Amarcord: il Parma di Malesani, i perdenti che vincevano

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Se il celebre motto coniato da Giampiero Boniperti per la Juventus (“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta“) valesse per ogni club, forse oggi a Parma Alberto Malesani e la sua squadra condotta a cavallo fra il 1998 e il 2000, godrebbero di maggior riconoscenza, seppur le vittorie conseguite dal tecnico veneto rappresentino una delle pagine più gloriose della storia parmense. Anche se, ad onor del vero, attorno a quel Parma aleggia ancora una certa insoddisfazione che a tratti sembra davvero incomprensibile.

Per tracciare le linee guida del Parma di Alberto Malesani è necessario indicare una data ben precisa, ovvero il 16 maggio 1998, giorno in cui si disputa l’ultimo turno del campionato di serie A 1997-98. Allo stadio Franchi di Firenze va in scena Fiorentina-Milan, partita inutile per i viola che hanno già raggiunto la qualificazione in Coppa Uefa, teoricamente importante per i rossoneri che vincendo aggancerebbero l’Intertoto dopo una stagione fallimentare. La gara non ha storia, la Fiorentina vince 2-0 e alla fine il campo viene invaso da una folla festante che vuole tributare alla squadra toscana e al suo allenatore il giusto riconoscimento per un campionato condito da bel gioco, risutati di prestigio (il 3-0 alla Juventus, ad esempio) e il ritorno in Europa. L’allenatore è Alberto Malesani, prelevato giusto un anno prima dalla serie B dove aveva ben guidato il Chievo, che a Firenze è stato accolto ed apprezzato sin dalla prima giornata quando i viola avevano sbancato Udine per 3-2 ed il tecnico nativo di Verona era corso sotto il settore ospiti in maglietta e calzoncini corti ad esultare come un tifoso qualsiasi. Ma le strade di Malesani e della Fiorentina si separano, a Firenze lo sanno da almeno due mesi quando Vittorio Cecchi Gori ha ratificato già un pre contratto con Giovanni Trapattoni; e già da un paio di mesi il nome di Alberto Malesani è sul taccuino della dirigenza del Parma che sta per salutare Carlo Ancelotti dopo due stagioni e vorrebbe ripartire da un tecnico giovane, preparato e che abbia in testa un’idea di calcio divertente ma allo stesso tempo redditizia. Alla metà di luglio, subito dopo la fine dei mondiali francesi, il club emiliano annuncia l’ingaggio di Malesani che avrà il compito di guidare un Parma impegnato in tre competizioni, campionato, Coppa Uefa e Coppa Italia.

E’ un Parma assai ambizioso quello che prepara la stagione 1998-99, perché la famiglia Tanzi vuole vincere e vuole soprattutto arrivare a quello scudetto che in Emilia ha vinto solo il Bologna e che ora appare possibile per i gialloblu che già ci sono andati vicini nel 1995 e nel 1997, battuti in entrambi i casi in volata dalla Juventus di Lippi. I proprietari sono decisi e non badano a spese: confermato il bomber Crespo e la super difesa con Buffon in porta e la coppia Cannavaro-Thuram a far da diga, a rinforzare l’organico ecco il sontuoso ed elegante regista argentino Juan Sebastian Veron, il centrocampista francese Alain Boghossian (neo campione del mondo con la sua nazionale), entrambi prelevati dalla Sampdoria, ed il centravanti argentino Abel Balbo, scaricato dalla Roma e pronto ad essere una valida alternativa all’attacco titolare composto da Crespo e Chiesa. I presupposti per un’annata trionfale ci sono, il Parma parte in prima fila assieme alla Juventus (che ha vinto gli ultimi due scudetti) e all’Inter, più accreditata della Lazio, del nuovo Milan di Zaccheroni e della Fiorentina che pure con Trapattoni in panchina e con Rui Costa e Batistuta in campo sembra attrezzata per recitare un ruolo da grande dopo circa quindici anni di centro classifica. I Tanzi sono chiari con Malesani: va bene il bel gioco, va bene l’entusiasmo, va bene che Parma non è una metropoli abituata a certe pressioni, ma i soldi spesi e le ambizioni dovranno essere tramutate in qualcosa di concreto, ovvero lottare per quello scudetto che è il chiodo fisso della società ducale che solo nell’estate del 1990 si affacciava in serie A per la prima volta.

Sarà forse per quest’attenzione maniacale verso il campionato e il tricolore visto come ossessione dalla famiglia Tanzi che Parma-Genoa di Coppa Italia del 9 settembre 1998 (esordio ufficiale nella nuova stagione) passa quasi inosservato; i gialloblu vincono 3-0 con reti di Balbo, Crespo e Boghossian, ma sembra a tutti normale amministrazione per lo squadrone di Malesani, anzi, a destare maggior interesse è la nuova maglia del Parma, passato dal completo bianco ad una sgargiante tenuta a strisce orizzontali gialloblu, peraltro apprezzatissima dai tifosi. Il 12 settembre, poi, ecco il debutto in campionato, tutt’altro che irresistibile, contro il Vicenza al Tardini in una gara terminata 0-0; tre giorni dopo arriva l’esordio in Coppa Uefa con la sconfitta ad Istanbul per 1-0 contro il Fenerbache, ribaltata al ritorno dal 3-1 casalingo in favore degli uomini di Malesani. La squadra emiliana inizia ad ingranare, in particolar modo è la difesa a stupire in positivo perché il Parma nelle prime 5 giornate di campionato non incassa neanche una rete e dopo il pari col Vicenza, replica lo 0-0 anche a Venezia, batte 1-0 la Juventus con l’ennesima rete dell’ex di Dino Baggio, pareggia a reti bianche a Bologna e supera in casa per 2-0 la neopromossa Salernitana. Un Parma solido, forse un po’ anemico in attacco ma certamente competitivo nella lotta la vertice che vede intanto la sorprendente Fiorentina issarsi al comando della classifica con 5 vittorie nelle prime 6 giornate. Il primo ko in campionato il Parma lo patisce a Perugia quando nonostante l’iniziale vantaggio la squadra di Malesani viene rimontata dagli umbri, salvo poi riprendersi col 2-0 inflitto alla capolista Fiorentina nell’anticipo di sabato 31 ottobre quando appare chiaro a tutti che la squadra gialloblu sia perfettamente in grado di competere fino in fondo in campionato.
Anche nelle coppe, nel frattempo, il Parma si fa valere: in Coppa Uefa, dopo il Fenerbache, la squadra di Malesani fa fuori anche i polacchi del Wisla Cracovia (nella gara di andata in Polonia Dino Baggio viene ferito alla testa da un coltello lanciato dagli spalti) e gli scozzesi dei Glasgow Rangers, mentre in Coppa Italia sotto i colpi dei ducali cadono Genoa e Bari. Ma l’ossessione del Parma resta lo scudetto e il cammino degli emiliani in campionato procede a singhiozzo dopo il buon inizio: i gialloblu, infatti, alternano grandi prestazioni come il 4-1 all’Udinese o il 4-0 al Milan, ad esibizioni più scialbe come il pareggio in casa del Bari o la sconfitta rimediata a Cagliari a ridosso del 90′. A cavallo tra la fine del 1998 e l’inizio del 1999, poi, il Parma mostra le due facce della stessa medaglia che contraddistinguerà l’intero campionato dei gialloblu: le due trasferte di Empoli e Piacenza vengono caratterizzate da una valanga di reti, 5-3 in Toscana e 6-3 nel derby emiliano, poi un gol di Fuser permette alla squadra di Malesani di superare l’Inter al Tardini. E’ un andamento troppo altalenante per i parmensi, a volte spettacolari ed altre inconsistenti, col risultato che Fiorentina, Lazio e Milan iniziano a scappare in vetta alla classifica e il Parma si ritrova col quarto posto come miglior traguardo possibile già a metà torneo, anche perché nell’ultima giornata del girone d’andata la supersfida del Tardini contro la Lazio viene vinta dai biancocelesti che prevalgono per 3-1 e mettono a serio rischio le ambizioni degli uomini di Malesani.

Il girone di ritorno, poi, si apre con i deludenti pareggi contro Vicenza e Venezia, anche se subito dopo il Parma si riscatta vincendo per la prima volta nella sua storia sul campo della Juventus con uno storico 4-2 che determinerà la sera stessa le dimissioni di Marcello Lippi da allenatore dei bianconeri. Una settimana più tardi, però, i gialloblu non vanno oltre l’1-1 casalingo contro il Bologna e buon per loro che il croato Stanic raccolga il gol del pareggio nei minuti di recupero. Lo scudetto sembra ormai una storia fra Lazio e Milan, pure la Fiorentina (soprattutto dopo l’infortunio di Batistuta di inizio febbraio) si stacca dalla lotta per il titolo e proprio la sfida tra i viola ed il Parma del 7 marzo appare lo scontro che potrà eliminare definitivamente una delle due concorrenti dal treno tricolore. La gara premia i toscani, vittoriosi per 2-1 e che sembrano blindare quantomeno il terzo posto; al Parma rischiano così di mangiare solo le briciole di un campionato che li voleva protagonisti ad ogni costo, anzi, c’è ora da tener d’occhio anche le rimonte di Udinese e Juventus che, dopo un inizio stentato, vogliono rosicchiare punti e posizioni proprio ai gialloblu. E le coppe? Nelle coppe il Parma viaggia spedito: in Coppa Uefa, dopo la pausa invernale, la squadra di Malesani elimina ai quarti di finale il Bordeaux perdendo in Francia 2-1 e trionfando al Tardini con un tennistico 6-0, mentre in Coppa Italia gli emiliani raggiungono la finale dopo aver eliminato l’Udinese ai quarti e l’Inter in semifinale grazie alla doppia vittoria prima a San Siro (2-0) e poi in casa (2-1). Può bastare l’ottimo cammino nelle due manifestazioni a far dimenticare i balbettamenti in campionato? Per molti sì, per qualcun altro no, a cominciare dal presidente Stefano Tanzi che è delusissimo dopo la sconfitta di San Siro contro il Milan dell’11 aprile quando il Parma, avanti 1-0 alla fine del primo tempo grazie a Balbo, si fa rimontare dai rossoneri che vincono 2-1 con reti di Maldini e Ganz lasciando gli emiliani fuori dalla lotta scudetto. Nelle interviste del dopo partita, Buffon dice che ormai il Parma occupa l’ultimo vagone del treno che porta al titolo tricolore, mentre Tanzi ammette: “Purtroppo il Parma di coppa è molto meglio di quello del campionato”, una frase che tanto dice sulle priorità e le ambizioni del club.

Malesani sembra disorientato, non capisce come possa esser giudicato negativo un andamento che vede la sua squadra quarta in campionato e qualificata alla finale di Coppa Italia e anche di Coppa Uefa, visto che nel frattempo i gialloblu fanno loro la battaglia in semifinale contro l’Atletico Madrid, piegato sia in Spagna (3-1) che al Tardini dove il 20 aprile i ducali vincono 2-1 e raggiungono la finale di Mosca dove affronteranno l’Olympique Marsiglia. Il 14 aprile, proprio subito dopo la polemica sconfitta contro il Milan, il Parma gioca in casa l’andata della finale di Coppa Italia: Crespo illude i suoi dopo un quarto d’ora segnando l’1-0 su svarione della difesa gigliata, poi i gialloblu sbagliano troppo e all’81’ vengono puniti da una zampata del rientrante Batistuta, 1-1 che avvicina un po’ di più a Firenze il trofeo. Nel frattempo in campionato la squadra di Malesani difende il quarto posto che vale la qualificazione ai preliminari di Coppa dei Campioni battendo l’Empoli ma perdendo in casa della Roma proprio alla vigilia della gara di ritorno contro la Fiorentina che si disputa il 5 maggio 1999 allo stadio Franchi dove Malesani torna da avversario. Stavolta la partita è più bella, Crespo segna con un meraviglioso colpo di tacco, ma pure in questo frangente il Parma sembra volersi rompere le uova nel paniere da solo consentendo la rimonta viola che in dieci minuti con i gol di Repka e Cois ribaltano tutto. Al 71′, però, il terzino Vanoli trova il guizzo giusto per battere Toldo, raggiungere il 2-2 e permettere al Parma di alzare la seconda Coppa Italia della sua storia grazie alla regola dei gol in trasferta. Per Malesani è il primo trofeo della carriera e la sensazione di aver comunque in parte salvato la stagione nonostante qualche delusione in campionato.

Ma c’è poco tempo per riflettere perché il 12 maggio si avvicina e il Parma quel giorno dovrà affrontare il Marsiglia in una finale che vede la squadra italiana favoritissima contro i francesi, più deboli tecnicamente e falcidiati dalle squalifiche dopo la rissa al termine della semifinale di ritorno contro il Bologna. I giornali scrivono che il Parma non può fallire, mentre Malesani è più cauto: “E’ una finale – dice nella conferenza stampa pre partita – e non dobbiamo farci illusioni, sarà molto dura portare a casa la coppa”. In realtà per il Parma sarà una passeggiata battere il Marsiglia che, a parte un paio di folate offensive iniziali, non riuscirà a fare nemmeno il solletico a Buffon e i gialloblu già nel primo tempo metteranno al sicuro il risultato grazie alle reti di Crespo al 25′ e di Vanoli dieci minuti più tardi; il sigillo finale di Chiesa nella ripresa serve solo a rimpinguare il punteggio, il Parma stravince e porta a casa la sua seconda Coppa Uefa, l’ultima ad oggi vinta da un club italiano. E’ il trionfo di Alberto Malesani che viene ribattezzato il Re di Coppe, centrando quello che in molti definiscono Double Continentale. Coppa Uefa e Coppa Italia, oltre al quarto posto in campionato: è davvero così deludente la stagione del Parma? Probabilmente che sia deludente non lo pensa neanche la famiglia Tanzi che in effetti si congratula con squadra ed allenatore, anche se l’amaro in bocca per non aver lottato fino alla fine con Milan e Lazio rimane, perché i soldi spesi sono stati tanti in estate e perché a Parma vogliono vincere il campionato, sono quasi assillati da quel tricolore che non riescono a conquistare. Sembra un paradosso: una squadra che in soli dieci anni di serie A vince 2 volte la Coppa Italia, 2 volte la Coppa Uefa, una volta la Coppa delle Coppe, una volta la Supercoppa Europea, è stabilmente qualificata per le competizioni continentali e può acquistare alcuni fra i migliori calciatori del mondo, non riesce a gioire in pieno solo perché non ha ancora vinto lo scudetto?

Nell’estate del 1999 i Tanzi non badano a spese come l’anno precedente: dall’Udinese arriva il centravanti brasiliano Marcio Amoroso, capocannoniere dell’ultimo campionato, dalla Salernitana l’altro bomber Marco Di Vaio e dalla Sampdoria l’elegante ma discontinuo fantasista argentino Ariel Ortega che prende il posto di Veron, ceduto alla Lazio, come Chiesa, passato alla Fiorentina. Inutile dire che l’obiettivo primario resti lo scudetto per il club emiliano, con Alberto Malesani che, nonostante i due trofei appena portati in bacheca, appare perennemente sotto esame, troppo secondo una parte della critica, giustamente secondo chi sostiene che il tecnico veronese con una simile rosa avrebbe dovuto ottenere qualcosa di più. Malesani, inoltre, si attira giudizi negativi che non merita, derivanti dalla sua capigliatura trasandata e dalla sua passione per i vini che in molti sottolineano non come cultura ma come abuso, riferendosi al rossore delle guance dell’allenatore. Sembrano attacchi gratuiti ad una persona semplice e ad un tecnico assai capace, costretto però a fare più del suo massimo per non essere messo in discussione. Apriti cielo, poi, quando il Parma esce sconfitto per 2-0 dalla trasferta di Glasgow, andata dei preliminari di Coppa dei Campioni l’11 agosto; a venirgli in soccorso, però, c’è il calendario che appena dieci giorni dopo gli offre la possibilità del riscatto nella Supercoppa Italiana da giocare a San Siro coi campioni d’Italia del Milan. I rossoneri vanno in vantaggio con l’argentino Guglielminpietro, poi il Parma pareggia con Crespo al 62′ e vince partita e coppa grazie al gol di Boghossian al 91′; terza coppa conquistata per Malesani che non ha però nemmeno il tempo per gioire che viene nuovamente subissato di critiche quando i gialloblu non vanno oltre l’1-0 nel ritorno con i Rangers il 25 agosto, perdendo così l’accesso in Coppa Campioni e retrocedendo in Uefa.

L’avvio in campionato, poi, è tutt’altro che entusiasmante: il Parma pareggia all’esordio 1-1 in casa del Perugia, fa altrettanto col Bologna, poi perde addirittura 5-1 a San Siro contro l’Inter. La panchina di Malesani scricchiola e quelle coppe in bacheca sembrano non contare nulla di fronte all’andamento singhiozzante in serie A e al ko interno contro la Lazio alla quarta giornata, riscattato dalle successive vittorie contro Verona e Fiorentina, oltre che dalla doppia qualificazione in Coppa Uefa prima contro gli sconosciuti ucraini del Kryvbas e poi contro gli svedesi dell’Helsingborg. Alla fine del girone d’andata sembra chiaro che il sogno scudetto sia da riporre nell’armadio anche stavolta: il Parma stenta, perde lo scontro diretto col Milan, agguanta il pareggio contro la Juventus nei minuti di recupero, scivola su campi apparentemente alla sua portata come Reggio Calabria o Lecce. All’inizio del girone di ritorno, inoltre, gli emiliani non vincono per 6 partite di fila in cui incamerano pure lo 0-4 casalingo contro la Fiorentina e il 4-3 patito a Verona dopo essere stati in vantaggio per 3-1. Nello stesso periodo il Parma esce anche dalla Coppa Uefa per mano del Werder Brema agli ottavi di finale e dopo aver superato un altro turno contro gli austriaci dello Sturm Graz; è il segno che stavolta neanche le coppe riusciranno a salvare la stagione dei ducali, già eliminati pure dalla Coppa Italia a dicembre per mano del Cagliari, penultimo in campionato. Le speranze di Malesani, dunque, sono tutte concentrate nella conferma del quarto posto in serie A che appare assai più complicato dell’annata precedente; il duello con Inter e Roma è serratissimo, il Parma pareggia i due confronti diretti con le rivali e in primavera inanella ben 5 successi consecutivi contro Reggina, Bari, Piacenza, Cagliari (con rimonta da 0-2 a 3-2) e Milan, vittorie che sembrano mettere a riparo da brutte sorprese i gialloblu che invece nel finale inceppano il loro meccanismo pareggiando 0-0 in casa contro l’Udinese e perdendo a Torino con la Juventus dove al 90′ viene annullato un gol regolare a Cannavaro che farà discutere per diverso tempo. Di tutto ciò approfitta l’Inter che aggancia il Parma e lo porta allo spareggio per il quarto posto, giocato a Verona il 23 maggio 2000 e vinto dai nerazzurri per 3-1; per il Parma il bilancio della stagione 1999-2000 è più negativo che mai, stavolta non c’è coppa che salvi Malesani dalle critiche e la sua panchina è a rischio.

Tuttavia, consapevoli anche di un possibile ridimensionamento nella campagna acquisti, i proprietari del Parma confermano l’allenatore anche per l’annata successiva, commettendo probabilmente un errore perché Malesani è sfiduciato e la squadra risente del malcontento generale della piazza e della società. Il Parma 2000-2001 non lotterà mai per il vertice, subirà diverse sconfitte e numerose contestazioni e la panchina di Malesani traballerà già il 17 dicembre dopo la sconfitta per 2-0 al Tardini contro il Vicenza, prima di cadere definitivamente il 7 gennaio 2001 quando i gialloblu perdono ancora in casa contro la Reggina, sempre per 2-0, e la squadra viene assediata negli spogliatoi da un gruppo di tifosi imbestialiti che chiedono la testa dell’allenatore. La avranno perché Alberto Malesani viene esonerato dopo due stagioni e mezzo nelle quali ha collezionato un quarto ed un quinto posto in campionato e vinto Coppa Uefa, Coppa Italia e Supercoppa Italiana diventando il tecnico parmense più vincente assieme a Nevio Scala, l’artefice del Parma dei miracoli di inizio anni novanta. Quando va via dall’Emilia, Malesani sembra un allenatore cacciato dalla squadra ultima in classifica, non certo un tecnico che in due anni e mezzo ha vinto coppe in Italia e in Europa; la mancanza dello scudetto, o meglio, della lotta scudetto è costata carissima all’allenatore veneto, anche se ancora oggi in molti si chiedono se davvero quel Malesani e quel Parma potessero fare qualcosa di più.

Le malelingue attorno ad Alberto Malesani sono proseguite negli anni, soprattutto dopo i suoi insuccessi, primo fra tutti la clamorosa retrocessione alla guida del Verona nel 2002 con la squadra gialloblu in zona Uefa a metà torneo. Il pittoresco sfogo in sala stampa quando allenava il Panathinaikos in Grecia è diventato più famoso di quello di Trapattoni contro Strunz al Bayern Monaco e purtroppo anche più famoso delle vittorie in carriera di Alberto Malesani, quelle coppe vinte al timone di un Parma forte, forse troppo forte per accontentarsi e ricordato erroneamente per aver vinto poco. A guardar bene, però, Coppa Uefa e Coppa Italia nella stessa stagione e la Supercoppa Italiana in estate non sembrano successi di poco conto. Se questo è un uomo, scriveva Primo Levi, se questo è un perdente, ci permettiamo di parafrasare noi.

di Marco Milan

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