I consigli di un rampollo ai giovani italiani. Grazie John Philip Jacob Elkann!

di Fabio Grandinetti

Mi ritrovo in un’aula magna di una università del sud Italia piena zeppa di laureati disoccupati, quasi 1000. Nei loro occhi leggo un misto tra rabbia e rassegnazione mentre attendono che il consigliere regionale responsabile di un bando di cui sono risultati vincitori spieghi loro come mai ci siano voluti tredici mesi per la pubblicazione delle graduatorie e come fare per elemosinare un contratto a progetto dalle aziende che hanno partecipato al bando. E penso: «ma trovativi ‘na fatica!», come si dice dalle mie parti.

Do una sbirciatina su Facebook e leggo un post di una mia conoscente laureata in ingegneria elettronica, premiata come migliore ricercatrice del suo campo in Belgio dove si è trasferita a seguito di una decina di colloqui negativi che ha tenuto in tutta Italia. Ha pubblicato una foto della famiglia e una della sua città natale (che è anche la mia). E penso: «ma chi te l’ha fatta fare!».

Torno a casa e ricevo una telefonata di un caro amico laureato in lettere; mi racconta che dopo tre anni da team leader in un call center è stato costretto ad accettare un contratto di solidarietà con conseguente decurtazione dello stipendio, anticamera in ogni caso del licenziamento. Mi dice che sta pensando di fare domanda per una posizione di animatore per bambini per una notissima azienda di crociere. E penso: «ma perché hai studiato lettere!».

Esco per una birra e incontro un altro vecchio amico, un informatore scientifico. È depresso perché da un anno gira per tutta la provincia a sue spese e dello stipendio nemmeno l’ombra. E penso: «la benzina te la pagano i tuoi, e ti lamenti?».

Ma le sue parole mi aiutano a riflettere. E improvvisamente realizzo che ho 27 anni anch’io, sono laureato anch’io e anch’io per cercare di fare quello che voglio fare non vengo pagato da un anno. E penso: «ora basta, devo essere più determinato perché ci sono tante opportunità, spesso colte da altri, e forse non ho voglia di coglierle».

Ritorno a casa e una notizia sul web mi sconvolge. Uno che si chiama John Philip Jacob Elkann, un ingegnere gestionale (un altro?!) trentasettenne nato a New York, cresciuto a Parigi ma italianissimo, ora presidente di Fiat S.p.A., presidente di Giovanni Agnelli e C. S.a.p.az, presidente ed amministratore delegato di EXOR S.p.A., membro del C.d.A. di CNH Industrial, presidente dell’Editrice La Stampa S.p.A., eccetera eccetera eccetera, ha catechizzato alcuni studenti di Sondrio dicendo così: «Molti giovani non colgono le tante possibilità di lavoro che ci sono o perché stanno bene a casa o perché non hanno ambizione. I giovani devono essere più determinati nel trovare il lavoro, perché ci sono molte opportunità, spesso colte da altri, proprio perché loro non hanno voglia di coglierle – le mie stesse parole! – Ci sono tantissimi lavori da fare, c’è tantissima domanda di lavoro, ma manca proprio l’offerta. Certo, io sono stato fortunato ad avere molte opportunità, ma quando le ho viste ho saputo anche coglierle. Le opportunità esistono più oggi che una volta e sono enormi. Una risposta alla disoccupazione giovanile, ad esempio, può essere quella di creare delle attività in proprio».

Vado a letto avvolto dal senso di colpa, dalla tremenda sensazione di aver sbagliato tutto in questi anni, con un avvilente senso di inadeguatezza verso la vita. Da domani, però, avrò un nuovo punto di riferimento che mi aiuterà a trovare la strada per il successo o, quantomeno, per una parvenza di realizzazione personale. E il suo nome è John Philip Jacob Elkann. Grazie John!

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