Fare la differenza: ridurre, riutilizzare, riciclare

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di Eloisa De Felice

Ambientalisti non si nasce, ma si cresce, pian pianino. Responsabilità degli adulti è insegnare come fare, passo a passo. Imparare, si può, anche tramite il gioco. Alle prese con i temi dell’ecologia e del riciclo, nel progetto internazionale Econnection, organizzato dall’ Institut Euroschola  e dalla ONG Keric , le classi delle scuole di Trinec (Repubblica Ceca) e di Cadca (Slovacchia). Un percorso che durerà un intero anno scolastico e che porterà i ragazzi, non solo a lavorare insieme, in un’ottica di collaborazione e integrazione multinazionale, ma anche a capire come le azioni di ciascuno influenzino la vita di tutti, anche di quelli che verranno dopo di noi.

Perché fare la raccolta differenziata? Come concretamente? Senza trascurare gli aspetti più complessi, quali l’importanza dell’ecologia e che cos’è la biodiversità. Fino ad arrivare alla visita di un sito di differenziazione della spazzatura. L’idea è quella di dare ai giovani cittadini strumenti teorici e pratici per essere adulti consapevoli domani. Comprendendo la potenza di una lettera la R in grado di generare tre parole che da sole possono fare la differenza, quella vera: reduce, reuse e recycle. In italiano: ridurre, riutilizzare e riciclare.

Formare, quindi, le nuove generazioni a vivere il mondo e nel mondo in un modo diverso da quello devastante e consumistico che si è protratto fino ad oggi. Ponendosi tante domande che, poi, si sa, sono il vero sale della vita. Chi produce ogni singolo bene che abbiamo? Con quali animali è stato realizzato? Quante persone sono necessarie? Quanti soldi per produrre, per comprare e per poi rivendere?

Domande come queste per capire cinque aspetti della vita, fondamentali, in cui continuamente siamo immersi, senza rendercene neanche conto. Il primo: tutti siamo connessi con tutti e quindi con l’ambiente e viceversa. Il secondo: come ad ogni azione corrisponda una reazione, in una sorta di circolo vizioso o virtuoso, in relazione ai comportamenti che assumiamo. Il terzo: quanto grande sia la maestria di “madre natura” nel suo operare, rispetto alle azioni sconsiderate compiute dall’essere umano. Il quarto: come occorra lavorare sodo per ricevere frutti belli e maturi dalla terra. Infine: Se getti qualcosa in natura, ci vuole molto, ma molto tempo perché questa tua azione venga da essa riparata.

Ma, in casi come questo, i numeri spiegano molto meglio di tante parole. Qualche dato interessante. Un calzino, disperso in natura, necessita di un anno e mezzo per essere biodegradato, mentre una buccia di mela, solo sei giorni. Quindici anni, per una sigaretta, venticinque per il metallo. Infine, alla natura, per smaltire una singola bottiglia di plastica gettata in terra, sono necessari cento anni, mentre per degradare un pezzo di vetro ne occorrono ben mille. Ricordatevelo, durante il vostro prossimo pic pin!

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