Italia: gli azzurri staccano il biglietto per Rio, quante certezze e quanti dubbi per Prandelli?

L’Italia è al mondiale. Il lasciapassare per la prenotazione di un volo per Rio de Janeiro il prossimo giugno, l’ha dato il calcio di rigore di Mario Balotelli nella sfida di Torino contro la Repubblica Ceca, ultimo ostacolo aritmetico fra gli azzurri e l’evento sportivo più importante dell’anno solare 2014.

Vincere il girone B di qualificazione non è stata un’impresa titanica per la nazionale quattro volte campione del mondo. Gli avversari erano di caratura media, più tendente al basso che all’alto. A tener testa alla compagine italiana, seppur sempre in modo aleatorio, è stata la sola Bulgaria, capace di imporre il pareggio a Sofia nel settembre 2012 e di sfiorare analoga impresa a Palermo più o meno un anno dopo, uscendo sconfitta dallo stadio siciliano a causa di una zuccata del sempreverde Gilardino e del talento che Madre Natura ha concesso alle manone di Gianluigi Buffon, salvatore della patria azzurra durante l’assalto bulgaro. Danimarca e Repubblica Ceca, invece, non hanno dato filo da torcere all’Italia in termini di minacce di classifica, anzi, si sono beffardamente divertite a togliersi punti a vicenda, hanno concorso a braccetto per il traguardo di occasione persa del secolo, primato vinto dai cechi, in grado di soccombere in casa al cospetto di una nazionale come l’Armenia che con il campionato del mondo avrà probabilmente sempre un rapporto parallelo: non ci si incontrerà mai. Gli azzurri di Prandelli hanno vinto 6 partite su 8 (ne mancano due per completare il girone, ma sono ormai irrilevanti ai fini della classifica), pareggiando in Bulgaria e in Repubblica Ceca, rimanendo imbattuti e rafforzando il primato con il miglior attacco del gruppo (15 gol all’attivo) e la miglior difesa (appena 5 reti subite). Ma ciò che più ha colpito degli azzurri non è stata tanto la facilità con cui hanno dominato un raggruppamento ampiamente alla loro portata, quanto la freschezza e la coralità di gioco che il CT bresciano è stato in grado di infondere ai suoi ragazzi.

Le certezze – In vista del mondiale brasiliano, Prandelli ha in dote molteplici certezze, una su tutte il capitano Gianluigi Buffon: il portierone della Juventus, ormai prossimo a diventare il recordman di presenze in azzurro, non pare dar segni di cedimento nè dal punto di vista fisico nè tantomeno da quello mentale; appare ancora oggi uno dei tre estremi difensori più forti del pianeta, non è per niente appagato dalla valanga di successi ottenuti in carriera con la nazionale, col Parma e con la Juventus. E’ una diga che incute timore agli avversari, per qualità tecniche e per personalità. Ottime rassicurazioni giungono anche dal reparto arretrato, nel quale se è vero che i laterali hanno mostrato qualche carenza, dall’usura di Maggio all’inesperienza di De Sciglio, dalla pochezza tecnica di Abate alla poca esperienza internazionale di Antonelli, i centrali possono essere considerati come autentici baluardi, partendo da un Chiellini solido e grintoso, per arrivare ad un Barzagli rinato e rinvigorito, fino a giungere ad un Bonucci ormai bravo, oltre che a difendere,  anche ad impostare a testa alta. Inoltre comporre il medesimo blocco per tutto l’anno anche nel club di appartenenza (la Juve), è per i tre gendarmi della difesa un vantaggio non indifferente. A scalpitare dietro di loro ci sono Ogbonna (anch’esso entrato a far parte del blocco bianconero) ed Astori, di cui se si può dire che qualitativamente gli manca poco, altrettanto non si può affermare in termini di pelo sullo stomaco e carisma. Di Pirlo, De Rossi e Marchisio poco si può descrivere, per loro parlano curriculum e carriere, mentre per Emanuele Giaccherini e Riccardo Montolivo si può spendere qualche parola in più: il laterale ex Juve ed ora in forza al Sunderland, ha compiuto passi da gigante nel periodo prandelliano, divenendo per tutti un esempio di abnegazione, sudore e sacrificio. Se si confermerà a buoni livelli anche oltre Manica, l’ex enfant prodige del Cesena potrebbe davvero imbarcarsi per il Sud America e non da turista; Montolivo, invece, ha da sempre dovuto combattere con l’etichetta di uomo con grandi qualità tecniche inversamente proporzionali alla personalità. Invece grazie al lavoro di Prandelli e alle responsabilità (fascia di capitano compresa) assunte al Milan, il centrocampista di Caravaggio si è imposto finalmente come leader e perno del reparto nevralgico azzurro. In attacco, poi, le soluzioni per Prandelli sono alquanto stuzzicanti: a prescindere dal modulo che verrà utilizzato in Brasile, infatti, il CT potrà contare sull’ormai acquisita patente di campione da parte di Mario Balotelli, sempre più uomo squadra oltre che bomber della nazionale italiana. Al suo fianco potranno muoversi El Shaarawy (suo compagno anche nel Milan), Osvaldo, o anche lo stesso Gilardino, bravo a farsi trovare pronto quando tutti lo ritenevano più che ammuffito e pronto per la pensione.

I dubbi per Prandelli sono legati all’esperienza del gruppo, perché i Buffon, i Chiellini, i Pirlo e i De Rossi potrebbero non bastare in una competizione mondiale. Sarà importantissimo che i vecchi lupi di mare appena citati faranno da chioccia e da scudo a protezione dei novizi per non farli cadere nel vortice della pressione e delle polemiche che potrebbero scaturire ed avvolgere il clan azzurro al primo passo falso sul campo. Se il mix di veterani e giovanotti funzionerà, l’Italia potrebbe essere la mina vagante del torneo, per uomini e gioco espresso. Analizzando i singoli, Prandelli dovrà fare attenzione all’annata di alcuni calciatori che al momento si trovano tra color che son sospesi: Thiago Motta è brasiliano però gioca con l’Italia, il vestito del suo Paris Saint Germain è sempre di gran classe, ma a sgualcirsi sembra essere la lucidità dell’ex centrocampista di Genoa ed Inter: falloso lo è sempre stato, indisciplinato e provocatore pure, fragile fisicamente idem come sopra, ma adesso il mediano appare anche in fase calante; se si dovesse confermare a mezzo servizio nel Psg, sarebbe un grosso rischio portarlo al mondiale. Altro oriundo altra corsa: anche su Pablo Daniel Osvaldo, infatti, pende l’incertezza. Se farà gol anche in Inghilterra, al Southampton, Prandelli ha già una maglia pronta per lui, altrimenti chi scalpita dietro il codino dell’argentino, da Matri a Giuseppe Rossi, da Destro a Pazzini (sempre che questi ultimi due tornino in vita, calcisticamente parlando), fino a Cerci ed Insigne, defilati ma non troppo, sono pronti a fargli lo scalpo.

Prandelli dovrà infine valutare chi deve ancora confermare i miglioramenti e gli exploit della scorsa stagione: detto di Cerci ed Insigne, alla ricerca della definitiva consacrazione, e detto di El Shaarawy che dovrà prima o poi far capire al mondo intero di essere a ragione un pezzo pregiato del nostro calcio, chi dovrà dare risposte concrete e senza tentennamenti saranno Alessandro Florenzi e Giacomo Bonaventura. Il romanista, duttile a tal punto da poter essere impiegato in ognuna delle tre linee del campo, è diventato uno dei pupilli del tecnico e se sarà bravo a non perdersi, farà parte della spedizione brasiliana. Il centrocampista dell’Atalanta si è dimostrato lo scorso anno una delle rivelazioni del campionato, perno di centrocampo e preziosissimo anche in zona gol; anche per lui se arriveranno conferme con la maglia nerazzurra non ci saranno problemi ad imbarcarsi assieme agli altri 21.

A conti fatti, seppur manchino ancora all’incirca nove mesi al debutto mondiale, l’Italia nell’ipotetica griglia di partenza non parte dalle prime due file dello schieramento, occupate dai campioni d’Europa, del mondo e ancora d’Europa della Spagna, dal Brasile padrone di casa, dall’Argentina di Messi e dalla Germania vogliosa di non essere più considerata come eterna incompiuta. Gli azzurri partiranno sulla carta assieme all’Olanda, alla Francia e all’Inghilterra, tutte nazionali che avranno nei quarti di finale un obiettivo da non disdegnare, consapevoli di avere qualcosa in più di compagini talentuose, ma tutte da verificare, come Colombia, Belgio e Portogallo, Cristiano Ronaldo a parte. Ciò che appare certo, però, è che questa Italia assomigli moltissimo a quella di Azeglio Vicini: giovane, simpatica e con trame di gioco armoniose. Non sarà forse in grado di arrivare sino in fondo, ma qualche soddisfazione divertendosi, la truppa di ragazzotti azzurri potrebbe davvero ottenerla.

di Marco Milan

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