Calcio, arrivederci Fiorentina: Rossi vola in Spagna per ritrovare Pepito

rossiIl mercato di Gennaio, ribattezzato “di riparazione” talvolta in maniera impropria, è spesso caratterizzato da una serie di titoloni e presunti colpi che popolano giornali e notiziari sportivi per tutta la prima trentina dell’anno, concretizzandosi generalmente in una massa di movimenti secondari (quasi sempre in prestito) che prendono vita gli ultimi giorni di apertura del calciomercato.

Tra le tante notizie riversate su Internet e carta stampata dalle stanze dell’Ata Hotel, in particolare ha fatto scalpore la cessione di Giuseppe Rossi al Levante, pur se in prestito, ufficializzata dalla Fiorentina con lo scarno comunicato che segue:

“ACF Fiorentina comunica che è stato raggiunto l’accordo con la Società spagnola Levante UD per il trasferimento del diritto alle prestazioni sportive dell’atleta Giuseppe Rossi a titolo temporaneo fino al 30 giugno 2016, con diritto di riscatto e contro riscatto. La Fiorentina augura a Giuseppe Rossi i migliori auguri per il raggiungimento delle meritate soddisfazioni professionali.”

Poche righe, quattro per la precisione, sanciscono un arrivederci che ha tanto il sapore dell’addio ai Viola, un arrivederci che Pepito rivolge per la seconda volta all’Italia ma che ha un retrogusto ben diverso di quello del 2004, quando un giovane talento di belle speranze lasciava le giovanili del Parma ammaliato dall’irresistibile fascino dei Red Devils.

Eppure l’investimento fatto nel gennaio 2013 dalla Fiorentina su Giuseppe Rossi fu di quelli importanti, per una società spesso accusata dai propri tifosi di non voler “aprire il portafoglio”: 10 milioni di euro, più 6 di bonus, riconosciuti al Villareal per un calciatore che, dotato di classe cristallina, era reduce da una prima rottura del legamento crociato del ginocchio destro (Ottobre 2011, nella sfida persa 0-3 con il Real Madrid), un nuovo identico infortunio maturato al rientro in allenamento (Aprile 2012), ed un operazione che difatto lo ha restituito al campo nell’estate del 2013.

La pazienza e la fiducia del club gigliato viene apprezzata, e prontamente ripagata da Pepito: sotto la guida di Vincenzo Montella, nel 2013/14 Rossi sembra tornare in campo come se non si fosse dovuto fermare per quasi due anni: 15 gol da fine agosto a gennaio, di cui 14 in campionato, restituiscono al calcio italiano una delle sue poche figurine da mostrare in Europa senza il timore di sfigurare difronte ai grandi assi del calcio d’oltralpe. Nell’anno del Mondiale brasiliano Rossi sembra essere destinato a prendere per mano l’Italia di Prandelli, ma il fato ha in mente ben altri programmi: il 5 gennaio del 2014, in un contrasto con Rinaudo del Livorno, il ginocchio di Rossi finisce nuovamente al tappeto.

Nonostante un recupero completato in tempo per tornare in campo nel finale di stagione 2013/14, e nonostante l’inclusione tra i 30 preconvocati da Prandelli per il Brasile, il sogno iridato di Rossi svanisce, ma il peggio deve ancora venire: durante il ritiro precampionato della stagione 2014/15 affiorano nuovi problemi al ginocchio, che difatto fanno saltare a Rossi l’intera stagione.

In molti, a questo punto, si interrogano sulla possibilità di un suo completo recupero, probabilmente anche a ragione. Con una tenacia di acciaio Rossi completa il ciclo di terapie, pronto a mettersi a disposizione nel 2015 di una nuova Fiorentina, guidata da Paolo Sousa. Purtroppo per il ragazzo di Teaneck però, i ripetuti guai fisici finiscono per rallentare il completo recupero di Rossi, mentre un parco attaccanti composto da giocatori del calibro di Kalinic, Ilicic, Babacar e Bernardeschi fa letteralmente faville trascinando la Fiorentina ai primissimi posti della classifica. Sousa deve pensare al bene della squadra, e Pepito diventa gradualmente un “rincalzo di lusso”, da schierare nelle poco stimolanti sfide di Europa League con avversarie del calibro di Lech Poznan e Belenenses.

Troppo poco per l’ambizione e l’orgoglio di un ragazzo che, con tempra a dir poco impressionante, ha sempre trovato la forza per rialzarsi quando molti, al suo posto, avrebbero mollato; una sfortuna, quella accanitasi contro Pepito, che non può che riempire il cuore di chi ama il calcio di un’amarezza dettata dalla consapevolezza di non aver potuto ammirare con continuità (ad oggi) uno dei pochi possibili fuoriclasse dell’attuale generazione di calciatori italiani.

A 29 anni da compiere il primo febbraio, Rossi non ha mai partecipato a un Mondiale o a un Campionato Europeo, frenato dalla serie di infortuni ripercorsa in precedenza. Sognare Giuseppe Rossi con la casacca azzurra, magari in combutta con Insigne e Zaza, ci farebbe guardare di certo con meno paura ai fenomeni stranieri che ammiriamo in giro per l’Europa; oggi però, immaginarsi Rossi in partenza per Euro 2016, è un qualcosa a metà strada tra un bel sogno e la follia. Peccato, ancora una volta, perchè a differenza di quei calciatori frenati dall’immaturità (Balotelli, Cassano, Berardi), quelli emigrati in contesti poco competitivi (Giovinco) e di quelli “vittime” della severità di Conte (come Insigne, nella speranza patriottica che il CT lo “perdoni” per aver saltato i due impegni con la Nazionale dello scorso novembre), a stoppare i sogni di gloria è stata esclusivamente una jella maledetta.

Con un misto di rabbia, tenacia e voglia di rivalsa, Rossi saluta nuovamente l’Italia, scegliendo Levante e la Liga per cercare l’ennesimo rilancio, sperando di ritrovare uno smalto tale da poter sperare in una chiamata azzurra. Ultimo in classifica, la situazione del Levante è a dir poco complicata; ma a Parma, primo grande trampolino della sua carriera, la situazione non era tanto diversa…

di Michael D’Costa

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