Amarcord. Ancona-Ascoli 1999-2000, il sogno più bello, l’incubo peggiore

Ancona - Ascoli

Ancona – Ascoli

Febbre a 90° ad Ancona si chiama Perugia 2000, Michael Thomas assume le sembianze di Mirko Ventura, anconetano purosangue. Ma quell’11 giugno 2000 allo stadio Curi non lo dimenticano e non lo possono dimenticare neppure ad Ascoli, perché fu teatro di una delle più cocenti delusioni della storia bianconera.

La serie C1, girone B, nella stagione 1999-2000 pone ai nastri di partenza tre grandi favorite per i due posti che conducono in serie B: Ancona, Palermo e Viterbese. I dorici, reduci da un’annata grigia, sono in assetto da battaglia, pronti a riconquistare quella serie B persa due anni prima a causa di un’inopinata retrocessione; i siciliani vengono da anni bui, da una retrocessione in C2 evitata solo grazie ad un ripescaggio, e sono spinti da una piazza a cui la C1 sta più che stretta; i laziali sono gonfi di soldi grazie agli investimenti di Luciano Gaucci che ha parlato di serie B dal primo giorno in cui ha messo piede a Viterbo. Il campionato, però, dirà altro: solo l’Ancona terrà fede alle premesse e si piazzerà seconda dietro al Crotone che grazie ad un torneo da record straccerà la concorrenza e conquisterà la prima storica promozione in B. Il Palermo finirà addirittura fuori dalla zona playoff, mentre la Viterbese accederà sì agli spareggi, ma cadrà in semifinale per mano dell’Ascoli, terzo a fine stagione e per molti tratti la squadra più spettacolare del campionato. L’Ancona accede alla finale di Perugia sbarazzandosi di una delle più grandi sorprese stagionali, l’Arezzo di Serse Cosmi.

Si arriva così al fatidico 11 giugno 2000, stadio Renato Curi di Perugia: Ancona ed Ascoli si giocano la serie B in una gara secca, chi vince sale di categoria. Il regolamento prevede 90 minuti regolamentari, tempi supplementari in caso di parità che qualora dovesse persistere promuoverà la squadra meglio piazzata in campionato e che in questo caso sarebbe l’Ancona che ha chiuso la stagione regolare al secondo posto con 6 punti in più dei cugini ascolani. Le due curve dello stadio perugino sono stracolme, una dipinta di rosso, l’altra di bianconero; i cori echeggiano fin dall’apertura dei cancelli, le due tifoserie non si amano per niente, il derby marchigiano porta con sè una rivalità sentitissima, Ancona-Ascoli è gara a rischio da sempre, un astio come pochi altri in Italia. La gara è tirata, le squadre hanno paura e sono logorate da una stagione intensa, vissuta con rose non particolarmente ampie, in più fa caldo e l’afa strappa energie ai 22 contendenti in campo. Iniziano a volare calcioni al limite del proibito, l’arbitro fa fatica a mantenere la calma in campo, mentre dagli spalti gli insultano fioccano a manciate come il riso ai matrimoni, solo che in questo caso di amore non c’è nemmeno l’ombra.

La finale si trascina stancamente fino ai tempi supplementari, le facce dei giocatori sono tirate, quelle dei tifosi stravolte: in gioco non c’è solamente la serie B, ma anche l’eventuale tremendo sfottò dei rivali in caso di sconfitta. Manca mezz’ora alla fine, gli ascolani spingono per vincere la partita, l’unico risultato che li porterebbe in B, gli anconetani giocano col cronometro, forti dei due risultati su tre a disposizione. A pochi minuti dall’inizio del primo tempo supplementare arriva il botto: l’Ascoli batte un calcio d’angolo, all’interno dell’area di rigore c’è Eddy Baggio, fratello minore di Roberto ed autore di 21 reti in maglia ascolana e per di più in prestito ai bianconeri proprio dall’Ancona a cui farà ritorno il giorno dopo lo spareggio, che al volo scaraventa la palla in rete: 1-0 per l’Ascoli che vede la serie B ad un passo. L’esplosione di gioia della curva ascolana è indescrivibile, mentre ad un centinaio di metri di distanza c’è il gelo. Per l’Ancona è una situazione disperata, la mazzata è fortissima, le energie sono ridotte al lumicino, mentre l’Ascoli le ha raddoppiate grazie al vantaggio. Il tecnico dei dorici, Fabio Brini, si è da un po’ affidato a Mirko Ventura, buttato in campo nel tentativo di tenere alta la squadra. Ventura è soprannominato il toro, è una seconda punta ma ha il fisico tosto, sa reggere il confronto anche coi difensori più arcigni, oltretutto è nato ad Ancona ed è tifosissimo dei colori biancorossi, senza dimenticare di guardare l’Ascoli col sangue agli occhi. L’Ancona ci prova, il secondo tempo supplementare è un assedio, l’Ascoli sta rintanato nella sua area di rigore e spazza via palloni su palloni, picchia, provoca, tenta di far saltare i nervi agli uomini in maglia rossa che perdono il forte attaccante argentino La Grotteria, espulso per le troppe proteste dopo un gol annullato per fuorigioco e crollato a bordo campo in un pianto isterico che sembra solo anticipare quello dell’intero popolo anconetano. La tattica dell’Ascoli riesce fino all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare, quando a saltare sono le valvole dei cuori di chi guarda la partita: l’Ancona è all’assalto, dalla panchina dell’Ascoli urlano che è finita, qualcuno già comincia a lanciarsi gavettoni d’acqua, la curva ascolana fischia, quella anconetana è muta, qualcuno prega, qualcun altro ha le mani in testa. La difesa dell’Ascoli respinge l’ennesimo pallone, sperando che sia l’ultimo. E’ l’ultimo davvero, ma stavolta ci si catapulta contro Mirko Ventura che anni dopo confesserà: “Ho chiuso gli occhi e ho calciato, poi ho sentito il boato, li ho riaperti e mi sono trovato a correre inseguito dai miei compagni che urlavano”. Tra il tiro e il boato accade che la conclusione del numero 17 dell’Ancona assume una traiettoria perfetta, Sinistro dalla parte destra del limite dell’area, tiro secco e preciso, il portiere si allunga ma non abbastanza: la palla si infila proprio nell’angolino basso alla sua sinistra. La curva dell’Ancona va in delirio, qualcuno dirà poi di essersi reso conto solo qualche ora dopo dell’epilogo della partita. Dall’altra parte non c’è spazio nemmeno per le lacrime, c’è sbigottimento, i tifosi vorrebbero prendersi a sberle sperando di risvegliarsi da un incubo terrificante. L’Ascoli resta in serie C per il sesto anno consecutivo, spinto giù proprio dal nemico più acerrimo.

Per l’Ancona quella pagina resta indelebile, alla pari della finale di Coppa Italia contro la Sampdoria nel 1994 e delle promozioni in serie A del 1992 e del 2003. Il derby con l’Ascoli è acceso ed il nome di Mirko Ventura è uno degli sfottò preferiti dai tifosi dorici verso quelli del Picchio. Oggi Ancona ed Ascoli sono entrambe in serie C, nel girone B, entrambe con discrete ambizioni di promozione. E se ci fosse una riedizione del film thriller andato in scena del 2000? Forse a 15 anni di distanza Ancona ed Ascoli sono pronte a riaffilare le armi in vista di una nuova battaglia. In caso, salvate i deboli di cuore.

Video del gol di Ventura.

(di Marco Milan)

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