniao Barbarense, per non aver pagato gli alimenti alla ex moglie. Inizialmente condannato a 30 giorni di carcere, passò in galera una sola notte, poi fu rilasciato grazie ad un cavillo burocratico trovato dal suo avvocato e fece addirittura in tempo a scendere in campo e a fare gol nella vittoria per 4-1 della sua squadra contro il Sorocaba. Tuta, insomma, non ha fatto quasi mai gol in circostanze banali.

*: I Pallonari – Carlo Petrini, Kaos Edizioni

**: Raisport

***: I Pallonari – Carlo Petrini, Kaos Edizioni. Terra.com

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