Amarcord: l’oro europeo del Goteborg

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Non li considerava nessuno, sono diventati una delle squadre più brillanti e concrete d’Europa, quasi nell’indifferenza generale e nel freddo di una Svezia che per la prima volta si è sentita grande tra i grandi nell’Europa del calcio. Il Goteborg di inizio e metà anni ottanta ha sorpreso ed incantato gli appassionati e resta ancora oggi una favola da raccontare a chi quel periodo non l’ha vissuto.

E’ il 1978 quando ad un giovanissimo allenatore svedese di nome Sven Goran Eriksson viene affidata la guida dell’IFK Goteborg, uno dei club più prestigiosi della Svezia e dell’intera penisola scandinava. Eriksson, 30 anni appena, è stato costretto a ritirarsi da calciatore 4 stagioni prima a causa di un grave infortunio, scoprendo subito di essere portato per fare l’allenatore, sviluppando enormi doti comunicative, idee tattiche, il tutto condito da una calma tipica dei paesi del nord e da un’eleganza fuori dal comune. A 27 anni allena il Degerfors, a 30 siede sulla panchina del Goteborg, senza timori, anzi, con la convinzione di modificare il gioco e l’impostazione della squadra, abituata ad un calcio lento e con poco spazio per lo spettacolo. La parola d’ordine del Goteborg di Eriksson è “pressione“; i giocatori in maglia biancoblu a strisce verticali pressano come matti gli avversari, non li fanno respirare, applicano il 4-4-2 voluto dal tecnico con una precisione quasi maniacale e i risultati, dopo diverse annate malinconiche, iniziano a vedersi.

Il Goteborg vince subito la coppa nazionale, la prima della sua storia, festeggiando nel 1979 un trofeo che in bacheca mancava da 10 anni, dallo scudetto del ’69. Il secondo posto in campionato è il preludio a quanto avverrà appena due anni dopo quando della formazione svedese parlerà tutta Europa. Eriksson è convinto che la sua squadra possa affermarsi in ogni competizione quando alla vigilia della stagione 1981-82 i biancoblu si apprestano a giocare in campionato, in Coppa Uefa e in Coppa di Svezia. Ma se in patria si può dire che il Goteborg sia una delle favorite, altrettanto non sembra essere in Europa dove tutti si aspettano la conferma dell’Ipswich (detentore del trofeo), e l’affermazione dei club italiani, spagnoli e tedeschi. La squadra di Eriksson sa il fatto suo, il tecnico sa che partire a fari spenti può essere un vantaggio e vuole sfruttarlo il più possibile; grazie alle reti del cannoniere Torbjorn Nilsson, il Goteborg supera agevolmente il primo turno nel derby tutto scandinavo contro i finlandesi dell’Haka Valkeakoski vincendo 3-2 in trasferta e 4-0 in casa. Ai sedicesimi di finale l’avversario è più ostico, gli austriaci dello Sturm Graz: 2-2 in Austria e sofferto 3-2 a Goteborg, risultato che permette l’approdo agli ottavi di finale dove gli svedesi se la vedranno con i rumeni della Dinamo Bucarest che hanno appena eliminato l’Inter.

Per il Goteborg, nel frattempo, le cose si mettono bene anche in campionato dove i favori del pronostico sembrano non mettere eccessive pressioni agli uomini di Eriksson che, a sua volta, si dimostra condottiero esemplare, freddo, carismatico e sicuro di sè. La Dinamo Bucarest viene agevolmente fatta fuori grazie al 3-1 in Svezia e all’1-0 in Romania, risultati che permettono agli scandinavi di qualificarsi per i quarti di finale, un traguardo che comincia a far sospettare l’Europa che forse questi svedesi non sono da prendere sottogamba, anzi, è il caso anche di studiarli tatticamente perchè il giovane allenatore che li guida ha idee e sagacia. Ai quarti c’è un ostacolo impegnativo come il Valencia, formazione ritenuta fra le pretendenti alla vittoria finale ed ancora più pericolosa in quanto il Goteborg rischia di presentarsi all’appuntamento europeo con le gambe irrigidite dalla pausa invernale delle coppe e del campionato svedese, fermo per oltre due mesi. Si parla molto di una condizione fisica approssimativa del Goteborg e di una possibile dèbacle degli scandinavi dopo l’exploit dei primi turni, anche perchè intanto un burrascoso cambio di proprietà mette addirittura a rischio il futuro del club, con la squadra costretta ad autofinanziarsi la trasferta in terra spagnola.

Già nella gara di andata a Valencia, però, i biancoblu fugano ogni dubbio: l’incontro termina 2-2 e tutte e 4 le reti vengono realizzate nei primi 20 minuti di gioco con la partita che va avanti a ritmi vertiginosi, in barba alla pausa invernale e alle gambe molli. A Goteborg gli svedesi si impongono per 2-0 e raggiungono le semifinali dove trovano i tedeschi del Kaiserslautern che hanno appena fatto a pezzi il Real Madrid, travolto 5-0 dopo aver vinto 3-1 all’andata. Goteborg ancora sfavorito, ma capace di imporre in Germania un confortante pareggio per 1-1, replicato anche nella sfida di ritorno, portata ai supplementari e risolta da un rigore del difensore Fredriksson che catapulta gli svedesi in finale, contro ogni pronostico e contro altri tedeschi, quelli dell’Amburgo, forse in quel momento la compagine migliore di Germania. La festa in Svezia è clamorosa, per la prima volta nella storia del calcio una squadra della Scandinavia può portare a casa un trofeo europeo e tutti gli occhi sono puntati su Sven Goran Eriksson, allenatore che a poco più di trent’anni sta per compiere qualcosa di clamoroso, ovvero vincere scudetto, coppa nazionale e Coppa Uefa.

La finale di andata della Coppa Uefa 1981-82 si gioca allo stadio Ullevi di Goteborg il 5 maggio 1982: 45 mila spettatori a spingere i biancoblu verso confini inaspettati, al cospetto di una squadra più esperta e probabilmente più attrezzata come l’Amburgo. E’ anche la sfida fra un tecnico giovane e rampante come Eriksson contro una vecchia volpe come Ernst Appel, allenatore dei tedeschi. Gioca meglio e vince il Goteborg, 1-0, rete del centrocampista con maglia numero 6, Tord Holmgren, a tre minuti dal 90′. Metà coppa si ferma a Goteborg, l’altra metà andrà difesa ad Amburgo 14 giorni dopo. E’ il 19 maggio quando Amburgo e Goteborg scendono in campo per la gara di ritorno al Volksparkstadion: 60 mila cuori tedeschi provano a soffiare il vento della rimonta, ma si capisce presto che il Goteborg gioca un calcio di livello superiore all’Amburgo: l’attaccante Corneliusson (che giocherà in Italia nel Como con discreti risultati) porta avanti gli svedesi al 25′, poi nella ripresa in tre minuti appena (dal 61′ al 64′) Nilsson e Fredriksson (ancora su rigore) fissano il risultato sul 3-0 che regala al Goteborg una Coppa Uefa tanto inattesa quanto meritata. Sven Goran Eriksson, portato in trionfo nella notte amburghese, completa il suo ciclo con la vittoria dello scudetto e della Coppa di Svezia, regalo d’addio al Goteborg, lasciato per approdare al Benfica.

Negli anni a venire, la compagine svedese viene ulteriormente rinforzata e riesce ad imporsi per due volte in patria conquistando il titolo sia nel 1983 che nel 1984 e vincendo un’altra Coppa di Svezia sempre nel 1983. Nel 1986 il Goteborg raggiunge addirittura la semifinale di Coppa Campioni dove è eliminato dal Barcellona, dando a tutti l’impressione di essere giunto ormai al capolinea di un’avventura quasi miracolosa, soprattutto in ambito europeo. Alcuni dei migliori elementi vengono ceduti all’estero e la formazione biancoblu riparte nell’estate del 1986 con tanti giovani provenienti dal settore giovanile ed affidati all’allenatore Gunter Bengtsson. Nessuno si aspetta grandi risultati dal Goteborg nella Coppa Uefa 1986-87, partita in sordina proprio come quella vittoriosa di 4 anni prima. I grandi favoriti per la vittoria finale sembrano essere le italiane Inter e Napoli, le spagnole Atletico Madrid e Barcellona, la tedesca Bayer Leverkusen e forse gli olandesi del Feyenoord. E spazio per le sorprese? Difficile, anche se i bicampioni uscenti del Real Madrid giocano la Coppa dei Campioni e i club inglesi sono ancora squalificati dopo i tragici fatti dell’Heysel.

Nel primo turno il Goteborg elimina i cecoslovacchi del Sigma Olomouc, 1-1 in trasferta e vittoria per 1-0 in casa, nulla di trascendentale ma tanto basta per prendere confidenza con la manifestazione e, soprattutto, qualificarsi ai sedicesimi di finale dove al cospetto degli svedesi ci sono i tedeschi orientali dello Stahl Brandeburgo, eliminati grazie ad un complessivo 3-1 (2-0 fra le mura amiche ed 1-1 in Germania). Il Goteborg non è più la squadra arrembante tutto pressing e zona di 4 anni prima, ma resta una formazione solida, pratica ed efficace: in difesa c’è ancora l’esperto Fredriksson, in attacco, partito Nilsson, spazio a Stefan Pettersson. Ottavi di finale: sulla strada degli svedesi si frappongono i belgi del Gent, spazzati però via dall’1-0 in trasferta e dal 4-0 casalingo allo stadio Ullevi, per un Goteborg che inizia nuovamente a far parlare di sè in Europa e che sembra aver tutte le intenzioni di giocare un altro tiro birbone alle pretendenti al successo finale. La strada potrebbe però interrompersi già ai quarti, quando agli svedesi si oppone l’Inter di Giovanni Trapattoni, una delle favorite del torneo.

I nerazzurri sono squadra arcigna, dotata di elementi importanti e votata quasi esclusivamente al contropiede. Regola numero uno di Trapattoni in Europa, poi, è “primo non prenderle, soprattutto in trasferta“. Del resto, la rivoluzione culturale del Milan di Arrigo Sacchi deve ancora arrivare e il calcio all’italiana regna sovrano nella mentalità dei club di serie A che si affacciano nelle coppe europee. La gara di andata fra Inter e Goteborg si gioca in Svezia a primavera e termina 0-0 senza particolari emozioni. A San Siro, due settimane più tardi, l’esito della qualificazione appare scontato quando un’autorete di Fredriksson porta avanti la squadra di Trapattoni che commette però il gravissimo errore di credere che il più sia ormai fatto; melina a centrocampo, baricentro pericolosamente basso e Goteborg che, a poco a poco, comincia a credere nella possibile rimonta. Il pareggio lo mette a segno Pettersson e l’Inter, a quel punto in crisi d’identità e con l’affanno dell’eliminazione ormai imminente, resta imbambolata e non riesce a fare agli svedesi neanche il solletico; l’1-1 finale regala il passaggio del turno al Goteborg, ormai ad un passo dalla riedizione di quella meravigliosa cavalcata che 4 anni prima l’aveva portato sul tetto d’Europa.

In semifinale per gli scandinavi ci sono gli austriaci dello Swarovski Tirol, club fondato appena l’anno prima e che si scioglierà nel 1992 restituendo il titolo al Wacker. Per il Goteborg, che stavolta parte favorito, i pericoli sembrano essere dietro l’angolo perchè i tirolesi ai quarti hanno fatto fuori altri italiani, quelli del Torino. Ma la sfida non ha storia: gli svedesi vincono 4-1 all’andata in casa e si ripetono 1-0 al ritorno in Austria, staccando il biglietto per la seconda finale di Coppa Uefa in 4 anni, traguardo impensabile per un club scandinavo. A sfidare il Goteborg c’è un’altra sorpresa della manifestazione, gli scozzesi del Dundee United che in semifinale si sono sbarazzati dei più quotati tedeschi del Borussia Monchengladbach. La finale sembra aperta ad ogni tipo di risultato, il Goteborg è più talentuoso, anche se i britannici possono contare su diversi calciatori della propria nazionale e sulla capacità di sorprendere; al cospetto del Dundee è caduto, ad esempio, il Barcellona ai quarti di finale, segno che gli uomini allenati da Jim McLean non sono affatto da prendere sottogamba.

Entrambe le finali non passano certo alla storia come le più spettacolari della Coppa Uefa: l’andata in Svezia il 6 maggio viene decisa da una rete del solito Pettersson al 38′, un mattoncino abbastanza pesante in vista del ritorno in Scozia. Dundee, 20 maggio 1987: scendono in campo Dundee United e Goteborg per il ritorno della finale di Coppa Uefa. Gli scozzesi ci credono, partono all’arrembaggio come da classico copione britannico, sospinti dal pubblico che incita, applaude e si eccita anche alla sola conquista delle rimesse laterali in favore della propria squadra. Ma al minuto 22 l’attaccante numero 11 del Goteborg, Lennart Nilsson, porta avanti gli svedesi e gela il Tannadice Park: 0-1, ora al Dundee servono tre gol per la rimonta. Ne arriverà uno solo, siglato dal terzino John Clark al 60′, ma servirà solo per rendere meno soporifera l’ultima mezz’ora di gioco: il Goteborg controlla tranquillamente la situazione, rischia qualcosa ma mai abbastanza per mettere in discussione il successo finale. Al triplice fischio dell’arbitro rumeno Igna gli svedesi si abbracciano con il solito aplomb scandinavo, mentre sventolano al cielo le bandiere biancoblu dei tifosi in trasferta a Dundee.

La storia europea del Goteborg termina in pratica sul prato scozzese quel 20 maggio 1987. Da allora, infatti, la formazione svedese è stata capace di imporsi in patria fino alla fine degli anni novanta vincendo ben 7 scudetti (più un altro, l’ultimo, nel 2007) e 4 Coppe di Svezia, ma non riuscendo più a conquistare risultati degni di nota in Europa, dove anzi nelle stagioni seguenti ha ottenuto piazzamenti poco onorevoli. Quelle due Coppe Uefa restano così l’apice nella storia del club, peraltro ad oggi ancora l’unico in Scandinavia ad essersi affermato in campo europeo. Dalla zona di Eriksson al pragmatismo di Bengtsson, il Goteborg ha assestato due colpi inattesi contro avversarie ben più quotate; due colpi che hanno scritto capitoli indelebili e collocato la compagine biancoblu nella leggenda dei ricordi romantici del calcio.

di Marco Milan

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