Media e dialogo interculturale possono cambiare il Mondo

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di Eloisa De Felice

Dall’Egitto alla Cina, dagli USA alla Jamaica, dal Giappone alla Svezia, e poi: Italia, Finlandia, Marocco, Brasile, Messico e molti altri ancora. Lingue e culture, veramente, provenienti da ogni angolo del mondo! Una tavolozza multicolore, strabiliante ed affascinante, quella generata dai suoi partecipanti. Ad accoglierli, nel suo caliente abbraccio, la città di Barcellona, Spagna. Ora, poi, “pensate a Dante e ditegli: scrivi la Divina Commedia in 140 caratteri!” ed ecco a voi la Milid Week ovvero: Media and Information Literacy and International Dialogue. Una settimana di intensissimi lavori voluti, tra gli altri, da UNESCO, United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, e UNAOC, United Nations Alliance of Civilizations.

“I media e l’informazione come piattaforma nuova sulla quale costruire qualcosa di buono e comune”, come ha detto Jordi Torrent, dell’ UNAOC, perché i media, soprattutto quelli social, stanno cambiando la nostra vita e la nostra società avendo, tra l’altro, un impatto politico, oltre che economico. In merito basti pensare, ad esempio, agli eventi della Primavera Araba. Ma non solo. Network di reciproco intercambio, anche relazionale, tra singoli, culture e continenti, modificando anche la concezione stessa del termine “reti”. Ad esempio, anche la mafia è una rete, ma non nell’accezione “che ci piace” del termine, come ha detto Fabio Tropea, semiotico, dell’Università Autonoma di Barcellona.

Media, perciò, non solo come strumento tecnologico, ma anche come strumento educativo e formativo, per i giovani, per gli adulti, per tutti! Una media education che deve partire dalla scuola primaria, fino all’università e oltre, per essere la chiave di volta per abbattere anche gli stereotipi. Gli italiani non sono solo mangia maccheroni e gli arabi non sono tutti estremisti islamici! Connettiamoci e parliamo con gli altri, anche tramite i social media. Ascoltiamo la loro voce e il loro punto di vista. Comprendiamo la loro diversità culturale e apprezziamone l’univocità. Non lasciamoci schiacciare dal dilagante riduzionismo tecnologico e/o analfabetismo digitale. Lavoriamo tutti insieme per costruire un nuovo mondo! Quello che va oltre le differenze, quello che va oltre la crisi, attualmente imperante! Quindi, premesso che, come dice Enrique Martínez Salanova, vicepresidente del gruppo Comunicar: “non suoni bene la chitarra elettrica, se non suoni bene quella classica e la stessa cosa si può dire per i media” occorre, sempre, voler continuare ad imparare e volere è potere!

 

 

 

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