Il Parlamento inizia a lavorare, il Movimento 5 Stelle resta indietro

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di Fabio Grandinetti

Il Parlamento più rosa, più giovane e più precario della storia repubblicana è già a lavoro. Sin da subito si è parlato di un Parlamento rinnovato, fatto di volti nuovi, un punto di non ritorno per la vecchia politica del “non fare” e per i suoi rappresentanti, con la bomba grillina pronta a esplodere nei palazzi del potere. E bene, nonostante l’assenza di un governo, dal 15 marzo è partita la XVII Legislatura e con essa l’attività legislativa dei nuovi parlamentari.

Sono stati 618 i testi di iniziativa parlamentare presentati, 364 alla Camera e 254 in Senato. Oltre il 40% delle iniziative, 256 proposte di legge, è stato avanzato da deputati e senatori del Pd, di gran lunga il partito più attivo in questi primi giorni di lavori parlamentari. Sono 141, invece, le proposte di legge firmate dal Pdl, seguito in questa speciale classifica da un attivissimo Gruppo Misto con 83 proposte. Tutti gli altri gruppi parlamentari, Lega, Scelta Civica, Sel, Gruppo per le Autonomie, Grandi Autonomie e Libertà, hanno partecipato in varia misura alla produzione legislativa in questa prima settimana di legislatura. Tutti tranne uno.

Solo qualche giorno fa, era il 10 marzo, il capogruppo al Senato del M5S, Vito Crimi, aveva affermato in una “preziosa” dichiarazione rilasciata ai giornalisti: «Non esiste il concetto dell’ingovernabilità. In Italia esiste un governo nuovo quando viene via il vecchio governo. È il Parlamento che deve tornare ad essere centrale nell’iniziativa legislativa. Forse dovremmo cominciare a rileggere bene la Costituzione, e ridare al Parlamento la dignità che gli è stata tolta in questi venti anni, in cui è stato sempre succube di governi pro tempore che hanno cercato di imporre con la decretazione d’urgenza una modalità che è completamente difforme rispetto alla Costituzione».

Ma il M5S, con i suoi 109 deputati e 53 senatori, si ferma a quota zero proposte. Zero iniziative legislative per “aprire la scatoletta di tonno”. Forse l’inattività parlamentare è il frutto di una scelta strategica ben ponderata, francamente di difficile comprensione. O forse i cittadini eletti non sono ancora in grado di fare quanto riesce ai tanto disprezzati onorevoli: scrivere leggi.

Certo, è ancora presto per giudicare, e tra i tanti progetti di legge avanzati qualcuno risulta quantomeno bizzarro. Ma la centralità del Parlamento non si riconquista con i bicchieri di plastica, le foto agli scontrini, le dirette streaming e il rifiuto del confronto con la stampa. Fino a prova contraria la politica, quella concreta, non è ancora questa.

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