Mafia foggiana: Cristina Cucci presidente della nuova associazione antiracket

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Dopo aver ricevuto diverse richieste di pizzo, l’imprenditrice foggiana decide di dire “no” alla mafia e fonda l’associazione antiracket “Panunzio”

6 ottobre 2014. Una data memorabile per i foggiani, e non solo: nasce l’associazione antiracket “Panunzio”. Un segnale forte, proprio quello che serviva per scuotere le coscienze di cittadini e rappresentanti delle istituzioni che ancora non hanno il coraggio di dire “no” alla mafia. In un territorio come quello pugliese, e foggiano in particolare, dove è presente una delle mafie più spietate d’Italia, una giovane imprenditrice ha deciso che il proprio lavoro e la propria dignità non potevano essere calpestati da uomini senza scrupoli. Cristina Cucci, titolare di un’azienda che si occupa di wedding, vive e lavora a Foggia, in Puglia, dove vuole restare: “C’è un detto famoso – Fuggi da Foggia – che noi vogliamo smentire. Non dobbiamo più fuggire, dobbiamo avere la volontà di essere parte attiva di questa realtà e avere la che ci sia qualcosa da fare. Noi come associazione e voi come cittadini. Insieme”. Queste le parole di Cristina durante la presentazione della nascente associazione antiraket di cui è presidente.

In un contesto lavorativo complesso, dove se non hai prospettive sei costretto ad inventarle, Cristina ha voluto credere nella forza dei propri sogni. Ma non appena ha lanciato la sua attività è stata vittima di un tentativo fallito di estorsione. “Tu sei nuova qui. Se vuoi lavorare prepara 2000 euro, altrimenti ti facciamo saltare in aria il negozio”, le intimò un giorno una voce al telefono. Senza perdere le speranze, un quarto d’ora dopo Cristina Cucci si presenta in caserma per denunciare l’accaduto.

“A Foggia siamo talmente abituati al fatto che le cose non funzionino che sembra non ci sia più nulla da fare”, spiega Cristina. “Anche perché in termini di civiltà, legalità, economia sembra essere tutto fermo. E questo è diventato anche il nostro alibi. Noi invece vogliamo dare un esempio positivo, interrompendo la sequenza di lamentele. C’è un detto famoso – Fuggi da Foggia – che noi vogliamo smentire. Non dobbiamo più fuggire, dobbiamo avere la volontà di essere parte attiva di questa realtà e avere la che ci sia qualcosa da fare. Noi come associazione e voi come cittadini. Insieme”.

Deciso il messaggio della giovane imprenditrice e di quanti lunedì 6 ottobre si sono dati appuntamento al Palazzo del Governo di Foggia per la nascita dell’associazione antiracket dedicata a Giovanni Panunzio. Una realtà importante che riunisce sotto il proprio nome, al momento, una ventina di imprenditori ed esercenti della città che hanno deciso di ribellarsi alla consolidata prassi del pizzo, dell’estorsione, del taglieggiamento, tutti imprenditori che hanno deciso di liberarsi del giogo della criminalità prepotente e della malavita organizzata. Proprio come fece oltre vent’anni fa Panunzio, l’imprenditore foggiano che pagò con la vita l’aver denunciato alla magistratura i suoi taglieggiatori. È proprio a lui che si ispira l’associazione si ispira portandone orgogliosamente il nome.

 La cronaca racconta che gli furono chiesti due miliardi di lire, a lui che da semplice muratore era riuscito a costruirsi un nome ed una professione. Venne crivellato di colpi di arma da fuoco in via Napoli, alle 22.40 del 6 novembre del 1992 proprio mentre, ironia della sorte, in comune si discuteva del nuovo piano regolatore generale.

Ma a Foggia è tempo di cambiare aria: questo il significato dell’atto costitutivo, firmato lunedì alla presenza del sottosegretario dell’Interno, Filippo Bubbico. A coordinare il tavolo dei relatori, Tano Grasso, presidente onorario della Federazione antiracket italiana, accanto al prefetto di Foggia, Luisa Latella, al sottosegretario Ivan Scalfarotto, il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura Santi Giuffrè.

“Dobbiamo combattere ogni forma di criminalità, ogni forma di condizionamento e soggiogamento criminale che rappresentano un grave ostacolo alla crescita e allo sviluppo del territorio”, ha spiegato in apertura Bubbico. “È importante contribuire alla consapevolezza dell’agire legale e alla presa di coscienza della presenza dello Stato, che è pronto a sostenere ogni sforzo per garantire la sicurezza dei cittadini e delle imprese. Oggi abbiamo degli esempi positivi, di persone e territori che hanno deciso, riuscendoci, di liberarsi dal condizionamento criminale e sono testimoni vivi di spazi, opportunità e risorse che si possono generare alimentando il ciclo legale dell’economia”.

(di Anna Piscopo)

 

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