Sport a Roma, Veltroni: «Serve passione».

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di Roberto D’Amico

La città di Roma cambia e con lei anche il grande universo sportivo che le orbita attorno, che la coinvolge, che spesso la rende orgogliosa grazie a titoli conquistati, premi e riconoscimenti. Una città ricca di eccellenze sportive, troppo spesso lasciata sola nel momento del bisogno, complice anche una crisi economica che non permette grossi investimenti privati che sollevino il settore.

Ne abbiamo parlato con l’ex sindaco della Capitale Walter Veltroni, a margine della presentazione del libro Verso i 100 anni del Circolo Canottieri Roma alla quale ha partecipato nelle vesti di presentatore insieme a Barbara Palombelli e Stefano Brusadelli.

Quando Lei era Sindaco c’era una particolare attenzione nei confronti dello sport. Molti grandi imprenditori sono stati chiamati da Lei a fare la loro parte nello sport romano. Oggi invece la Rugby Roma fallisce dopo quasi un secolo di storia, Toti dichiara di volersi allontanare dal basket e la MRoma non brilla di certo per i suoi risultati. Cosa sta succedendo?

Noi facemmo un lavoro molto attento, avevamo messo in campo una politica sportiva che si rivolgeva soprattutto ai ragazzi, alle periferie e non era fatta certamente solo di declamazioni. Ho ricordato solo pochi giorni fa di quando abbiamo ospitato la Romulea di Stramaccioni in Campidoglio. Facevamo inoltre un lavoro certosino sugli impianti sportivi, che durante la nostra amministrazione si sono moltiplicati in grande misura, sui campetti nelle scuole di borgata e di periferia per dare a questi ragazzi dei luoghi dove poter fare sport.
Io come Sindaco seguivo dal basket femminile fino ai grandi eventi: in quegli anni abbiamo portato l’Nba a Roma, la finale di Champions League, c’era il classico appuntamento con il Sei Nazioni. Insomma, c’era una cultura sportiva in parte giustificata anche dalla mia passione personale. Non solo sport-spettacolo ma soprattutto sport praticato. Impianti sportivi e sostegno alle attività erano parti di uno stesso disegno. I risultati raggiunti in quegli anni parlano chiaro: eravamo arrivati in serie A nel rugby e nella pallavolo, ed abbiamo disputato la finale di scudetto del basket.

Oggi che succede con i grandi imprenditori? Cosa c’è che non funziona più?

Forse è il clima della città, ma questo non solo nello sport. Io ho fatto un grande sforzo per unire Roma, per far sentire tutti “orgogliosi di essere romani”, nel senso di sentire una forte appartenenza a questa stupenda città. Non parlo di quello che è accaduto dopo. Dipende anche dalla capacità dell’amministrazione di essere vicina a tutti coloro che fanno grossi sacrifici ed investono nello sport soprattutto in un momento di crisi come questo.

Si sta facendo poco secondo lei per lo sport romano?

Io posso parlare di quello che facevo io. C’era una fortissima attenzione nei confronti dello sport e della cultura sportiva. Un’attenzione, anche minima, verso ogni tipo di evento sul nostro territorio che oggi non vedo da parte dell’attuale amministrazione.

Non c’è in questo momento il rischio di perdere i riferimenti principali nelle varie discipline? I vari campioni della Virtus, piuttosto che della MRoma o del Rugby?

Se hai passione e amministri una città tieni in ugual misura al campetto di periferia e alla finale di Champions League. Se non hai passione non ti interessi di nessuno dei due. Serve comunque cultura sportiva. Noi portavamo i grandi campioni nelle scuole. Francesco Totti mi ha seguito in moltissimi eventi. Ma ricordo anche Montella, De Rossi, Aquilani, Rocchi, Liverani, e tanti allenatori che tutte le volte che chiedevo loro di fare qualcosa per un’iniziativa sociale non mi hanno mai detto di no. L’hanno sempre fatto.

Foto in copertina di Giovanna Cosenza

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