Amarcord: AlbinoLeffe, quel prodigio incompiuto

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Davide contro Golia: lo sport è pieno di storie fra piccoli contro grandi, povere realtà al cospetto di colossi all’apparenza insormontabili. Quanto successo all’AlbinoLeffe, piccolo ma organizzato club della Lombardia, racchiude un po’ l’emblema di chi parte da zero e sfiora la cima più alta di una montagna riservata a pochi. Il racconto di una vetta quasi irraggiungibile e per la quale è mancato invece appena un metro.

L’Unione Calcio AlbinoLeffe nasce nell’estate del 1998 dalla fusione di due società lombarde, l’Albinese ed il Leffe; colore sociale è il celeste, campionato di appartenenza la serie C2. La scalata del neonato sodalizio è vertiginosa: immediata promozione in C1 dopo la finale playoff vinta a Reggio Emilia contro il Prato, poi, fra lo stupore generale, la promozione in serie B a giugno del 2003 dopo aver vinto ancora i playoff nella doppia finale contro il più ricco e quotato Pisa. L’impresa dei lombardi è pazzesca, ricorda molto quella del Chievo che una decina d’anni prima aveva raggiunto la serie B partendo dalla C2 e vincendo campionati a raffica; l’AlbinoLeffe non ha risorse economiche elevate, tutt’altro, fa tutto in casa grazie al lavoro della famiglia Andreoletti che è alla guida del club, acquista calciatori giovani oppure in cerca di rilancio, non ha pressioni perchè il pubblico è poco e pure disperso nell’immensità dello stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo che ospita i celesti nelle loro gare casalinghe, visto che il piccolo Martinelli di Leffe (neanche 2000 posti a sedere) non è omologato per la serie B.

L’impatto col campionato cadetto non spaventa affatto l’AlbinoLeffe che al primo torneo di B si salva grazie al 18.mo posto finale, migliorato l’anno successivo quando i lombardi terminano undicesimi. Più sofferta la salvezza nella stagione 2005-2006, ottenuta solamente dopo la vittoria nello spareggio contro l’Avellino, mentre nell’annata 2006-2007 giunge la decima posizione in classifica, miglior risultato per la formazione della Val Seriana che dopo 4 tornei di fila ha ormai accumulato esperienza in una serie B lunga, dura e complicata. All’AlbinoLeffe quasi non fa differenza giocare in casa o in trasferta, anzi, il più delle volte lo stadio di Bergamo accoglie molti più tifosi avversari che locali, basti pensare che nel campionato 2006-2007 in serie B ci sono Juventus, Napoli, Genoa, Bologna e Verona che portano fuori casa oltre 5-10 mila spettatori a seguire la propria squadra. L’AlbinoLeffe trasforma questo handicap in un punto di forza, imparando a giocare ogni partita allo stesso modo e col medesimo atteggiamento grazie al quale sgomita e si fa largo in una serie B molto più grande di lei, tanto per blasone che per impatto mediatico, nonchè per potenza economica.

Nell’estate del 2007 sulla panchina dei celesti torna a sedere Elio Gustinetti, tecnico dal carattere semplice e dall’indole buona, ma preparatissimo dal punto di vista tattico e grande conoscitore della serie B, artefice della prima promozione delle prime due salvezze in B dei celesti. La campagna acquisti è come al solito improntata sul perfetto bilanciamento fra entrate ed uscite: arriva il centrocampista Filippo Carobbio dai cugini dell’Atalanta, in porta c’è il giovane e promettente Federico Marchetti, in difesa i terzini goleador Perico e Peluso, a centrocampo il capitano Del Prato e i dinamici Cristiano e Carobbio, in attacco l’affiatata coppia Cellini-Ruopolo. Gustinetti non si lascia andare a proclami alla vigilia del campionato, anzi, arriva ad affermare che in quell’ambiente arrivare primi o ultimi è la stessa cosa, si lavora con tranquillità e passione senza l’assillo dei risultati, senza che la vittoria sia richiesta ad ogni costo nè dalla società e neanche dai tifosi. Uno stile che permette a tutti di rendere al massimo delle proprie possibilità, ma anche di provare un gusto particolare nel sovvertire ogni pronostico estivo che puntualmente vorrebbe l’AlbinoLeffe in piena lotta per non retrocedere, nonostante il gruppo dei lombardi sia ormai unito, coeso ed esperto. Nessuno inserisce i seriani fra le possibili candidate alla zona playoff per il campionato 2007-2008, ma forse neanche lo spogliatoio stesso di Gustinetti vorrebbe essere nelle prime file della griglia di partenza del torneo. Fari spenti e lavoro, ecco la ricetta.

Il campionato per l’AlbinoLeffe parte col botto: i lombardi vincono 6 delle prime 7 partite, battono lo Spezia all’esordio in casa, pareggiano a Vicenza nel secondo turno, poi 5 successi di fila contro Grosseto, Ravenna, Modena, Cesena e Bari che issano la compagine celeste al comando della classifica, prima dei due ko di fila contro Messina e Pisa. Ma il cammino dell’AlbinoLeffe riprende immediatamente con le vittorie in serie infilate contro il Mantova, in casa del fortissimo Chievo, a Bergamo contro la Triestina, travolta da 5 reti, e a Brescia; la squadra di Gustinetti è un rullo compressore e contende alle prime della classe i vertici del campionato, non si spaventa degli organici sontuosi di Chievo, Bologna, Mantova e Brescia, anzi, si diverte a sfidarli, forte di un attacco che segna a valanga grazie all’ottimo assortimento di Cellini e Ruopolo che si scambiano spesso la posizione e vanno in gol con una impressionante facilità. L’AlbinoLeffe termina il girone d’andata col successo per 2-0 contro il Frosinone e a metà cammino è in piena zona promozione grazie ad un allenatore che preferisce i fatti alle parole e ad una squadra che si muove benissimo in campo, è piacevole da ammirare, segna e vince tanto. Le grandi del campionato incominciano ad aver paura di quella piccola ma agguerrita formazione: e se finisse come il Chievo nel 2001 che arrivò a conquistare un’inaspettata storica promozione in serie A?

Ora sì che sui giornali si parla dell’AlbinoLeffe, ora sì che l’Italia si sta accorgendo di quella strana squadra che unisce due piccoli paesi della Val Seriana e gioca fra pochi intimi in uno stadio da 40.000 posti. Il girone di ritorno inizia per i lombardi più o meno come quello d’andata con 6 vittorie e 2 pareggi nelle prime 8 uscite, 3 nelle successive 6; Cellini e Ruopolo continuano a buttarla dentro come dannati, il primo contende lo scettro dei cannonieri al super tridente del Pisa con Cerci, Castillo e Kutuzov che a fine campionato segneranno 40 reti in tre, a Godeas del Mantova e a Granoche della Triestina. Negli ultimi due mesi del torneo, però, qualcosa nel gruppo dei celesti scricchiola: forse la consapevolezza che Chievo, Bologna e Lecce sono ormai imprendibili, forse un po’ di fisiologica stanchezza, forse l’inesperienza di battagliare ad alti livelli, fatto sta che l’AlbinoLeffe cede nel momento decisivo dell’anno perdendo il treno della promozione diretta. I lombardi, nonostante il successo per 1-0 contro il Bologna secondo in classifica che li tiene ancora in corsa per la serie A, perdono pesantemente tre gare determinanti per coltivare ancora il grande sogno: prima arriva lo 0-4 casalingo contro il Lecce, poi il ko di Ascoli per 3-2, infine l’inatteso e fragoroso rovescio contro il Rimini che passeggia 4-0 a Bergamo gettando ombre sulla capacità del gruppo celeste di gestire un momento così delicato.

La conseguenza del capitombolo contro il Rimini è drastica ed inattesa: lunedì 26 maggio la società comunica l’esonero di Elio Gustinetti ad una giornata dal termine del campionato e con i playoff aritmeticamente raggiunti. Il tecnico ci resta male e non potrebbe essere altrimenti: è stato lui a creare quel miracolo, lui a condurre la squadra fino ad un passo dalla promozione diretta contro corazzate come Chievo e Bologna, ma anche come il Lecce che perde la A per un punto. L’AlbinoLeffe esonera l’allenatore con 77 punti in classifica, 23 vittorie ed il quarto posto che vale l’accesso agli spareggi; al posto di Gustinetti viene chiamato Armando Madonna (tecnico della Primavera) che dovrà guidare la squadra nell’ultimo turno del torneo regolare a Frosinone e poi ai playoff. Frosinone-AlbinoLeffe termina 2-2, i lombardi chiudono il campionato con 78 punti, 5 in meno del Lecce terzo, 6 del Bologna secondo e promosso in serie A, 7 del Chievo vincitore del campionato. Ma non solo: i seriani hanno fatto meglio del Brescia che ha chiuso a 72 punti, meglio del Pisa di Ventura che ne ha raccolti 71, meglio del Mantova che ha finito a 60 a metà classifica e fuori pure dalla zona playoff nonostante una rosa da promozione diretta. Insomma l’AlbinoLeffe, pur col terremoto del cambio in panchina, può essere la sorpresa degli spareggi e giocarsi le proprie carte fino in fondo.

Il 4 giugno 2008 allo stadio Rigamonti di Brescia si gioca l’andata della semifinale playoff tra i locali e l’AlbinoLeffe: vince il Brescia 1-0, ma la squadra di Madonna sa che, in virtù della miglior posizione in classifica, potrà vincere al ritorno con qualsiasi risultato, senza il peso dei gol in trasferta e l’ansia di una rimonta con due reti di scarto. Nella gara di Bergamo, l’8 giugno, si capisce subito che l’AlbinoLeffe ha una marcia in più e dopo appena 38 minuti ha archiviato la pratica grazie alle reti di Carobbio e Peluso; nella ripresa il Brescia riduce le distanze, ma il punteggio non si schioda da quel 2-1 che manda clamorosamente l’AlbinoLeffe a giocarsi la finale per la serie A contro il Lecce che nel frattempo ha fatto fuori il Pisa nell’altra semifinale. Il traguardo è più che storico, i sostenitori dell’AlbinoLeffe non stanno più nella pelle e nel decennale della fondazione della società possono raggiungere un risultato che nemmeno il più ottimista degli appassionati avrebbe mai potuto nemmeno immaginare per una compagine piccola, senza blasone e senza elevate condizioni finanziarie. Ora l’AlbinoLeffe può davvero eguagliare il Chievo in una storia molto simile, anche se alle spalle dei veronesi c’era un’industria non indifferente come la Paluani, mentre i lombardi vivono essenzialmente delle proprie risorse. Fra l’AlbinoLeffe e la serie A c’è un ultimo ostacolo, seppur durissimo, il Lecce di Papadopulo che è squadra forte, solida ed esperta, costruita sin dall’inizio per tornare in serie A dopo due anni.

E’ l’11 giugno del 2008 quando AlbinoLeffe e Lecce scendono in campo allo stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo per l’andata della finale, i padroni di casa in maglia celeste e pantaloncini blu, gli ospiti in completo giallorosso. Sugli spalti c’è ovviamente più gente del solito e molti sono i tifosi leccesi, accorsi in massa nonostante la distanza fra le due città, oltre a centinaia di comuni appassionati bergamaschi che vogliono godersi una serata di sport e capire sin dove possono arrivare questi piccoli diavoli celesti della Val Seriana. L’AlbinoLeffe parte meglio, crea un paio di azioni pericolose non sfruttate da Cellini e Carobbio, mentre il Lecce è più guardingo e sornione, consapevole anche di avere a disposizione due pareggi fra andata e ritorno per salire in serie A. Prima dell’intervallo Cellini sfiora il gol di testa mandando la palla a lambire il palo, poi nella ripresa il Lecce assume il comando delle operazioni, forte del maggior tasso tecnico e sfruttando un giustificabile calo fisico degli avversari. Il gol dei salentini è nell’aria e al 75′ una combinazione Tiribocchi-Abbruscato manda quest’ultimo a tu per tu con Marchetti, battuto dal colpo liftato dell’ex centravanti del Torino: il Lecce è avanti, l’AlbinoLeffe non reagisce e la gara termina 0-1, risultato che piazza un macigno sulla promozione dei pugliesi in vista del ritorno.

L’AlbinoLeffe ha ora tutto contro: il risultato dell’andata, il fattore campo, la peggior posizione di classifica e l’aspetto psicologico che pende tutto dalla parte di un Lecce sicuro di sè e guidato da un tecnico che di promozioni se ne intende. Il 15 giugno lo stadio Via del Mare di Lecce è gremito in ogni ordine di posto, il frastuono è assordante, il gruppo di sostenitori lombardi che ha seguito la squadra in Puglia non raggiunge neanche le 100 unità. Dopo 10 minuti il Lecce è già in vantaggio, segna ancora Abbruscato e per l’AlbinoLeffe, stavolta in maglia bianca e calzoncini celesti, sembrano non esserci più speranze. Tuttavia i seriani ci provano, ormai da perdere hanno ben poco, mentre al Lecce potrebbe venire il braccino ad un passo dal traguardo; è ciò che accade, in effetti: nel secondo tempo, dopo aver più volte fallito il raddoppio, i giallorossi tirano i remi in barca e l’AlbinoLeffe si getta all’assalto: Madonna butta dentro la terza punta Bonazzi, poi manda in campo anche un altro centravanti, Ferrari, al posto di Cellini. Il Lecce è alle corde, proprio Ferrari viene anticipato ad un passo dalla linea di porta mentre sta per deviare la palla in rete su un cross dalla sinistra; è il preludio al pareggio che arriva al 73’grazie a Ruopolo che raccoglie il pallone sul filo del fuorigioco e lo scaraventa dentro per l’1-1 che riapre i giochi, perchè con un’altra rete i lombardi porterebbero la partita ai tempi supplementari, con altre due salirebbero in serie A. Il Lecce ha paura, lo stadio ammutolisce, la squadra di casa arretra, mentre l’AlbinoLeffe si catapulta all’attacco, Madonna spedisce in campo pure Colacone che diventa così il quarto attaccante di una squadra che attacca con passione e cuore, ma non va oltre qualche lancio alla disperata. La promozione sfuma, il Lecce fa festa, l’AlbinoLeffe vive un dolore che va al di là del risultato, perchè un’occasione simile, lo sanno già, difficilmente capiterà di nuovo.

All’AlbinoLeffe non è bastata una stagione da record, 78 punti, 23 reti di Cellini, 13 di Ruopolo. Organizzazione e lavoro non hanno portato quella serie A che nessuno aveva chiesto ma che, vista l’annata, sembrava davvero possibile per una minuscola realtà che dopo altri due campionati anonimi retrocederà in serie C al termine della stagione 2010-2011 vivendo un declino costante che la porterà a rischiare più volte la caduta fra i dilettanti. Dell’AlbinoLeffe che fu resta il ricordo e quell’impresa sfiorata, quel sogno interrotto sul più bello che è stato però da esempio per altre piccole società che hanno tentato l’impresa negli anni successivi: dal Sassuolo al Cittadella, forse tutti hanno attinto da quell’AlbinoLeffe che dal nulla ha provato a costruire un impero.

di Marco Milan

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