Liliana Segre è senatrice a vita

Sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti, è la quarta donna nella storia della repubblica a ricoprire questo ruolo

Antifascista, sopravvissuta alle leggi razziali imposte dal regime nel 1938 e al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau dove le fu assegnato il numero di matricola 75190. Questa è Liliana Segre, una distinta signora milanese classe 1930, di origini ebraica, che è fra le ultime testimoni della follia nazifascista e dell’Olocausto. Per questo suo essere memoria vivente di quello che avvenne durante la seconda guerra mondiale e che mai più dovrebbe avvenire, lo scorso 19 gennaio il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, l’ha nominata senatore a vita.

Liliana Segre è impegnata da oltre trent’anni ad alimentare la memoria, quale migliore arma contro l’indifferenza del nostro tempo nei confronti dell’orrore compiuto dai regimi nazifasciti. E in questo momento storico, in cui sono in tanti a scagliarsi contro il diverso, contro le minoranze, contro i più deboli e contro coloro che fuggono da un destino fatto di violenza e povertà, la decisione del capo dello stato è senza dubbio una scelta quanto mai importante e significativa. Nella sua prima dichiarazione dopo la nomina, Liliana Segre ha detto di voler portare nell’aula di palazzo Madama la voce di coloro che subirono le terribili leggi razziali del 1938.

Quarta donna a essere nominata senatrice a vita dopo Camilla Ravera, Rita Levi Montalcini e Elena Cattaneo, Liliana Segre va a ricoprire un ruolo delicatissimo all’interno del nostro ordinamento istituzionale, ossia quello di un rappresentante parlamentare non eletto dai cittadini. Nel corso degli anni si è discusso molto sulle figure dei senatori a vita, soprattutto di quelli nominati dal capo dello stato. Il dibattito ruota sostanzialmente attorno a due questioni: il numero massimo di senatori che ogni presidente della repubblica può nominare e l’opportunità politica delle nomine.

Per quanto concerne il primo punto, la questione è incentrata sull’interpretazione della norma costituzionale che prevede la possibilità, da parte del capo dello stato, di nominare cinque senatori a vita fra coloro che abbiano “illustrato la patria per altissimi meriti in campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Secondo alcune interpretazioni della dottrina, il numero dei senatori nominati non può essere superiore a cinque, mentre altri costituzionalisti ritengono che il limite previsto dalla Costituzione si riferisca al singolo mandato presidenziale. Per capirci, secondo questa interpretazione estensiva della norma, in presenza di personalità dalla sana e robusta costituzione, potremmo avere contemporaneamente in Parlamento anche 7, 8, 9 o addirittura 10 senatori di nomina presidenziale. Più i senatori a vita di diritto, ossia gli ex presidenti della repubblica. La questione non è di poco conto, in quanto strettamente legata alla seconda parte del dibattito a cui abbiamo precedentemente accennato.

In alcuni momenti storici, a causa di particolari criteri per l’attribuzione dei seggi e a seguito di esiti elettorali incerti, la nomina di un gran numero di senatori ha permesso di indirizzare la maggioranza di palazzo Madama verso l’una o l’altra formazione politica, garantendo la governabilità. Dunque ha fatto bene il presidente Mattarella a nominare Liliana Segre adesso, alla vigilia delle elezioni, piuttosto che attendere i risultati delle urne. Certo è che è la figura di Liliana Segre può rappresentare un monito per tutte quelle forze politiche, e ce ne sono in giro, che si considerano difensori della patria, intesa come razza. Ancora nel 2018, siamo costretti ad assistere a una campagna elettorale che si trasforma in feroce scontro politico, una campagna fatta di slogan che sembrano mirare a chi la spara più grossa, una campagna basata sulla paura e la difesa nei confronti del diverso, di ciò che esula dalla normalità, soprattutto sul piano sociale.

Dunque ben vengano figure come Liliana Segre, capaci di far riflettere e discutere su temi che spesso vengono considerati secondari, quali quelli dell’integrazione, dell’uguaglianza, dell’inclusione di ciò che appare differente, ma che spesso è solo un’altra faccia di un qualcosa che già conosciamo. Chissà che la nomina a senatore a vita di questa donna, che ha visto da vicino l’orrore dell’Olocausto, non possa portare in Senato una maggiore responsabilizzazione delle forze politiche, soprattutto quando l’aula dovrà discutere temi legati all’uguaglianza e ai diritti dei cittadini. Se proprio non dovesse essere così, speriamo che la pacatezza e la determinazione con cui Liliana Segre ha diffuso il culto della memoria, possa essere di ispirazione almeno per i singoli politici. Sono ispirazioni di cui le nostre istituzioni e le nostre aule parlamentari hanno un disperato bisogno.

(di Christopher Rovetti)

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