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Amarcord: Claudio Lunini, il centravanti magazziniere

Se il sogno di tutti i bambini che giocano a pallone è quello di diventare calciatori professionisti, per perseguirlo è necessario sacrificio, voglia di non mollare, perseveranza e una testa che permetta di restare sempre equilibrati. E se per tanti bambini il sogno rimane tale, per alcuni le porte del paradiso calcistico possono aprirsi anche quando il treno sembra ormai passato; accade di rado, però accade. Per maggiori approfondimenti, chiedete pure a Claudio Lunini, ex centravanti dalla storia romantica.

Claudio Lunini nasce a Brescia il 19 dicembre 1966, proviene da una famiglia semplice che gli insegna sin da subito che senza testa sulle spalle e senza senso del dovere si fa poca strada nella vita. E questo al piccolo Claudio viene ribadito con maggior forza quando il ragazzino dai capelli biondi e ricci inizia a dare calci al pallone: “Voglio diventare calciatore”, dice entusiasta ai genitori. “Nulla in contrario, l’importante è che continui a studiare e impari la cultura del lavoro”, è la risposta intelligente dei genitori che non vogliono spegnere i sogni del figlio ma allo stesso tempo non lo illudono. Lunini è responsabile, studia e a tempo perso gioca a pallone, col piccolo particolare che gioca bene, tanto bene, soprattutto sa fare gol e vuole provare a salire sul treno del calcio vero, magari anche solo fra i dilettanti, però preparare la borsa, sentire l’odore dello spogliatoio, sono tutte sensazioni che al ragazzo piacciono. A giocare ci va davvero, a poco più di vent’anni fa il centravanti nel Darfo Boario, squadra di Promozione della cittadina di Darfo Boario Terme vicino a Brescia, e nel frattempo fa anche il magazziniere in società, in pratica è il tuttofare del club, al campo di allenamento ci vive, ci passa gran parte della giornata, lavora nel magazzino e poi si infila maglia, pantaloncini e scarpini e suda ancora. La domenica, infine, la partita dove Lunini la butta dentro con una regolarità stupefacente.

A Darfo Boario Terme la squadra di calcio è seguita, anche se i risultati non sono mai stati un granchè. Claudio Lunini è indubbiamente il calciatore più in vista, in molti sostengono che sia sprecato per campionati regionali, anzi, la maggior parte di chi guarda le partite del centravanti bresciano dice che Lunini farebbe gol senza difficoltà anche in serie C. Il Darfo Boario, grazie soprattutto ai suoi gol, sale fino all’Interregionale (l’attuale serie D) e Lunini fra il 1987 e il 1990 segna 42 reti in 92 partite giocate; un giorno nella sede del piccolo club bresciano arriva una telefonata col prefisso di Verona: “Salve – dicono dall’altra parte – chiamiamo dall’Hellas Verona, chiediamo un incontro per parlare di un vostro calciatore, Claudio Lunini”. Avvisato della telefonata, il presidente del Darfo Boario richiama il direttore sportivo del Verona e accetta l’incontro, poi convoca Lunini che nel frattempo sposta gli scatoloni nel magazzino e si asciuga il sudore dalla fronte con il lembo della tuta. Il caporeparto lo chiama: “Ti vuole il presidente, ti aspetta nel suo ufficio”. Lunini è quasi contrariato, deve ancora terminare un sacco di lavoro e poi ci sono gli allenamenti, ma prova ugualmente a vederci positivo: “Fosse la volta buona che mi aumentano lo stipendio”, pensa sorridendo mentre si incammina verso la stanza del presidente. Non sarà lui, però, ad aumentargli il salario. Alla notizia dell’interesse del Verona, Lunini si fa una grassa risata: “A me? Ma cosa ne sa il Verona di un attaccante come ce ne sono tanti fra i campionati regionali?”. Il presidente non ha alcuna voglia di scherzare, l’affare è serio e in ballo ci sono i soldi del cartellino del suo centravanti e la carriera di un ragazzo che può diventare professionista all’improvviso: “Claudio devi scegliere, il Verona ti vuole davvero, vuole gente motivata, vuole rifondare la squadra dopo la retrocessione. Pensaci e rispondimi, hai due giorni di tempo, poi il Verona cambierà obiettivo”.

Lunini corre a casa, in realtà non c’è niente da pensare: può fare un salto clamoroso dall’Interregionale alla serie B in un attimo, si chiede solo se sarà in grado, ma tutti in paese lo spronano: “Sei forte, sei troppo forte, in serie C segneresti con una gamba sola, in B potrai farlo comunque. Provaci”. E come non provarci? A 24 anni il treno si è fermato lo stesso, non è ancora tardi per provare a fare il calciatore sul serio, per sentire l’odore degli spogliatoi che contano, per leggersi sul giornale accanto a nomi importanti. La risposta è sì e non potrebbe essere altrimenti: nell’estate del 1990 Claudio Lunini diventa un nuovo giocatore del Verona, squadra appena retrocessa dalla serie A in B, con la città delusa che ha visto in meno di 5 anni la compagine scaligera passare dallo scudetto alla caduta fra i cadetti. Va via Ovaldo Bagnoli, l’artefice di quel miracolo, ma la società (che affida la guida tecnica ad Eugenio Fascetti) punta su calciatori che abbiano entusiasmo oltre che qualità tecniche, perchè l’obiettivo è quello di tornare immediatamente in serie A, mitigando la retrocessione che ha spiazzato l’intero ambiente. Per Claudio Lunini passare da una minuscola realtà di provincia e dal dilettantismo del Darfo Boario al Verona è un passo enorme: la città è grande, il Verona trasuda blasone e grandezza da ogni poro, le aspettative sono altissime e sui gialloblu ci sono i riflettori accesi perennemente: una formazione così è consapevole che qualsiasi passo falso scatenerà critiche e polemiche.

Lunini è però un ragazzo semplice e un gran lavoratore, sa che solo col sacrificio e la costanza può mettersi alla pari degli altri, sia a livello fisico che tattico, per il resto affidarsi al suo senso del gol e al suo istinto potrà fare per lui la differenza. Il 9 settembre 1990 il Verona esordisce in campionato battendo 3-0 il Messina, segnano l’eterno Pietro Fanna, Davide Pellegrini e Vittorio Pusceddu, mentre Lunini a fine gara dirà: “Non mi sarei mai aspettato uno stadio così, un urlo così. Questo pubblico merita molto più di una dimensione da serie B”. E’ emozionato ma carico l’attaccante del Verona che è anche consapevole di avere un ruolo inizialmente di ripiego ma pur sempre prestigioso, inoltre Fascetti gli riconosce le caratteristiche del combattente, nonostante la faccia d’angelo e l’indole mite. Per il primo gol in serie B, però, Lunini deve aspettare il 2 dicembre, ma l’occasione è speciale, il derby del Triveneto in casa della Triestina: i giuliani vanno in vantaggio al 74′ col compianto Franco Rotella, ma a 5 minuti dal termine Lunini trova la zampata giusta per raccogliere il pareggio e permettere al Verona di agguantare un punto importante che lo mantiene in alto in classifica. Il 20 gennaio, ultima giornata d’andata, Lunini vive una domenica da sogno: è sua la doppietta che consente ai veneti di superare al Bentegodi il Taranto, così come suo è il gol che dà la vittoria ai veronesi contro il Cosenza qualche settimana dopo. Il Verona a fine campionato sarà secondo e promosso in serie A, Lunini chiuderà il torneo con 7 reti, terzo miglior marcatore della squadra dopo Pellegrini e Prytz, niente male per un debuttante assoluto fra i professionisti e che nell’estate del 1991 passa in un anno appena dal dilettantismo alla serie A.

E’ un’estate calda ed emozionante quella di Claudio Lunini che inizialmente teme una cessione in prestito in serie B, poi incassa la fiducia della società e di Fascetti che glielo dice chiaramente: “Ma quale prestito, Claudio, stai bene con noi, vedrai che chi sa far gol lo sa fare in qualunque categoria”. Lunini è tranquillo e la sua ricetta è sempre la solita: sacrificio e lavoro, gli ideali e i principi che gli hanno trasmesso i suoi genitori e che stanno dando tanti e forse insperati frutti. Per il Verona, la serie A 1991-92 sarà dura, complicata, un ingranaggio mai realmente girato al punto giusto, una piazza perennemente in subbuglio, il grande acquisto Dragan Stojkovic che a Verona vedranno più in infermeria che in campo, la squadra che lentamente si avvierà ad una retrocessione per certi versi ancor più amara di quella di due anni prima. Lunini sarà una delle poche note liete della stagione: il centravanti bresciano si salverà dalla contestazione generale, sarà aiutato dal suo carattere e dalla sua tempra perchè lui la gamba ce la mette sempre, la grinta non la lascia negli spogliatoi, lui entra in campo con la stessa concentrazione e la stessa semplicità di quando si divideva fra il campo e il magazzino, lui ci prova, sempre. Segna la sua prima rete in serie A l’8 dicembre 1991 e pazienza se sia il gol della bandiera al 90′ nel ko del Verona a Firenze (4-1); poi deve aspettare un girone intero per riassaporare la gioia del gol, ritrovando la via della rete sempre contro la Fiorentina il 26 aprile 1992 nella sconfitta casalinga dei gialloblu per 3-2 contro i viola. In mezzo a tutto ciò, le due reti in Coppa Italia, la prima nel 5-0 casalingo contro il Lecce a settembre, ma soprattutto la seconda a San Siro nell’1-1 contro il Milan dell’11 dicembre: una data che il centravanti bresciano mai potrà dimenticare, anche se a qualificarsi sarà lo squadrone rossonero.

Il Verona torna in serie B e nella stagione 1992-93 non otterrà il ritorno in serie A, anzi, andrà incontro ad un campionato grigio col dodicesimo posto finale; 3 gol appena per Lunini, poco considerato dal tecnico Reja. Non accadrà lo stesso l’anno dopo quando sulla panchina degli scaligeri arriverà Bortolo Mutti: il Verona arriverà ancora dodicesimo, contestatissimo dal pubblico, ma Claudio Lunini sarà uno dei pochi protagonisti positivi di un’annata da dimenticare: 11 reti a pari merito di un giovane Filippo Inzaghi, due attaccanti simili per tenacia e senso del dovere. Il Verona vive una delle pagine più anonime della sua storia e poco migliora nel campionato 1994-95 con la decima posizione ed una zona promozione lontana anni luce; Lunini segna appena 2 reti, alla soglia dei 30 anni capisce che per lui gli spazi in gialloblu si stanno riducendo, inoltre la società vuole rinnovare, tirare una riga col passato e puntare decisamente alla serie A nella stagione successiva. L’attaccante del Verona è discretamente ambito da qualche squadra media della serie B: a lui pensano il Cosenza e la neopromossa Pistoiese, ma a spuntarla è il Brescia che non solo proviene dalla serie A ma permette a Lunini di tornare a casa dopo 5 anni in Veneto. La trattativa è semplice, Lunini ed il Verona si separano con una stretta di mano e pochi rimpianti, il Brescia lo accoglie come attaccante esperto, senza sapere che il campionato 1995-96 sarà tribolatissimo per la compagine lombarda, partita con ambizioni da primato e finita per salvarsi dalla serie C all’ultimo respiro. Lunini dà il suo apporto, entra spesso dalla panchina e realizza 3 reti, una delle quali regala al Brescia i 3 punti nella sfida del Rigamonti contro il Bologna poi vincitore del campionato.

A quasi 31 anni, Lunini sceglie di scendere di categoria, anche perchè il Brescia rinnova, cambia quasi tutto dopo lo spavento della retrocessione, e per l’attaccante di casa le porte del grande calcio si chiudono, forse anche il fisico non è più reattivo come prima. Sceglie il Fiorenzuola in serie C, ma l’esperienza in Emilia dura pochi mesi: senza reti all’attivo, Lunini a dicembre passa alla Pro Patria dove rimarrà due anni fino al 1998 andando in rete 12 volte (6 il primo anno e 6 il secondo), quando a 32 anni suonati tornerà laddove tutto aveva avuto inizio, a Darfo Boario Terme, dove chiuderà la sua carriera divertendosi fino al 2002 fra i dilettanti, rispettoso del suo ruolo, senza mai darsi arie per aver giocato in serie A. Il ritiro definitivo arriva nel 2006 a 40 anni, dopo aver voluto sgambare ancora un po’ nella Val Camonica, vicino a casa sua, nella tranquillità del bresciano, vivendo in pace con la famiglia e studiando anche da allenatore.

Due reti in serie A, una rete a San Siro in Coppa Italia contro il Milan degli Invincibili di Capello, Van Basten, Gullit e Baresi, 25 reti in serie B, una carriera vissuta da eterno gregario senza mai una lamentela, una lagna, una polemica. Tutto ciò che ha avuto Claudio Lunini nella sua vita calcistica se lo è conquistato, guadagnato col lavoro, col sacrificio, contando su una testa seria e su un carattere tranquillo ma determinato; non ha mai volato più in alto delle sue possibilità, ha lavorato sodo e si è ritenuto fortunato per essere stato notato da una squadra di serie B quando a quasi 25 anni sgobbava nel magazzino di una società di dilettanti. Claudio Lunini non sarà ricordato come un fuoriclasse, non è stato neanche un bomber dai numeri altissimi, ma la sua storia è nata in magazzino, la sua prima casacca è stata una tuta da lavoro, il calcio lo ha vissuto prima per hobby, per passatempo, poi è diventato il suo mestiere, tardi rispetto ai canoni, in tempo però per salire su un treno che sembrava non volerlo più aspettare.

di Marco Milan

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