Mafia in Puglia. Dall’omicidio dei fratelli Luciani ai presidi di legalità

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San Marco in Lamis, Puglia. 10 agosto 2017. Due braccianti agricoli perdono la vita in un agguato al boss Mario Luciano Romito e suo cognato. Sono i fratelli Luigi e Aurelio Luciani. Vittime innocenti di quella forma cruenta e pervasiva di mafia che – come scrive la Dia – è “suddivisa in batterie, coagulate per gruppi familiari, che determinano gli equilibri attraverso la regola del più forte, e cioè attraverso l’eliminazione fisica degli avversari”.

A due anni da quella strage, però, stanno germogliando semi di speranza.

Il primo segnale è arrivato lo scorso aprile quando Libera ha aperto un presidio dedicato proprio a Luigi e Aurelio. Il più giovane iscritto ha 19 anni e oltre ai ragazzi ci sono anche insegnanti e assistenti sociali, le mogli dei fratelli Luciani, Arcangela e Marianna, e i fratelli Alberto e Vincenzo.

E insieme fanno una cosa semplicissima ma rivoluzionaria per la cultura di quei luoghi: spiegano che il muro di omertà non è fonte di protezione e che fare finta di niente vuol dire essere esposti al pericolo. Perchè la mafia non è lontana dalla quodinanità dei cittadini: condiziona l’economia, la qualità della vita, i percorsi tra i vicoli, la scelta del posto dove trascorrere la serata con gli amici. La mafia è sotto casa e ti entra dentro se non c’è alternativa.

Arcangela e Marianna vanno nelle scuole a raccontare che una alternativa esiste: partono dalla storia dei loro mariti e invitano le ragazze e i ragazzi a non avere paura, perchè è di quella paura che si alimenta la forza del potere criminale.

In Puglia, per fortuna, di donne e uomini che seminano speranza ce ne sono tanti. Come Daniela Marcone, vicepresidente di Libera a Foggia: suo padre Francesco fu ucciso dalla mafia nel 1995, era il direttore dell’ufficio del registro e aveva denunciato corruzione e malaffare. O come Pinuccio Fazio, papà di Michele che a soli 15 anni, nel 2001, a Bari, perse la vita durante uno scontro tra i clan rivali Strisciuglio e Capriati.

Ci sono poi i presidi di legalità simbolici, i segni della memoria che con la loro forza evocatrice incitano ad abbandonare la paura e la complicità. Come il pannello targato Art Village (in foto) nella città patrimonio dell’UNESCO, Monte Sant’Angelo, che raffigura il giudice Paolo Borsellino e il celebre monito: “Il silenzio è mafia”.

(di Grazia Pia Attolini)

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