Amarcord: Diego e la Juventus, un amore mai nato

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Certi amori non finiscono, fanno giri immensi e poi ritornano. Cantava così Antonello Venditti, citazione spesso ripresa ad arte da Adriano Galliani quando voleva romanticamente dipingere il ritorno al Milan di qualche grande ex. Certi altri amori, invece, anziché finire non incominciano proprio, lasciando, nonostante le premesse, rimpianti e delusioni, come nel caso di Diego e della Juventus, un rapporto mai del tutto sbocciato.

Diego Ribas da Cunha, brasiliano di nascita, origini italiane, classe 1985, di professione calciatore e più precisamente fantasista, uno di quelli che tratta il pallone con dolcezza e dai cui piedi può nascere sempre qualcosa di bello ed anche pericoloso. Non è alto (1 metro e 73 centimetri) ma agile, non è il miglior giocatore nella storia del Brasile ma può emergere come uno dei più talentuosi della sua generazione, tanto che dopo gli inizi in patria nel Santos (la squadra che fu di Pelé), Diego sbarca in Europa, prima al Porto dal 2004 al 2006, poi in Germania al Werder Brema dove esplode definitivamente facendo innamorare di lui mezza Europa. Il brasiliano si scopre pure goleador, in tre anni di Bundesliga disputerà 84 gare realizzando 38 reti, oltre a decine di assist. E’ la stagione 2008-09 a consacrarlo al grande pubblico, quando il Werder Brema fa faville in Coppa Uefa e Diego ne è il trascinatore: il brasiliano è il fulcro dei biancoverdi, segna e fa segnare, sotto i suoi colpi cadono le italiane Milan e Udinese, oltre ai connazionali dell’Amburgo nella semifinale che per i tedeschi vale la finale e per Diego un’ammonizione sotto diffida che gli costa l’ultimo atto della manifestazione che il Werder perderà contro lo Shakhtar Donetsk senza il suo fuoriclasse in campo.

Sembra impossibile che il club tedesco possa trattenere quello che a tutti appare come uno dei gioielli, anche se giusto un anno prima era stato lo stesso Diego a dire no alla corte del Real Madrid pur di rimanere a Brema. Stavolta, però, le cose stanno diversamente, è forse proprio il Werder a non disdegnare una cessione milionaria per finanziare la nuova campagna acquisti, anche perché attorno al brasiliano si sviluppa un’asta non da poco fra il Bayern Monaco e la Juventus. A molti sembra scontato il sì ai bavaresi per compiere il salto di qualità in Bundesliga, in un campionato che già conosce e che lo può consacrare ancora di più, ma Diego ha personalità, carattere, ambizione e voglia di emergere, forse anche le sue origini italiane lo spingono verso Torino e verso l’ignoto, quella serie A che da sempre è considerata all’estero come la lega più difficile d’Europa e in cui l’intelligenza tattica è superiore a qualsiasi altro torneo. Già verso la fine della stagione 2008-09 si capisce che Diego sarà un nuovo calciatore della Juventus, coi bianconeri che puntano a tornare in lotta per lo scudetto dopo l’esonero di Claudio Ranieri a due giornate dal termine del campionato e la promozione di Ciro Ferrara che, proprio nell’anno in cui Guardiola vince tutto col Barcellona al suo esordio in panchina, sogna di ripetere l’exploit del tecnico spagnolo.

Diego diventa ufficialmente juventino agli inizi di giugno del 2009 ed il 9 luglio viene presentato a centinaia di tifosi in delirio: 23 milioni di euro nelle casse del Werder Brema, maglia numero 28 per il sorridente brasiliano, uno dei colpi più apprezzati dell’estate 2009 in Italia. Nelle amichevoli pre campionato Diego appare timido, probabilmente deve ancora prendere confidenza con la squadra e con i compagni, ma i colpi sono comunque di gran livello. L’esordio in campionato arriva alla prima giornata, il 23 agosto, nella gara che la Juve vince 1-0 contro il Chievo grazie ad un gol di Vincenzo Iaquinta, servito proprio dal brasiliano che così si presenta come meglio non avrebbe potuto al popolo bianconero che va logicamente in visibilio nei confronti di quell’acquisto che potrebbe colmare il divario della compagine piemontese con Inter e Milan. Passa una settimana e la Juventus alla seconda giornata va a giocare in casa della Roma e i giornali parlano già di esame di maturità per i bianconeri che, qualora dovessero vincere all’Olimpico, prenderebbero consapevolezza di una forza ancora tutta da dimostrare.

Roma-Juventus del 30 agosto 2009 rimarrà per sempre il giorno della grande illusione juventina, l’emblema dell’annata. La squadra di Ferrara gioca una partita sontuosa, mette in ginocchio l’ultima Roma del primo ciclo spallettiano, ma soprattutto mette in mostra il talento di Diego, autore di una prestazione maiuscola e di 2 dei 3 gol con cui la Juve sbanca l’Olimpico. L’edizione di TuttoSport del giorno dopo titola “MaraDiego“, giocando col nome di battesimo di Maradona e col cognome del brasiliano che sta incantando la Juventus e forse la serie A, tanto che i bianconeri vengono indicati come inseguitori numero uno dell’Inter di Mourinho che è la favorita assoluta per lo scudetto. E la Juve non si ferma più, batte anche la Lazio e il Livorno, rimanendo in testa alla classifica con 4 successi in 4 gare, Diego svolazza in campo coi suoi colpi di classe che hanno alzato notevolmente il livello di qualità della squadra torinese che dopo la vergogna di Moggiopoli e l’anno di serie B puntano a riprendersi lo scettro del campionato.

Ma è proprio nel momento più bello che la luce si spegne: la Juve smette di vincere e Diego va in difficoltà, non sa rinnovarsi, i suoi dribbling vengono capiti dai difensori avversari che ora lo aspettano e non gli permettono di saltarli come faceva all’inizio. Anche in Europa le cose non vanno meglio e i bianconeri sono a rischio eliminazione già nella fase a gironi della Coppa dei Campioni, oltre al fatto che per un mese non vincono neanche in campionato prima di riprendersi coi successi di Siena e in casa contro la Sampdoria. Poi, il 31 ottobre, la Juventus perde clamorosamente a Torino contro il Napoli passando dall’iniziale 2-0 al 2-3 finale ed è forse la mazzata decisiva sulle ambizioni e sull’entusiasmo bianconero, nonché l’ennesima dimostrazione che pure Diego sembra aver perso lo slancio iniziale. Il brasiliano ascolta le critiche e le mette a tacere il 7 novembre segnando uno dei 5 gol con cui la Juve vince a Bergamo, quindi i bianconeri battono pure l’Inter a inizio dicembre, prima dell’eliminazione dalla Coppa Campioni e prima del ko di Bari del 12 dicembre in cui anche la luce di Diego sembra spegnersi: al San Nicola la squadra di Ciro Ferrara viene surclassata da quella pugliese che vince 3-1 ed approfitta anche di un rigore calciato proprio dal brasiliano e spedito alle stelle.

Le successive sconfitte casalinghe contro Catania, Milan, Chievo e Roma (intervallate dal successo di Parma) segnano il destino di Ferrara, esonerato e sostituito in panchina da Zaccheroni. Anche le sorti di Diego appaiono ormai definite e pure il pubblico incomincia a spazientirsi col brasiliano, sempre più spento, sempre più abulico. Gli ultimi colpi italiani, il fantasista sudamericano li batte in campionato a Bologna nel successo juventino per 2-1 il 21 febbraio 2010 e in Coppa Italia con 2 reti in 2 partite realizzate contro Napoli ed Inter. La quinta ed ultima rete in serie A, Diego la mette a segno il 6 marzo a Firenze nel 2-1 dei bianconeri al Franchi, poi l’intero castello juventino si sgretola, a fine marzo arriva pure l’eliminazione dalla Coppa Uefa per mano del non irresistibile Fulham che liquida i bianconeri vincendo la gara di ritorno per 4-1 dopo aver perso 3-1 l’andata a Torino, mentre in campionato la Juve finirà settima, ampiamente al di sotto delle aspettative di inizio stagione. L’annata di Diego termina con 44 presenze totali e 7 gol, 33 presenze e 5 marcature in campionato, molto negativa rispetto alle premesse e a quanto visto l’anno prima a Brema.

Nell’estate del 2010 la Juventus cambia ancora l’allenatore e chiama Luigi Delneri che ha appena portato la Sampdoria al quarto posto e ai preliminari di Coppa Campioni. Le prime dichiarazioni del nuovo tecnico non sono rassicuranti per Diego: “Lui e Del Piero non possono giocare assieme – sentenzia Delneri – o ci inventiamo un nuovo modo di giocare, oppure penso che siano alternativi“. Ufficialmente il brasiliano resta a disposizione del tecnico, in realtà la dirigenza juventina sta spargendo la voce per capire se esista qualcuno che voglia acquistare il fantasista, ormai chiaramente fuori dal progetto juventino. Diego intuisce, forse gli arriva qualche voce anche dal suo agente e alla fine, anziché provare a giocarsi le sue carte, spinge per la cessione, dà via libera al procuratore e al club di lavorare per una partenza. Le trattative non sono semplici perché la Juventus non vuole perdere i soldi spesi un anno prima e perché in giro non sembrano esserci club particolarmente interessati al calciatore. L’offerta più allettante arriva di nuovo dalla Germania ed è del Wolfsburg che propone alla Juventus poco meno di 16 milioni di euro che lo riportano in Bundesliga dove riuscirà nuovamente ad esprimersi a buoni livelli, anche se mai più come quanto mostrato nel Werder Brema.

Diego lascia la Juventus e l’Italia dopo un solo anno, accolto da ali di folla entusiasti per quel colpo e volato via nell’indifferenza generale. Ha scelto probabilmente il momento sbagliato per sbarcare in serie A, con una Juventus ancora incerta su come riorganizzarsi ed autrice di numerosissimi errori in sede di calciomercato, nonché di scelte in dirigenza e in panchina. Forse osannato più del dovuto, ma alla fine trattato peggio di quel meritava, risucchiato da un ingranaggio che in quell’annata a Torino si è ingolfato un po’ per tutti.

di Marco Milan

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