Brasile 2014: l’Olanda vola ai quarti e tiene vivo il sogno della rivincita

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di Marco Milan

Anche l’ostacolo Messico è stato superato, ed ora per l’Olanda si spalancano le porte dei quarti di finale, altro passo verso la finale di Rio, vero e reale obiettivo di Van Gaal e dei suoi dopo la tremenda delusione di quattro anni fa in Sud Africa.

Già, perchè l’Olanda nella sua storia è stata sempre tanto bella quanto sfortunata, tanto appassionante quanto incapace di raccogliere. Un solo campionato d’Europa nella bacheca colorata di arancione, quello del 1988, più un altro paio di semifinali buttate via nella stessa competizione fra rigori sparacchiati un po’ ovunque (con sentiti ringraziamenti di Danimarca ed Italia, tanto per citare le più celebri) e cali di tensione improvvisi. In più, e non è roba da poco, ci sono tre finali mondiali, perse clamorosamente e con un filo conduttore vagamente sinistro: il rammarico.

Nel ’74  e nel ’78 l’Olanda gioca la finale nella tana dei padroni di casa, recita all’inizio la parte della dama più bella del reame, salvo poi tramutarsi in zucca come la carrozza di Cenerentola, lasciando strada ai cocchieri tedeschi ed argentini che sentitamente ringraziano e portano a casa il prinicipe, non azzurro ma d’oro. Nel 2010, poi, gli orange stupiscono il mondo e raggiungono la finale da veri e propri outsider; affrontano la Spagna, la mettono sotto, Robben sbaglia tutto quello che si può sbagliare e forse anche di più; alla fine Iniesta, quando i rigori sono ormai lì ad un passo dal battersi, punisce gli olandesi e li getta nel terzo abisso di una finale persa, per la terza volta su tre. Ora basta, avranno urlato nello spogliatoio Sneijder e compagni. Basta, sì, ma mica è facile tornare ancora in finale, quattro anni sono tanti, molte cose cambiano. E invece l’Olanda si è presentata in Brasile con rabbia e cattiveria, ma anche con quella concretezza e quel cinismo che non l’hanno mai supportata nelle precedenti avventure iridate. Girone eliminatorio ingurgitato e masticato, risputati solo gli ossi: Spagna campione del mondo spazzata via con un roboante 5-1 che non vendica esattamente la finale del 2010, ma insomma tanto ribrezzo non fa. Australia superata a fatica ma coi crismi della grande squadra, infine il Cile, autentica rivelazione, regolato con un 2-0 che consegna all’Olanda primo posto e punteggio pieno nel gruppo. Ottavi di finale contro il Messico. l’Olanda fa il suo, ma lo fa con una difficoltà estrema: il vantaggio dei messicani ad inizio ripresa, i miracoli di Ochoa che lasciano stagliare ombre minacciose sugli uomini di Van Gaal; poi il pareggio prepotente di Sneijder a due minuti dal novantesimo, infine il rigore di Huntelaar nel quarto di recupero, a capovolgere il destino di una sfida che appariva segnata e indirizzata verso Città del Messico. No. L’Olanda stavolta ha detto no, ha detto basta alle rimonte e alle beffe subìte, è ora di prendersi qualche rivincita.

Un successo come quello sul Messico è un bel segnale, di forma fisica, di atteggiamento, di convinzione. E’ l’anno buono, forse, è la volta giusta per riprendersi da 40 anni di bocconi amari, difficili da mandar giù anche con prelibate birre olandesi.

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