Scuola di giornalismo di Bologna, le ombre sull’inizio del master

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di Chiara Baldi

È spesso labile il confine tra istanze burocratiche e bluff e il caso della scuola di giornalismo di Bologna (vedi: Bologna, non parte il master in giornalismo: insufficiente il numero degli ammessi) sembra esserne il perfetto esempio. Il sospetto che la scuola non avesse intenzione di far partire il master nei primi mesi del 2012 è infatti venuto quasi subito agli studenti che hanno partecipato alle selezioni. Ci sono molti punti oscuri nella vicenda e cercheremo di spiegarli, anche alla luce del racconto di uno dei 23 studenti ammessi (lo chiameremo Anonimo per tutelare la sua privacy).

Anzitutto il Bando del Master (ne linkiamo una copia fornitaci dagli studenti), risultato sin dall’inizio di lunga “gestazione”. Di solito, infatti, i bandi delle scuole vengono pubblicati in estate, per poi far partire il corso in autunno. A Bologna, invece, il bando è stato pubblicato ufficialmente il 23 dicembre e chiuso il 14 gennaio: 23 giorni, e per di più nel periodo più frenetico dell’anno, per iscriversi e mettersi in regola con tutti i documenti. Anonimo però racconta anche un altro fatto curioso: insospettito dal fatto che la scuola non si decideva a pubblicare il bando, comincia (insieme ad altri studenti) a mandare mail per avere chiarimenti. Ad ottobre, magicamente il bando appare sul sito dedicato al master di Unibo (Università di Bologna), salvo poi sparire qualche giorno dopo. Ad Anonimo e ad un altro ragazzo che si erano preimmatricolati ad ottobre, non è mai stato spiegato il perché di quella repentina rimozione del bando.

Ad insospettire gli studenti sono stati anche i requisiti per accedere alla scuola che, stando a quanto racconta Anonimo, non sarebbero stati affatto chiari: ad esempio, non sembrerebbe chiaro quale attestato di laurea fosse richiesto, in caso uno studente avesse sia la laurea triennale che quella specialistica. Quello che si legge nel bando della scuola è che i requisiti di accesso sono i titolo di «tutte le lauree triennali, specialistiche/magistrali, specialistiche/magistrali a ciclo uniche attivate ai sensi del D.M. 509/99 e del D.M. 270/04 e lauree dell’ordinamento previdente di tutte le facoltà». Anonimo ci racconta la sua personale vicenda: nonostante egli fosse in possesso di entrambe le lauree, in segreteria gli è stato chiesto di presentare solo quella triennale. Fortunatamente lui ha presentato tutte e due, ottenendo in questo modo più punti. Vogliamo pensare che sia stata la momentanea distrazione di una segretaria a determinare una risposta parziale, anche se non scorretta.

Oltre a questo, quello che non risulta chiaro nel bando è il tipo di punteggio che viene attribuito ai titoli richiesti. Si legge, infatti, che, oltre ai 40 punti massimi per la prova scritta, ai 35 massimi per la prova orale, ai 10 punti massimali distribuiti tra iscrizione albo dei pubblicisti, collaborazioni giornalistiche, diplomi di perfezionamento in ambito della comunicazione e del giornalismo e quelli concessi per eventuali corsi di lingua, ci sono anche «15 punti per voto di laurea». E proprio sulla valutazione del voto di laurea nascono i dubbi: perché la scuola non specifica nel bando, in questo passaggio, se vale più la laurea triennale o quella specialistica? Perché si assegnano punti solo al voto di laurea quando è ampiamente riconosciuto da tutti che una laurea specialistica valga più di una triennale? 

Questi quindi i problemi con il bando. Ma non sono i soli problemi riscontrati dagli studenti. Anche lo svolgimento degli esami sarebbe stato caratterizzato, secondo il racconto di Anonimo, da una certa reticenza dei professori, i quali sembravano intenzionati, sempre a detta di Anonimo, a non raggiungere il numero legale di 25. Ed è proprio questo il nocciolo della questione, la domanda che sorge spontanea: perché si è fatto di tutto per non selezionare altri due candidati? È davvero come dice Donati, direttore della Scuola, e cioè che gli studenti che si sono presentati alle selezioni non rispettavano «gli alti standard della scuola»? O c’è dell’altro?

Spieghiamo quelli che sembrano essere i sospetti degli studenti facendo un passo indietro e spiegando come funzionano le scuole. Queste hanno una convenzione con l’Odg nazionale (per far partire un nuovo biennio la convenzione deve essere riconfermata dallo stesso Odg dopo aver fatto le opportune verifiche) e che permette loro di abilitare i praticanti all’Esame di Stato per diventare giornalisti professionisti (solo le scuole, a livello accademico, possono farlo). Ogni scuola può, nel pieno rispetto dei Quadri di Indirizzo dell’Odg, ammettere da un minimo di 20 alunni ad un massimo di 30. La scuola di Bologna, nello specifico, ha scelto di ammetterne un minimo di 25 (in questo modo alza l’entrata minima delle rette) e un massimo di 30. Quindi, con questi presupposti, è facile fare i conti: se la scuola si fosse accontentata di 25 allievi, avrebbe avunto un’entrata di 340mila euro per biennio (ogni studente deve pagare per il biennio 13600 euro). Se invece ne avesse potuti selezionare 30, allora la scuola avrebbe intascato 408mila euro.

A ciò si aggiuge la questione relativa alle borse di studio: secondo quanto scritto nel bando della scuola, sono previste 2 borse di studio del valore di 6800 euro, 2 pari a 6500 euro, 2 di 6mila euro e 4 borse di studio di 5650 euro. Tutto in linea, sulla carta, con quanto prevede l’Odg nazionale per garantire parità di accesso indipendentemente dal reddito, cosa che in passato, però, non sempre sembra essere avvenuta a Bologna. Basta leggere l’esito delle ispezioni fatte dall’Odg nazionale a Bologna nel 2009, dove si segnalava quanto le borse di studio all’epoca disponibili fossero «insufficienti e inferiori a quanto previsto», per ottenere il placet a funzionare, ovvero il 20% dei costi sostenuti dagli alunni. Come si legge nella relazione del 2009, stilata dagli ispettori, furono tanti i problemi che quell’ispezione rivelò: dotazioni dei laboratori radio e tv insufficienti, prodotti redazionali in quantità limitata, carenze anche negli insegnamenti.

Per avere chiarezza, 14 dei 23 aspiranti giornalisti che hanno superato la selezione di gennaio-febbraio hanno deciso di scrivere una lettera, con l’aiuto di Antonella Cardone (membro ed ispettrice dell’Odg) e dei Freeccp, indirizzata a Donati, al rettore dell’Università di Bologna, al presidente dell’Odg dell’Emilia-Romagna e al presidente dell’Odg nazionale Iacopino. Nella lettera, gli studenti hanno chiesto di poter «essere ammessi al master o, in subordine, che l’idoneità certificata tramite la graduatoria, che ad oggi non risulta pubblicata, sia tenuta in debita considerazione costituendo congruo punteggio iniziale, ai fini dell’iscrizione a una nuova selezione sia alla scuola di Bologna che in qualunque altra scuola di giornalismo che attivi master riconosciuti dall’Ordine nazionale». Inoltre, i ragazzi chiedono che, nel caso in cui dovessero ripetere la selezione, «vengano esentati dai costi di iscrizione e segreteria e che sia previsto un rimborso spese di vitto e alloggio a carico di Scuola di Giornalismo, Università di Bologna o Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna per chi dovesse raggiungere nuovamente Bologna per effettuare per una seconda volta la selezione». Ad oggi, però, nessuno ha ancora risposto ai ragazzi.

Come se tutto ciò non bastasse, il 7 marzo scorso è stata pubblicata un’intervista a Enzo Iacopino, Presidente dell’Odg nazionale, nel sito La Repubblica degli Stagisti. Nell’intervista, il Presidente nell’Odg Nazionale Iacopino ha detto che «l‘ultima scuola che non è partita, perché non l’abbiamo autorizzata è Bologna – che adesso è sospesa»: una dichiarazione che ha lasciato interdetti molti, soprattutto tra i ragazzi che hanno fatto la selezione. Peccato che la giornalista della Repubblica degli Stagisti non abbia insistito su questo punto, perché sarebbe stato interessante capire se la scuola di Bologna dispone ancora della convenzione con l’Odg nazionale anche se non è «autorizzata», come dice Iacopino.

Ovviamente abbiamo contattato Daniele Donati, direttore della scuola, e a lui abbiamo posto delle domande per capire come fossero andate le cose. Il direttore però non ha risposto, nonostante i tanti giorni avuti a disposizione e di questo ci rammarichiamo molto. A tutte queste domande è comunque necessario che la scuola di Bologna e lo stesso Odg diano delle risposte  che possano spiegare una volta per tutte cosa è successo durante l’ultima selezione del master. Non solo perché è d’obbligo spiegare agli studenti per quale motivo il loro biennio non partirà, ma soprattutto perché a questo punto è inevitabile dover ripensare tutto il sistema delle scuole di giornalismo e dell’accesso alla professione.

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3 thoughts on “Scuola di giornalismo di Bologna, le ombre sull’inizio del master

  1. Caro Anonimo,

    ci spiace per il suo giudizio su questo pezzo. Essendo aperti a critiche e riflessioni dei lettori ci piacerebbe capire perchè esprime un giudizio così severo.

    Ci sembra di essere stati equilibrati, di aver citato fonti, di aver quantomeno tentato riscontri sulla vicenda. Il nostro non è un attacco all’Odg… anzi: lo stesso Iacopinosembra sostenere che l’Odg non ha “autorizzato” la scuola e nel 2009 l’Odg – nelle ispezioni che linkiamo – sosteneva pubblicamente che la scuola non rispondeva agli standard fissati dai quadri d’indirizzo.

    Il fatto, poi, che si debba riflettere su come permettere un accesso più equo alla professione ci sembra ormai un dato di fatto. Anche all’interno dell’Ordine nazionale e degli ordini regionali è aperto un dibattito su questi temi.

    Sul nostro “Anonimo”: ci ha cercato lui stesso e ci ha chiesto lui di rimanere tale. Il motivo è facilmente immaginabile.

    Saluti

    Vincenzo Arena
    Direttore responsabile
    MEDIAPOLITIKA

  2. Caro Anonimo,

    abbiamo l’umiltà e la professionalità per accogliere le osservazioni fondate e ragionevoli. Ha ragione nel segnalarci, al punto due, che potrebbe essere interpretato, a torto, come illazione il passaggio sulle prove d’esame. Nonostante le formule “secondo il racconto di anonimo” e “sempre a detta di anonimo” ci sembrano già riportare la versione di un testimone, non certo una verità incontrovertibile e acclarata, accogliamo la sua riflessione mitigando ulteriormente questo passaggio utilizzando il dovuto condizionale “sarebbe stato caratterizzato”.

    Non vogliamo buttar fango su i professori, nè su una scuola che sappiamo esser stata centro di eccellenza. Tuttavia abbiamo sollevato delle questioni legittime e vorremmo che, per il bene di tutti gli studenti che hanno partecipato alla selezione di quest’anno, ci fossero dei chiarimenti e delle risposte. Alla lettera che hanno inviato, ad esempio.

    Abbiamo provato a contattare la scuola senza aver ricevuto risposta e siamo comunque disponibili ad ospitare la versione della stessa. Saranno poi i lettori a farsi un’idea su quanto è accaduto. Ancora… saluti!

    Vincenzo Arena
    direttore responsabile
    MEDIAPOLITIKA

  3. Due correzioni:

    “Ad ottobre, magicamente il bando appare sul sito della scuola sotto la scritta news, salvo poi sparire qualche giorno dopo.”

    Il bando ad ottobre non compare sul sito della scuola alla voce news ma sul sito dedicato ai master di unibo.

    “(ogni studente deve pagare ogni anno 13600 euro)”

    13600 è il costo complessivo del biennio, ovvero lo studente deve pagare 6800 euro l’anno.

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