Champions League. Il Real Madrid avanti contro un Galatasaray mai domo

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di Francesco Morrone

L’impressione di molti, prima del fischio d’inizio, era che questa partita per il Real Madrid sarebbe stata una pura formalità. Naturale, quasi scontato se parti dal 3 a 0 dell’andata. Inoltre, se dopo 7 minuti il gli uomini di Mourinho sono già in vantaggio, allora la qualificazione diventa un discorso così chiuso che non si può far altro che attendere con pazienza l’arrivo del fischio finale. Ma, così facendo, si commette il grave errore di sottovalutare la bellezza e l’imprevedibilità di questo sport.

Ronaldo impiegava 7 minuti per segnare il suo decimo gol in questa Champions e il Galatasaray non sembrava minimamente in grado di impensierire i galacticos. Erano molti, immaginiamo, i giornalisti sportivi che al riposo avevano già terminato l’articolo o la cronaca della partita per inviarli ai rispettivi quotidiani. Ma nel calcio nulla è più sbagliato, specie in uno stadio dove se ti guardi bene intorno ti sembra di stare all’inferno.

L’undici spagnolo (in realtà di spagnolo all’inizio c’era solo Diego Lopez) andava al riposo dopo aver sfiorato più volte il gol, mentre gli uomini di Terim, chiamati all’impresa, avevano attaccato tanto ma tirando pochissimo e soprattutto esponendosi a pericolosi contropiedi. In uno di questi Ronaldo, il capocannoniere indiscusso di questa edizione, aveva regalato a Di Maria un meraviglioso assist di tacco (per romantici del calcio) ma Muslera si è mostrato all’altezza di questa competizione deviando in angolo il tiro a botta sicura dell’argentino. I due vecchi amici di Mourinho, Drogba e Sneijder avevano ruggito decisamente poco, senza mai impensierire Diego Lopez, ma si sa che gli amici, prima o poi, tradiscono sempre.

Perciò, l’inferno della Turk Telekom Arena si era spento ancora prima di poter bruciare; è vero, hanno cantato tanto i 55 mila paganti, ma sembrava più che altro si stessero allenando per la prossima edizione, per il prossimo rivale. Fortuna che la squadra di Mourinho possieda un solo grande difetto: la distrazione.

Nella ripresa Terim inserisce Amrabat, al posto di uno spento Altintop, per aumentare il peso offensivo. Sarà un caso, ma quando Cristiano Ronaldo si lascia ad andare ad una imperdonabile distrazione sotto porta, l’inerzia della partita cambierà totalmente. Nell’azione successiva, infatti, i turchi ripartono, Sneijder da sinistra la tocca all’indietro, Ebouè arriva in corsa e lascia partire un missile che si infila proprio sotto l’incrocio dei pali. Siamo al 57′ e per i blancos é solo l’inizio dell’inquietante discesa negli inferi che li aspetta. Lo stadio esplode, e lo fa con tutta la rabbia di chi, fino a quel momento, aveva sperato di poter quantomeno vedere “il gol della bandiera”. Poco dopo i turchi rischiano addirittura di ribaltare ma Sneijder si divora un gol fatto su un passaggio involontario di Coentrao. Più il Real Madrid si spegne, quasi addormentato, e più il Galatasaray prende coraggio. La Telekom Arena, allora, può finalmente infiammarsi.

Quello che succede nel giro di un quarto d’ora é davvero clamoroso. Sneijder dopo un inserimento perfetto con tanto di tunnel a Varane entra in area di rigore e con un piatto preciso infila Diego Lopez.  Siamo 2 a 1, al 71′ il Real Madrid é in bambola e lo stadio si trasforma in una bolgia dantesca.

Passano 2 minuti e il Galatasaray si accorge che il miracolo si può fare: Drogba si ricorda finalmente di essere uno dei più forti centravanti al mondo e su un assist perfetto di Sneijder sfodera un colpo di tacco da urlo che batte Diego Lopez. Per il Real Madrid, in evidente stato confusionale é un incubo. La sicurezza con cui era sceso in campo nella ripresa è ora diventata panico puro. Altri due gol potrebbero buttare incredibilmente le Merengues fuori dalla Champions ma, soprattutto, alla conclusione mancano ancora 19 minuti di tensione drammatica (chiedere ad Arbeloa, che nel giro di un minuto si fa cacciare malamente).

Qui però entra in gioco la sapienza dello stratega Mou. Invece che farsi prendere dal panico, decide di lanciare un messaggio forte ai turchi togliendo una punta, Higuaín, per inserire un’altra punta, Benzema. Quasi a voler dire: “Non ho paura, me la gioco fino alla fine, senza catenaccio”. La mossa permette quindi al Real di ritrovare un pizzico di fiducia e gioco, ma lo costringe sempre a fare i conti con gli indiavolati attacchi di Drogba, Sneijder ed Elmander, entrato nel finale.

Così, il sogno della rimonta impossibile finisce presto per svanire, perché il Galatasaray non ne ha più e conclude il match prendendo anche il secondo gol a tempo ormai scaduto. A segnarlo, neanche a dirlo, é il solito Ronaldo che arriva così a quota 11 gol diventando il settimo massimo goleador della Coppa Campioni. Per Mourinho è la terza semifinale consecutiva, ma il dato più benaugurante è che ogni volta che ha battuto Drogba l’allenatore portoghese ha sempre vinto la Champions. Meno male che a Madrid sono poco superstiziosi.

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